L’eredità di Ketty La Rocca promossa all’estero dal figlio
Ritratto di una madre nell’intervista a Michelangelo Vasta che gestisce l’archivio. La sua opera nota in Germania ha un forte mercato in galleria
di Carlo Andrea Borloni e Costanza Sciuto*
3' di lettura
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Non c'è una galleria italiana che rappresenti Gaetana “Ketty” La Rocca, scomparsa prematuramente nel 1976. Per valorizzare il suo lascito il figlio Michelangelo Vasta, professore di Storia Economica presso l'Università di Siena, ha scelto di collaborare con gallerie internazionali.
Perché?
Più persone si sono esposte per rilevare l'archivio con il fine di portare le opere di mia madre all'estero, ma al momento ho rifiutato queste offerte. Le gallerie internazionali che si occupano delle opere di mia madre sono Amanda Wilkinson Gallery di Londra e Kadel Willborn di Düsseldorf. Non ci sono gallerie italiane che se ne occupano per una mia scelta personale, frutto della mia volontà, per far conoscere mia madre all'estero e inserirla nel mercato internazionale.
Lei è conosciuta, soprattutto, in Germania, poiché quando era ancora in vita aveva già un buon numero di contatti. Io mi occupo personalmente del rapporto con le gallerie, che a loro volta sono in contatto con i vari collezionisti.
Il lascito dell'artista è rimasto intatto?
Gran parte del lascito si trova nell'archivio di mia proprietà. Al momento alcuni lavori sono in circolo, alcuni sono sul mercato, altri vengono usati per la realizzazione di mostre personali, mostre nazionali e internazionali.
Come e quando è nata l'idea di creare l'Archivio Ketty La Rocca?
È un processo che si è delineato nel corso degli anni. Ricevo richieste di collezionisti, studenti che desiderano realizzare la tesi su di lei, quindi ho deciso di istituire l'archivio. È aperto al pubblico solo su prenotazione, c'è una buona affluenza per visionare le opere. Un ringraziamento speciale va a mia moglie che mi aiuta nella gestione dell'archivio.
Avete in progetto di creare una fondazione a nome dell'artista?
È un pensiero che mi sono già posto, ma logicamente un progetto di questa portata non è una cosa immediata.
Chi firma l'autentica delle opere?
Me ne occupo personalmente, quando viene richiesta, ma capita raramente che mi pongano un quesito del genere. L'archivio certifica l'originalità dell'opera, se i collezionisti trovano opere per strada sono io a decidere se queste siano originali o meno. Non è mai stato necessario effettuare una perizia calligrafica, conosco bene il lavoro di mia madre, meglio di chiunque altro.





