L’eleganza versatile di Mattioli
Le creazioni del marchio torinese, guidato da Licia Mattioli, sono pensate per donne che amano colore e dinamicità, con uno sguardo attento alla sostenibilità, grazie alle certificazioni. Ma anche all’arte, che ispira i pezzi più preziosi
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È una storia antica, quella del brand di gioielli Mattioli. Inizia a Torino agli albori dell’industrializzazione, negli ultimi anni del XIX secolo, quando l’Antica Ditta Marchisio ottiene il mitico punzone “1TO” (1 Torino), che di lì a poco si sarebbe affermato in tutta la penisola nel settore della creazione di catene e collane preziose, caratterizzate da pregevoli intarsi realizzati da artigiani che sapevano dare il tu all’oro, lavorandolo in tutte le sue fasi, dalla fusione del lingotto al modello finito. I Mattioli, nella figura di Luciano che sino al 1995 ricopriva incarichi dirigenziali di alta responsabilità in Pirelli, decidono di acquisire questo marchio, al quale danno un lustro più tardi il proprio nome. Da allora l’ascesa nel panorama della gioielleria è stata continua e inarrestabile, grazie anche al bagaglio di conoscenza, manualità e tecnologia di cui appunto i Mattioli sono divenuti i prosecutori. In particolare, è l’entusiasta e preparata Licia Mattioli a imprimere un cambio di passo, che ha permesso in poco tempo al brand di farsi apprezzare in più di trenta nazioni. Solo una donna così entusiasta e caparbia, del resto, avrebbe potuto e saputo interpretare tanto bene i desideri, le aspettative e le abitudini delle donne desiderose di indossare un gioiello Mattioli. L’imprenditrice pensa a collezioni che le soddisfino e le facciano sentire eleganti e al tempo stesso dinamiche: così devono essere i gioielli, possibilmente frutto di creazioni che avvengono all’insegna del colore, emblema di personalità variegate e luminose, interpreti di sogni femminili concreti, in grado di incassare quella positività e solarità interiore che magari ci si porta a casa da un viaggio, dalla visita a un museo o galleria d’arte. Non a caso le parole scelte per descrivere le collezioni Mattioli sono «gioia, colore e intercambiabilità», che «grazie a un dialogo continuo sostengono il nostro obiettivo di raggiungere uno straordinario successo come simbolo di eleganza e di eccellenza italiana». L’identikit della cliente Mattioli corrisponde a quello di una donna indipendente, di età compresa fra i 30 e i 50 anni, colta e determinata, sensibile, e soprattutto consapevole di possedere un proprio gusto.
Per intercettarla, il brand piemontese segue criteri molto rigidi: ogni gioiello Mattioli viene realizzato al 100% a mano e necessariamente in Italia, nel segno delle tradizioni più antiche dell’artigianato orafo, unito alle tecnologie di ultima generazione. Viene, dunque, fatto ricorso a macchine di prototipazione rapida e a controllo numerico, a strumenti per incisioni a laser e ottici per l’incassatura affidati a più di seicento dipendenti nella sede di Torino e in quelle sparse all’interno distretto orafo di Valenza, oltre che a Marcianise, in provincia di Caserta. È in queste fucine antiche e al tempo stesso dal mood contemporaneo che prendono forma modelli divenuti già iconici, intercambiabili e colorati, dalle catene in oro ai gioielli con pavé di diamanti, sempre giocosi.
Pezzi forti della collezione Mattioli sono anche i modelli facenti parte della Limited Edition, assimilabili a opere di arte, forme di più alto estro artigianale. Un esempio di grande successo in tal senso è la collezione Puzzle, che dal 2000 a oggi non ha mai smesso di irradiare il proprio fascino, frutto anche dalla sua versatilità, consistente in un una moltitudine di opzioni personalizzabili. Sempre al 2000 risale l’inaugurazione del flagship store al civico 105 di via del Babuino a Roma, dove si possono acquistare e anche ammirare tutte le creazioni in oro 18k.
L’ispirazione spesso e volentieri arriva dall’arte, in particolare la collezione Puzzle Diamonds ha volutamente preso forma, almeno a livello ideale e poi successivamente anche nelle sue forme scomposte, dalle opere cinetiche di Alexander Calder. Così i gioielli, leggeri ed eterei, presentano un design giocoso: ogni orecchino dagli angoli smussati e le geometrie imperfette trova un’inaspettata armonia al contatto col diamante, ovvero la sua pietra centrale capace di attrarre la luce e il desiderio femminile. Garantiti dall’adesione al protocollo di tracciabilità del Kimberley Process, i diamanti usati da Mattioli provengono da Paesi che non finanziano alcun conflitto bellico, mentre la conferma che viene seguito un modello di business responsabile è testimoniata anche dall’essere Mattioli membro certificato del Responsible Jewellery Council e dal possesso della certificazione Chain of Custody (CoC) per l’intera filiera dell’oro, ottenuta nel 2017 e rinnovata negli anni seguenti proprio per riaffermare l’adozione di procedure di estrazione e lavorazione responsabili e l’impegno a garantire la tracciabilità dell’oro. Senza sostenibilità, del resto, soprattutto oggi non ci sarebbe bellezza.


