L’intervista

L’esperto: «Abbandonare l’Ucraina sarebbe una perdita per gli Usa e Trump lo sa»

Ruslan Stefanov, direttore del Center for the Study of Democracy, analizza le trattative in corso per la pace tra Ucraina e Russia

di Krassen Nikolov (Mediapool.bg, Bulgaria) e redazione Il Sole 24 Ore

Ruslan Stefanov, direttore del think tank Center for the Study of Democracy

4' di lettura

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«Abbandonare l’Ucraina sarebbe una perdita per gli Stati Uniti, una perdita particolarmente evidente al loro principale concorrente, la Cina. Non è un caso che Pechino osservi silenziosamente e sostenga la Russia». Così afferma Ruslan Stefanov, program director presso il prestigioso think tank Center for the Study of Democracy, in un’intervista sui negoziati in corsa tra gli Stati Uniti, l’Ucraina e la Russia. Stefanov è co-direttore e co-autore di The Kremlin Handbook, un progetto congiunto tra il Center for the Study of Democracy e il Center for Strategic and International Studies (CSIS), focalizzato sull’impronta economica e sull’influenza della Russia in Europa.

Trump potrebbe davvero consegnare l’Ucraina nelle mani di Putin?

Gli europei sono rimasti scioccati non solo per non essere stati invitati ai negoziati, ma soprattutto per non aver ricevuto un piano d’azione chiaro dagli Stati Uniti. Anche il Cremlino è stato sorpreso nel ritrovarsi di nuovo al centro di un dialogo diretto con Washington, come ai tempi della Guerra Fredda. Il tono diretto della nuova amministrazione Trump rende la comunicazione politicamente complessa, ma l’impazienza degli Stati Uniti nei confronti delle divisioni europee e del loro complesso d’inferiorità persiste dal crollo del Muro di Berlino.

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Il fatto che il presidente Macron abbia una linea diretta con Trump, che l’inviato speciale di Washington, il generale Keith Kellogg, noto per la sua posizione intransigente contro la Russia, sia presente a Kiev, e che nulla sia cambiato sul campo d’azione degli USA, dimostra che Washington tiene conto degli interessi dei suoi alleati europei. Gli Stati Uniti restano il principale garante della sicurezza dell’Europa e del mondo. Sono consapevoli che Cina e Russia vogliono smantellare l’ordine internazionale che hanno costruito e che qualsiasi cedimento in Ucraina avverrebbe a loro spese.

Putin cerca di ristabilire un equilibrio di potere, dimostrando che la minaccia militare e nucleare gli permette di decidere le sorti del mondo. Ma gli Stati Uniti sanno bene che il sogno di Putin sarebbe irrealizzabile senza il sostegno cinese.

Gli europei comprendono che il progetto di Putin sarebbe devastante per l’Europa, inclusa la Germania, a meno che non trovi un modo per adattarsi e cambiare. Come affermò Henry Kissinger: la Germania è grande per l’Europa, ma troppo piccola per il mondo. Lo ha ribadito con toni netti anche il vicepresidente americano Vance alla Conferenza di Monaco due settimane fa. Se la Germania fosse sola, fuori dall’UE, gli Stati Uniti e la Cina non le dedicherebbero nemmeno un quarto dell’attenzione che ricevono oggi. Per questo motivo, l’invasione russa dell’Ucraina ha obbligato persino i più scettici a unirsi a Bruxelles.

La Russia non è un avversario alla pari dell’UE, ma è abbastanza grande da mettere in difficoltà la Germania e gli altri Stati europei se divisi. Per il futuro dell’Europa, la soluzione passa attraverso una maggiore federalizzazione, il rafforzamento delle capacità di difesa e l’attuazione efficace delle misure di sicurezza economica sviluppate negli ultimi cinque anni.

Quale potrebbe essere lo scenario più probabile?

Trump vorrà porre fine alla guerra, ma un esito positivo duraturo appare improbabile senza un impegno parallelo da parte di Russia e Cina. La questione è se Pechino eserciterà pressioni su Mosca con la stessa determinazione con cui Washington agisce nei confronti dei suoi alleati a Bruxelles, Londra e Kiev.

Dal punto di vista geopolitico, non conviene agli Stati Uniti accettare un accordo svantaggioso per l’Ucraina e l’Ue. È probabile che cerchino un’intesa per ripristinare i confini ucraini il più vicino possibile a quelli precedenti al 2022. Il tema delle materie prime è secondario e più utile per la politica interna americana che per il negoziato sulla guerra.

Tuttavia, il ritorno dell’Ucraina ai confini pre-2022 è inaccettabile per la Russia. Perciò, per raggiungere una pace sostenibile, bisogna continuare a rafforzare le posizioni negoziali, in primo luogo attraverso l’inasprimento delle sanzioni. Queste hanno già avuto un impatto devastante sull’economia russa, ponendola in una condizione di dipendenza da Cina, India, Turchia e altre potenze regionali.

Gli Stati Uniti hanno ancora margine per colpire duramente l’economia russa. Il generale Kellogg ha valutato l’attuale efficacia delle sanzioni come 3 su 10, segno che esiste un ampio margine per aumentare la pressione senza danneggiare l’economia americana. Un esempio è stato il recente pacchetto di sanzioni su Gazprombank a dicembre 2024.

L’Europa potrebbe giocare la carta cinese contro Trump?

L’Ue continua a mantenere forti legami economici con la Cina, nonostante i rischi legati alla sicurezza tecnologica e alla coercizione economica, come dimostrato dal caso Lituania. Tuttavia, Bruxelles sa che è più vantaggioso trovare un accordo con Washington che con Pechino, nonostante le tensioni su dazi e tariffe. Anche gli Stati Uniti sanno che il loro miglior investimento in termini di sicurezza ed economia è nei loro alleati più vicini.

L’Ue deve comprendere che solo la sua potenza economica aggregata ha rilevanza globale. Se non riesce a rafforzare la propria federalizzazione e mantenere il mercato unico, i singoli Stati perderanno peso geopolitico.

Come andrà a finire?

Gli Stati Uniti sono più del loro presidente. Il ritorno di Trump segna una fase politica senza precedenti, con un mandato che sembra non tollerare opposizioni. Questo genera preoccupazione sia tra gli alleati che tra gli avversari. Tuttavia, la logica geopolitica suggerisce che Washington continuerà a fare pressione su Mosca, anziché concedere terreno. Trump ha riconosciuto il Cremlino come interlocutore, ma le sanzioni resteranno il principale strumento di pressione.

L’Ue, intanto, continua a inviare ogni mese 2,5 miliardi di euro al Cremlino per petrolio e gas, una situazione inaccettabile. La lentezza europea nell’affrontare la minaccia russa alimenta le critiche americane. Ma la verità è che la pace in Ucraina si conquisterà solo con la determinazione economica e politica dell’Occidente. Qualsiasi segnale di debolezza giocherà a favore della Cina e della Russia.

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato realizzato con il contributo di Krassen Nikolov (Mediapool.bg, Bulgaria)

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