Auto e mobilità aziendale

L’elettrico avanza nelle flotte aziendali

L’attenzione verso alimentazioni alternative è forte: quattro aziende su cinque avranno nel proprio parco almeno un auto a basse emissioni

di Alberto De Pasquale

Autovetture in attesa di essere consegnate alla rete dei concessionari (Adobe Stock)

3' di lettura

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Mentre la domanda di auto elettriche rimane debole per il mercato nel suo complesso, in ambito flotte il discorso cambia. Nel 2025 l’attenzione delle aziende italiane nei confronti delle alimentazioni alternative resta forte: per una questione di riduzione dei costi di carburante, ma principalmente per rispettare i propri obiettivi di sostenibilità. Nei prossimi tre anni, quattro flotte aziendali italiane su cinque avranno nel proprio parco auto almeno una vettura a basse emissioni.

Il passaggio alle nuove motorizzazioni riguarderà soprattutto le auto, mentre per le flotte di veicoli commerciali leggeri si annuncia più lento, anche a causa dei limiti legati all’accesso ai punti di ricarica pubblici. A tenere traccia dei cambiamenti in fatto di motorizzazioni delle flotte italiane, ma non solo, è l’ultimo Barometro dell’Arval Mobility Observatory, che individua nei temi Esg e nelle incertezze legate alla transizione energetica le principali sfide da affrontare. Da parte delle aziende c’è consapevolezza dell’importanza di adottare soluzioni a basso impatto ambientale, ma allo stesso tempo i costi stimati per l’implementazione di alimentazioni alternative, uniti a un contesto normativo in evoluzione, ne rallentano la piena adozione. Il quadro che emerge, come è facile ipotizzare, è frastagliato.

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Secondo lo studio, nei prossimi tre anni il 79% delle aziende italiane avrà in flotta almeno una vettura elettrica o ibrida. Si assiste a un affievolirsi delle preferenze per le ibride, mentre crescono i favori per le Plug-In, considerate una soluzione sempre più appetibile per la transizione. Ma anche le elettriche pure faranno la loro parte: sempre stando alle stime dell’osservatorio Arval, entro tre anni un’auto su quattro nelle flotte italiane sarà 100% elettrica. Quella descritta finora è la tendenza prevista per le passenger car, mentre per i veicoli commerciali leggeri i numeri sono diversi. In questo caso, il mercato deve ancora decollare e da qui a tre anni le previsioni parlano di un LCV full electric ogni cinque in flotta.

Le tematiche Csr e Esg sono le ragioni principali per l’adozione di tecnologie energetiche alternative: il 34% delle aziende italiane dichiara che la necessità di rispettare la propria politica di Csr è la motivazione principale per la transizione energetica dei mezzi in flotta, l’impatto ambientale si posiziona al secondo posto (29%), seguito dalla possibilità di guidare in una zona a basse emissioni (26%) e dalla riduzione delle spese di carburante (26%).

Negli ultimi quattro anni, a livello europeo, il Total Cost of Ownership (Tco) dei veicoli aziendali è cresciuto del 28%, mettendo in forte difficoltà le aziende. Anche il costo dell’energia, in calo nel 2024, è tornato a salire nei primi mesi di quest’anno. Diventa quindi ancor più importante la consapevolezza sui valori residui, soprattutto quando si tratta di un veicolo elettrico. Secondo un’analisi di Arval condotta su un campione europeo di oltre 8 mila veicoli, oggi lo stato di funzionamento della batteria è, rispetto all’uscita dalla fabbrica, mediamente del 93% dopo 70 mila chilometri, del 90% dopo 200 mila e circa dell’85% dopo sette anni. Dati che possono essere considerati rassicuranti e che strizzano l’occhio all’allungamento della durata dei contratti a lungo termine, anche fino a cinque o sei anni, consentendo di ridurre il Tco senza temere effetti collaterali sulle prestazioni del veicolo.

Un altro punto chiave della transizione delle flotte alle nuove motorizzazioni è rappresentato dall’infrastruttura di ricarica. Per quella pubblica, il problema non riguarda tanto la disponibilità, dato che l’Italia ha una presenza di colonnine in rapporto ai veicoli elettrici circolanti superiore a quella dei principali mercati europei, quanto i costi e i tempi di attesa. Per la ricarica in sede, invece, fare progetti in tal senso sta diventando sempre più frequente e l’86% delle aziende ha già o avrà presto una cosiddetta “charging strategy” su misura della propria flotta. Il 60% delle aziende ha già a disposizione, o pensa di averli nei prossimi dodici mesi, punti ricarica installati nelle proprie sedi aziendali.

Per agevolare il passaggio e la praticità d’uso, spesso si prediligono formule poco invasive per gli utilizzatori: il 41% delle aziende prevede di non addebitare costi di ricarica effettuata nella sede aziendale a tutti (o almeno a una parte) dei dipendenti e metà delle aziende consente un rimborso anche delle spese energetiche effettuate nei punti di ricarica pubblici.

«I risultati del Barometro 2025 evidenziano l’impegno delle imprese nel combinare innovazione ed efficienza operativa», spiega Massimiliano Abriola, Head of Consulting & Arval Mobility Observatory di Arval Italia. «La tensione verso la sostenibilità - continua Abriola - si affianca alla ricerca dell’ottimizzazione dei costi qualificando elettrificazione, sharing e dati come gli abilitatori tecnologici della mobilità che soddisfa vincoli di Tco e obiettivi Esg».

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