Abitazioni

L’Emilia-Romagna lancia un Piano da 300 milioni per il diritto alla casa

L’obiettivo è azzerare gli alloggi pubblici attualmente sfitti tramite la riqualificazione del patrimonio di Edilizia residenziale pubblica e di Edilizia residenziale sociale

di Giorgia Colucci

Old streets in Santarcangelo di Romagna town on sunny summer day, Emilia-Romagna, Italy

3' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La Regione Emilia-Romagna scende in campo per il diritto alla casa e lancia un Piano per la riqualificazione del patrimonio di Edilizia residenziale pubblica (Erp) e di Edilizia residenziale sociale (Ers) da 300 milioni di euro. L’obiettivo è azzerare gli alloggi pubblici attualmente sfitti perché bisognosi di interventi di ristrutturazione, che potranno essere rapidamente riassegnati a lavoratrici e lavoratori a reddito medio e medio-basso. Dei fondi stanziati, 200 milioni di euro proverranno da un mutuo a tasso agevolato con la Banca europea degli investimenti e 100 milioni da finanza regionale.

Un provvedimento innovativo

La misura sarà articolata su due linee di intervento. La prima riguarda i circa 3500 alloggi che, secondo una prima stima tratta dall’Osservatorio regionale del sistema abitativo, attualmente non assegnati perché bisognosi di interventi di ristrutturazione. Queste abitazioni richiederebbero in media lavori per un valore di 30mila euro eseguibili in tempi rapidi. La seconda linea d’intervento riguarda invece i lavori di efficientamento energetico nei fabbricati Erp, con l’obiettivo di ridurre il più possibile le condizioni di povertà energetica. Spesso infatti oltre agli affitti – che, secondo quanto dichiarato dall’assessore alle Politiche abitative, Giovanni Paglia, in conferenza stampa si aggirano attorno ai 200-300 euro – sono antichi e hanno una classificazione energetica molto bassa, con costi per le utenze molto alti.

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Il finanziamento erogato dalla Bei sarà restituito attraverso un piano di ammortamento trentennale interamente sostenuto dagli introiti dei canoni. Saranno i Comuni a contribuire pro – quota alle rate che dovrà versare la Regione. In più, una parte del ricavato confluirà in un Fondo di garanzia per coprire eventuali morosità. È previsto anche un extraprofitto che la Regione provvederà a reimmettere nel circuito dell’edilizia residenziale pubblica parte dei canoni per rafforzare la manutenzione degli alloggi Erp. Le abitazioni recuperate entreranno temporaneamente a far parte del patrimonio di Edilizia residenziale sociale (Ers) e verranno assegnati a cittadini e alle famiglie con redditi medi e medio-bassi che pagheranno un canone calmierato.

Le tappe

L’orizzonte temporale previsto per la realizzazione dei lavori delle due linee di programma è di cinque anni, ma l’obiettivo è di avviare e concludere gli interventi di ristrutturazione degli alloggi in due anni. Per questo l’Emilia-Romagna si impegnerà a muovere subito i primi passi per il provvedimento. Entro l’estate la Regione pubblicherà una manifestazione di interesse per raccogliere le candidature dei Comuni che hanno alloggi Erp liberi, non assegnabili per motivi manutentivi, e fabbricati da efficientare dal punto di vista energetico, sulla base di criteri – concordati tra la stessa Regione e le Amministrazioni locali- che vanno dai fabbisogni dei territori, alle condizioni edilizie degli alloggi, alla possibilità di essere facilmente immessi nel mercato.

Contemporaneamente la Regione definirà le procedure, tra cui quelle relative alle convenzioni che dovranno essere stipulate con i Comuni, e provvederà a modificare la legge regionale 24/2001 che disciplina l’intervento pubblico nel settore abitativo, con passaggio dunque in Assemblea legislativa. Entro l’inizio del 2026 uscirà il bando rivolto ai Comuni per raccogliere le candidature di alloggi e fabbricati che potranno beneficare degli interventi di ristrutturazione ed efficientamento energetico e i bandi rivolti ai nuclei interessati alla locazione calmierata.

Salvaguardare un modello di welfare

Il provvedimento è «innovativo il primo di questo tipo assunto da una Regione, che prevede un percorso di condivisione larga coi territori e le parti sociali riunite nel Patto per il Lavoro e per il Clima. È una prima, concreta risposta a un’emergenza abitativa in forte crescita, in particolare per quanto riguarda gli appartamenti in affitto, sempre più inaccessibili a famiglie, lavoratori e studenti», affermano presidente, Michele de Pascale, e dall’assessore alle Politiche abitative, Giovanni Paglia. Il piano «da un lato permetterà di aumentare la disponibilità di alloggi in affitto a canone calmierato a beneficio dei tanti che sono ormai esclusi dal mercato privato, e dall’altro di valorizzare il patrimonio abitativo pubblico – proseguono - con la regia della Regione, ma in stretto raccordo con le Amministrazioni locali e gli Enti gestori».

«L’Emilia-Romagna è molto attrattiva per motivi di studio, lavoro e sempre più anche sul piano turistico. Una dinamica di per sé positiva, ma che va governata. Non possiamo lasciare tutto al mercato, vogliamo e dobbiamo lavorare per salvaguardare un modello di welfare e di coesione sociale che da sempre rappresenta il valore aggiunto di questa regione – dicono ancora De Pascale e Paglia - A questo primo provvedimento, che agisce dando il buon esempio sul patrimonio pubblico ne seguiranno altri di natura urbanistica e in sinergia con il sistema produttivo regionale. Resta il tema, ineludibile, di un Piano casa nazionale sostenuto da adeguate risorse - concludono - Un provvedimento che manca da troppo tempo e senza il quale ogni misura adottata a livello locale rischia di essere non esaustiva».

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