Milano moda donna/5

L’eleganza elettrica di Ferragamo, Ferrari amplia il racconto dell’eccellenza italiana

Alta e solida artigianalità per Ermanno Scervino, la Ny degli anni Novanta resa contemporanea da Luisa Spagnoli, la gioia infiocchettata di Msgm

di Angelo Flaccavento

Ferragamo AI 26-27

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Può apparire un controsenso, ma nella moda, ultimamente, il corpo è sovente trattato come mera astrazione, invece che come entità fisica, fatta di presenza e movimento. Per questo i designer che partono dal corpo sorprendono. È il caso di Rocco Iannone, che da Ferrari, giunto alla decima sfilata, compie il suo gesto stilistico più deciso e lontano da tentazioni automobilistiche o costruzioni robotiche per abbracciare drappeggio e una strutturata morbidezza sviluppati in dialogo e in armonia con il corpo.

In questa prospettiva l’abito esiste in una condizione di bilico, tra seconda pelle e protezione e il desiderio di operare nell’alta gamma è evidente. Ad autorizzarlo è il fatto che Ferrari sia un’eccellenza italiana e questa forma mentis può essere applicata in qualsiasi ambito il marchio si trovi ad agire. Il risultato è all’altezza, la moda c’è, ma il pericolo di una eccessiva intellettualizzazione incombe, e porterebbe fuori dal perimetro Ferrari.

Loading...

Da Ermanno Scervino non si lavora ad altro concetto che non sia il sempiterno assunto di fare bene abiti belli che donano e che valgono perché frutto di grande sapienza manuale. Può suonare old school, certamente lo è, ricordando però che sovente i classici sono quanto di più progressivo. La bellezza femminile è celebrata nel modo più condiviso, in un equilibrio perfetto di tailoring maschile scolpito sul busto da pince attente che creano curvature impalpabili, e sottovesti sensuali, alcune di pelle laserata identica a delicatissimo pizzo. La collezione è riassunta da una inaudita ma affascinante congiunzione: cappotto di loden e lingerie.

Da Ferragamo, il corpo è appena sfiorato da abiti dritti e svelti che disegnano una figura grafica, scattante e moderna. La prova è una delle migliori del direttore creativo Maximilian Davis, che torna su un topos che lo appassiona già da qualche stagione: gli anni 20. Lo fa in modo non letterale e molto efficace, innestando nel racconto stilistico segni e dettagli desunti dalle uniformi dei marinai, per declinazione formale e carica simbolica. Davis gioca con ordine e disordine: i capi hanno bottoni che consentono aperture e riconfigurazioni; i colli delle camicie sono staccati e posseduti da forze che li portano di qua e di là. Su tutto, un senso di eleganza elettrica, cadenzata, fuori registro.

Luca Lin, da Act N.1, lavora su basi classiche, che fluidifica, torce decostruisce in un guardaroba unisex dai colori fangosi che appare vivo, vissuto, ma senza affettazioni di verità come troppo spesso nella moda. La sua è una voce nuova, fresca, da seguire.

Nicoletta Spagnoli, da Luisa Spagnoli, pensa a New York sul finire degli anni 80: corpi torniti dalla palestra, leggings, minigonne e gonne a ruota, e la maglia come sinonimo di comfort. La nostalgia di un momento in cui la cura nel vestirsi era massima è alta, ma la prova non sa di replica, perché volumi e pesi sono di oggi.

La gioia irriverente e infiocchettata di MSGM, invece, ha qualcosa di artificiale e fabbricato, come una caramella troppo dolce. L’idea di vestire una immaginaria art crowd ispirandosi ai balzani frequentatori delle fiere d’arte non funziona. Il corpo svelato, scosciato, soggetto e oggetto di desiderio a Milano è sempre in auge. Le interprerazioni di stagione vanno dal nero barocco e angoloso in minicrinolina di Cavalli alle rose in salsa veneziana di Blumarine - si legga alla voce: romanticismo predace - ai cliché sexy generici come meme di GCDS.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti