L'operazione consente di recuperare e rimettere in circolo circa 43,7 milioni di euro derivanti da economie regionali maturate nell'attuazione di alcuni interventi e ulteriori 5,3 milioni di euro ottenuti dall'Emilia-Romagna attraverso l'incremento del Top up nazionale destinato allo sviluppo rurale. Tra gli interventi che vedono aumentare la propria dotazione finanziaria, gli investimenti produttivi per la competitività delle aziende agricole, che passano da 48,6 a oltre 63,2 milioni di euro, gli investimenti per il benessere animale, che salgono da 25,8 a quasi 35 milioni di euro, gli interventi per la prevenzione dei danni da fauna, la promozione dei regimi di qualità, i Gruppi operativi del Partenariato europeo per l'innovazione(Pei Agri), i servizi di consulenza alle imprese e diverse misure agroambientali.
Sostenere l’agricoltura in montagna
La giunta dell’Emilia-Romagna ha poi un occhio di riguardo per le aziende agricole che operano nelle zone più svantaggiate, dalle montagne dell’Appennino alle aree caratterizzate da vincoli naturali. Per questo ha previsto quasi 50 milioni di euro per il loro sostegno, grazie ai bandi 2026 per le indennità compensative previste dalla Politica agricola comune (Pac) 2023-2027. Nel dettaglio, il provvedimento attiva anche per quest’anno i due interventi principali: il sostegno alle aree montane, con 31,5 milioni di euro, e quello destinato agli altri ambiti territoriali con svantaggi naturali significativi, con 17,5 milioni di euro. Queste risorse si inseriscono in una dotazione complessiva di oltre 144 milioni di euro per l’intero periodo di programmazione 2023-2027 e mirano a compensare il differenziale di redditività rispetto alle aree non soggette a vincoli e a garantire il mantenimento dell’attività agricola e zootecnica nei territori più fragili. Solo in questo modo è possibile contrastare l’abbandono delle aree interne e montane e rafforzando il presidio territoriale.
D’altra parte, chi coltiva un campo in montagna contribuisce alla cura e manutenzione dei versanti, al presidio del territorio, alla regimazione delle acque, a contrastare l'abbandono delle aree interne e alla riduzione del rischio di dissesto idrogeologico. Questi sono anche i punti che ha voluto sottolineare l'assessore regionale all'Agricoltura dell'Emilia-Romagna, Alessio Mammi, con gli emendamenti presentati nell'ambito del parere sulla futura Pac 2028-2034, che a Bruxelles hanno ricevuto il via libera al Comitato europeo delle Regioni. Le proposte approvate riconoscono così tra le priorità della Politica agricola europea i servizi ecosistemici assicurati dalle attività agricole e forestali nei territori montani e nelle aree soggette a vincoli naturali, ma anche la prevenzione dei rischi naturali e alla gestione delle acque, insieme a specifici strumenti di sostegno a favore degli agricoltori che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono alla prevenzione del dissesto idrogeologico, alla tutela dell'ambiente e alla cura del territorio
Un’area strategica per l’economia e l’identità
Le imprese agricole che operano in territori come l’Appennino infatti non producono solo cibo. Bensì contribuiscono al mantenimento dell'attività economica e sociale nelle zone rurali e sono cruciali per preservare l'equilibrio territoriale a livello regionale. Tengono insieme le comunità anche in luoghi dove è più difficile fare impresa e investire, e che sono a rischio spopolamento. Questa ricchezza, spiega la Regione in una nota, significa imprese, posti di lavoro, presidio sociale nelle nostre comunità e una fortissima identità culturale. Basti pensare a tutto ciò che gira intorno al Parmigiano Reggiano, ma anche ad altre filiere come la sfossatura dei formaggi nell’Appennino cesenate, il prosciutto di Parma nella collina e montagna parmense, i salumi piacentini, il vino prodotto nei vigneti eroici coltivati dai vignaioli in territori come Modigliana (Forli- Cesena), duramente colpito dalle alluvioni.
«L’Appennino è una risorsa strategica per l'Emilia-Romagna - ha spiegato infatti l’Assessore - La pianura sta bene se sta bene la montagna, perché sicurezza del territorio, gestione dell'acqua, qualità dell'ambiente e sviluppo economico sono strettamente collegati. L'Emilia-Romagna ha già orientato verso questi territori una parte significativa delle risorse dello Sviluppo rurale 2023-2027, che dispone complessivamente di oltre un miliardo di euro- ha proseguito l'assessore - Le aree montane e interne ricevono il 36% dei contributi concessi, con indennità compensative rafforzate, premi più elevati per il primo insediamento dei giovani agricoltori e misure dedicate al mantenimento delle attività agricole e zootecniche nei territori più fragili».