La catena del valore

L’effetto Hormuz sui fertilizzanti arriva fino in Sahel

Il 30% dei trasporti di urea e fosfati passa dallo Stretto. I prezzi in crescita anche del 35% riducono la capacità fiscale dei Paesi del Nord Africa di assorbire i costi. Ciò assieme alle tensioni politiche locali e alla presenza russa impatta su flussi migratori. L’importanza del Piano Mattei in termini di food security

Una statua iraniana sullo Stretto di Hormuz, visibile da una spiaggia di Bandar Abbas REUTERS

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La stabilità del Mediterraneo non si decide più solo con i pattugliamenti navali, ma con la chimica molecolare degli input agricoli. Un blocco nello Stretto di Hormuz innesca un effetto domino sulle catene di approvvigionamento dei fertilizzanti. Per l’Italia, la sicurezza alimentare ha definitivamente superato la dimensione degli aiuti allo sviluppo, erigendosi a imperativo primario di sicurezza nazionale. Senza una deterrenza economica a monte, ancorata alla resilienza agricola, il costo del contenimento reattivo delle frontiere diverrà fiscalmente e politicamente gravoso. L’integrazione tra diplomazia energetica, investimenti agroindustriali e gestione dei flussi migratori non è più dunque un’opzione.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il collo di bottiglia

La vulnerabilità geopolitica del Mediterraneo è indissolubilmente legata a uno stretto corridoio marittimo. Secondo i dati incrociati di UNCTAD e FAO, fino al 30% del commercio globale di fertilizzanti via mare, in particolare urea e fosfati diammonici, transita attraverso Hormuz. Quando la sicurezza marittima nel Golfo Persico degrada, l’impennata dei premi assicurativi e dei costi dei carburanti eleva istantaneamente il prezzo di sbarco degli input agricoli nei porti dell’Africa occidentale. Questa anelasticità della domanda costringe i piccoli agricoltori del Sahel a ridurre drasticamente i tassi di applicazione dei fertilizzanti. Per contestualizzare il divario strutturale: mentre la media globale di applicazione è di 135 kg per ettaro, l’Africa subsahariana si ferma a 22 kg per ettaro. Un’ulteriore contrazione di questi volumi fa precipitare i rendimenti delle colture, come miglio, sorgo e mais, del 30-40%. L’effetto contagio trasforma una crisi navale localizzata in un’emergenza alimentare sistemica, privando le economie in via di sviluppo dello spazio necessario per assorbire tali choc. I dati della Banca Mondiale indicano che le recenti interruzioni dell’offerta hanno spinto i prezzi globali dell’urea a raddoppiare, con fosfati in aumento del 35%. Questo choc macroeconomico si traduce direttamente in displacements umani. Nel 2023, il Ministero dell’Interno ha registrato esattamente 119.369 sbarchi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo Centrale. Non sono movimenti demografici casuali: sono anche l’effetto a valle del collasso agronomico rurale.

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Il Piano Mattei

Di fronte a questa matrice di rischi sistemici, il governo italiano ha varato il Piano Mattei. Presentato ufficialmente durante la Conferenza Italia-Africa a Roma il 28 e 29 gennaio 2024, il piano segna il passaggio dalla gestione reattiva delle crisi all’integrazione strutturale proattiva. L’iniziativa mobilita un pacchetto finanziario da 5,5 miliardi di euro. L’obiettivo strategico è disaccoppiare la sicurezza alimentare nordafricana e subsahariana dalle rotte marittime volatili, trasformando lo sviluppo economico in uno strumento di contro-insurrezione e deterrenza migratoria. Questo dispiegamento sincronizzato di capitale economico e intelligence finanziaria garantisce che la deterrenza migratoria non sia una mera operazione coercitiva di confine, ma una strategia olistica di capacity building regionale che ancora i partner a un’architettura economica trasparente e sostenibile.

Le tensioni locali

L’alternativa a questo impegno proattivo è un collasso a cascata degli Stati. La Federazione Russa, operando tramite le strutture paramilitari riorganizzate dell’Africa Corps (ex Gruppo Wagner), ha eseguito una strategia asimmetrica nel Sahel, fornendo sicurezza ai regimi in cambio dell’accesso strategico e della destabilizzazione delle architetture energetiche e migratorie europee. Parallelamente, le reti di trafficanti utilizzano criptovalute e comunicazioni crittografate, generando miliardi di ricavi illeciti. I modelli previsionali indicano che, senza interventi strutturali, il reclutamento da parte di gruppi armati nel Sahel rischia di raddoppiare in un solo lustro. La convergenza tra vulnerabilità dei choke point marittimi, fragilità agronomica ed economie ombra impone un riallineamento strategico radicale. L’Italia possiede l’expertise istituzionale, il posizionamento geografico e la capacità industriale per guidare questa trasformazione. Trattando la sicurezza alimentare e le catene di approvvigionamento dei fertilizzanti con la stessa urgenza strategica riservata ai minerali critici e ai semiconduttori, Roma può forgiare un’architettura mediterranea.

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