L’esame 2026 per gli avvocati senza più facilitazioni
Il decreto Milleproroghe ha escluso la conservazione dell’attuale sistema di selezione dei candidati introdotto e poi rivisto nel periodo Covid
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Precipita nell’incertezza lo svolgimento del prossimo esame per diventare avvocati. Perché il decreto Milleproroghe non ha stabilito questa volta, a differenza degli altri anni, la conservazione delle modalità introdotte nella fase Covid, uno scritto e tre orali. Ora a rivivere potrebbe essere il sistema previsto dall’ordinamento forense con la legge 247 del 2012, con la previsione di tre prove scritte e una orale. A meno che la bussola non possa diventare, come forse sarebbe più logico, quanto già ora stabilito nel disegno di legge delega in discussione in Parlamento con un’articolazione in due prove scritte e una orale.
Diminuiscono i candidati
Insomma una confusione che non aiuta una professione che ha visto negli ultimi anni una drastica contrazione dei candidati: tra il 2019 e il 2023 i partecipanti agli esami di Stato si sono più che dimezzati, passando da oltre 22mila a meno di 10mila. Il picco negativo, finora, è stato raggiunto nella sessione 2023, a cui hanno preso parte 9.703 aspiranti avvocati, ma nel 2024 il trend ha segnato una piccola inversione di tendenza, con 10.316 aspiranti legali. Nell’ultima sessione, tuttora in corso con la correzione delle prove scritte, le prime rilevazioni segnalano un’ulteriore progressione con 11.164 candidati.
I modelli degli ultimi anni
Fino al 2019 l’esame ha seguito il modello tradizionale, con tre prove scritte (un atto e due pareri) e una orale. Per la sessione 2020, per rispettare i limiti imposti dalla pandemia, sono state introdotte due prove orali; sistema poi confermato nel 2021 e nel 2022. Per la sessione 2023 il ministero della Giustizia ha virato su un modello nuovo: una prova scritta (un atto) e una orale in tre fasi (esame e discussione di una questione pratico-applicativa; discussione su tre materie; esame su ordinamento forense e diritti e doveri dell’avvocato).
La posizione di Aiga e del Ministero
Aiga nei giorni scorsi aveva avanzato con forza la necessità di una proroga di quest’ultimo sistema, contestando il diniego come «una scelta miope, che ignora le legittime aspettative di migliaia di praticanti avvocati e professionisti», aggravando un quadro già segnato da interventi normativi ripetuti. Per l’Associazione dei giovani avvocati, la decisione di non prorogare le regole adottate negli ultimi anni comporta «l’ennesimo stravolgimento del percorso di accesso alla professione», alimentando l’incertezza sulle modalità della prossima prova.
Al ministero della Giustizia intanto si sottolinea che sarebbe sbagliato continuare ad ancorarsi a un meccanismo di selezione varato in condizioni del tutto particolari, quando invece oggi l’emergenza è cessata; poi però si invita l’avvocatura a formulare un proposta concreta e unitaria, dichiarando la massima disponibilità a tradurne i contenuti anche in un decreto legge per garantire lo svolgimento della prossima sessione.









