Esito militare del conflitto a Hormuz

L’esercito Usa ha abbattuto 1.400 missili e droni iraniani. Ha usato un terzo delle scorte

Nei due recenti conflitti, Epic Fury e lo scontro dei 12 giorni tra Teheran e Tel Aviv, il sistema di difesa aerea americano dislocato nell’area è andato in saturazione. Contro migliaia di armi balistiche, da crociera e Uas, utilizzati circa 1.500 Patriot e oltre mille Tomahawk contro i 3.000 disponibili. Per quanto riguarda i THAAD, l’inventario statunitense stimato contava 452 intercettori prima di Epic Fury, tra 232 e 262 alla data del cessate il fuoco e tra 234 e 278 a fine luglio. La capacità ottimistica di produzione non supera i 400 all’anno. L’enorme consumo spinge a cercare nuove forme di interdizione

Un sistema Patriot statunitense installato a Taipei, Taiwan EPA

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Quasi impossibile ricostruire con esattezza il numero delle scorte missilistiche Usa. I dati sono coperti da segreto, ma cominciano ad emergere un po’ di numeri. Sia sugli abbattimenti che sul numero e la tipologia di vettori impiegati. Emerge chiaramente che la capacità produttiva è nettamente inferiore a quella di consumo. Per questo l’industria Usa cerca nuove strade. Per accelerare e per cambiare la tipologia di intercettori.

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Durante i recenti conflitti in Medio Oriente in cui è stato coinvolto, l’esercito degli Stati Uniti ha abbattuto più di 1.400 missili e droni iraniani, secondo l’ufficiale responsabile della difesa aerea e missilistica. I dati forniti dal tenente generale John Rafferty, comandante dello U.S. Army Space and Missile Defense Command, del Joint Functional Component Command for Integrated Missile Defense e della Joint Task Force-Gold, offrono un nuovo contesto sul numero di intercettazioni effettuate dall’Esercito durante questi scontri. Le sue dichiarazioni arrivano anche mentre crescono le preoccupazioni per l’enorme consumo di intercettori statunitensi, che ha aggravato la pressione sulla profondità delle scorte americane di queste armi difensive ad alta tecnologia.

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L’impegno nell’abbattimento

«Negli ultimi 14 mesi», ha dichiarato Rafferty durante un panel allo Space and Missile Defense Symposium di Huntsville, Alabama, come riportato dal sito specializzato TWZ, il 32nd Army Air and Missile Defense Command (AAMDC), con base a Fort Bliss, Texas, «è stato impegnato nel più grande scontro di difesa aerea e missilistica della storia degli Stati Uniti». «Durante la guerra dei 12 giorni [tra Iran e Israele], hanno contrastato con successo 125 missili balistici e, durante l’Operazione Epic Fury, sono state neutralizzate oltre 1.200 minacce tra missili balistici, missili da crociera e UAS». Il 32nd AAMDC, responsabile di tutta la difesa aerea e missilistica dell’Esercito statunitense nella regione, «si è adattato e ha innovato per superare minacce avanzate», ha aggiunto Rafferty. «I THAAD, i Patriot e i sistemi anti droni sono l’invidia del mondo, e questo è dovuto in non piccola parte agli sforzi delle organizzazioni rappresentate dai leader seduti in prima fila qui, ma anche ai contributi di molti dei nostri partner industriali presenti». Pur senza indicare quante intercettazioni siano state effettuate dai missili navali SM-3 e SM-6 della Marina statunitense, o dai missili aria-aria e razzi dell’Air Force, le parole di Rafferty offrono ulteriori elementi per comprendere l’entità della difesa militare americana nella regione durante i numerosi sbarramenti di missili e droni iraniani. Si trattava solo di una parte di uno sforzo regionale molto più ampio, che ha coinvolto diversi Paesi finiti sotto attacco iraniano. A maggio, l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, ha testimoniato davanti al Congresso che Epic Fury «ha validato, su scala completa e in combattimento reale, una rete combinata di difesa aerea mediorientale (MEAD) - un concetto che la regione aveva esercitato per anni ma mai pienamente reso operativo». «Per la prima volta nella storia, i difensori aerei statunitensi hanno combattuto fianco a fianco con quelli dei Paesi partner, attraverso sistemi nazionali diversi... Nel corso dell’operazione, questa architettura integrata ha intercettato oltre 6.000 droni kamikaze e più di 1.500 missili balistici diretti contro forze statunitensi, Israele e i nostri partner arabi». Cooper non ha suddiviso il numero di intercettazioni per Paese, ma i dati forniti da Rafferty suggeriscono che l’Esercito sia stato responsabile di circa il 16% del totale, scrive TWZ. Come conseguenza di questa intensa attività di difesa aerea e missilistica, gli Stati partner - escluso Israele, che utilizza sistemi propri - hanno visto le loro scorte di missili reintegrate dagli Stati Uniti, a causa dell’enorme consumo di intercettori. Per quanto riguarda la guerra dei 12 giorni, secondo l’IDF l’Iran ha lanciato contro Israele circa 550 missili balistici e circa 1.000 droni. Circa il 90% è stato intercettato da Stati Uniti e Israele, secondo quanto riportato all’epoca dal Jerusalem Post. Sebbene l’Esercito abbia contrastato 125 missili iraniani, anche la Marina statunitense ha avuto un ruolo importante nell’abbattimento di queste minacce.

Le stime delle scorte Usa

Secondo il Center for Strategic and International Studies (CSIS), gli Stati Uniti hanno consumato centinaia di intercettori THAAD e Patriot da quando un fragile cessate il fuoco è entrato in vigore l’8 aprile. Secondo il CSIS, gli Stati Uniti disponevano di circa 2.300 intercettori Patriot prima di Epic Fury, di 1.030 al momento del cessate il fuoco e tra 759 e 827 al 27 luglio. Per quanto riguarda i THAAD, l’inventario statunitense contava 452 intercettori prima di Epic Fury, tra 232 e 262 alla data del cessate il fuoco e tra 234 e 278 al 27 luglio. Il colpo più consistente ha riguardato i missili da crociera Tomahawk. Secondo le stime CSIS, riprese dal Washington Post e dal Wall Street Journal, la Marina americana ne ha lanciati più di 1.000 nei 39 giorni di conflitto pieno, circa un terzo dell’intero inventario. Il nodo è la produzione: oggi ne vengono fabbricati meno di 200 all’anno, effetto di ordinativi contenuti in passato, a fronte di un obiettivo dichiarato dal produttore Raytheon di superare i 1.000 pezzi l’anno. Ricostituire le scorte prebelliche, stima il CSIS, potrebbe richiedere tempo fino alla fine del 2030.

La produzione dei THAAD è stata per lungo tempo inferiore ai 100 l’anno. A partire dal 2025 sarebbe passata a 400. Mentre la produzione di PAC-3 MSE sarebbe stata di oltre 500 unità nel 2024, circa 600 nel 2025 almeno 650 annue stimate entro il 2027. Numeri importanti, ma che non sembrano sufficienti in caso di saturazione come è accaduto contro Teheran. Si tratta ovviamente di stime, perché il numero esatto di scorte detenute è coperto da segreto di Stato. Il tutto spiega benissimo, però, un ulteriore dato. L’Europa non sarebbe minimamente in grado di gestire situazioni simili. E anche il percorso anti droni richiede impegno e una strada lunga da percorrere. Assieme ai modelli di integrazione dei dati.

Il cambio di strategia

«Non posso che ribadire l’enfasi sull’entità delle scorte... e sulla necessità di una gamma più ampia di intercettori, anche più economici», ha spiegato Rafferty. «Non potrebbe essere detto più chiaramente dai livelli più alti del nostro governo. Ma voglio anche sottolineare che gli intercettori da soli non bastano. Serve una strategia più completa di contrasto, che punti sugli intercettori ma anche, in misura uguale, su effetti non cinetici, cioè guerra elettronica ed energia diretta».

Per il momento, la situazione tra Stati Uniti e Iran sembra essersi calmata. Trump, però, non è riuscito a costringere l’Iran a rinunciare alle sue ambizioni nucleari, a riaprire lo Stretto di Hormuz, a ridurre le proprie scorte di missili balistici o a smettere di sostenere gruppi alleati come gli Houthi e Hezbollah. Nel frattempo, l’uso intensivo di queste armi costose, difficili da produrre e con tempi lunghi di approvvigionamento solleva ulteriori interrogativi su come gli Stati Uniti possano difendersi da un’altra grande minaccia, soprattutto nel caso scoppiasse una guerra con la Cina. Rafferty – commenta TWZ - non ha citato direttamente preoccupazioni sulla sufficienza delle munizioni di difesa aerea o della capacità complessiva in uno scenario di conflitto con la Cina, né gli è stata posta una domanda in merito nella successiva sessione di domande e risposte. Tuttavia, ha lasciato intendere che i difensori aerei dell’esercito statunitense siano stati sottoposti a una pressione significativa nel confronto con l’Iran.

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