L’edilizia con +17,6% spinge il Pil al 6,7% Nel 2022 altro +6,6%
di G.Sa.
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Gli investimenti in edilizia cresceranno del 17,6% nel 2021 in valori costanti e del 6,6% nel 2022, contro una caduta del 2020 limitata al 5,3%. La spinta principale arriva quest’anno dai lavori di rinnovo nel comparto residenziale (+25,2%), incentivati dal Superbonus e dagli altri bonus fiscali, e dalle nuove opere pubbliche (+15,4%), che confermano l’inversione di rotta avvenuta ben prima dell’avvio della spesa del Pnrr.
Sono le previsioni congiunturali sul settore delle costruzioni che il Cresme presenterà giovedì 11 a Verona insieme al proprio Rapporto congiunturale e previsionale «Il mercato delle costruzioni 2022». Il settore è - per il Cresme - ben oltre i livelli con cui ha chiuso il 2019 e la Pandemia ha fermato solo per un breve periodo uno slancio che già nel 2019 si era manifestato con un +4,3%.
Tutto bene, dunque? Non proprio. La consueta fotografia annuale dell’istituto di ricerca guarderà anche più avanti della stretta congiuntura, cercando di capire cosa succederà dal 2023 in avanti e, più in generale, che tipo di impatto di medio-lungo periodo c’è da aspettarsi dal Pnrr sul comparto delle costruzioni. In altri termini, se il settore sarà in grado di sostenere questa domanda, con un fattore manodopera già critico, e se saprà avvantaggiarsi di una spinta tanto forte. Non poche le criticità da affrontare, a partire dalla capacità di produzione in termini quantitativi e qualitativi, dalla capacità progettuale, dalla capacità di innovazione e digitalizzazione senza cui lo sviluppo non sarà duraturo.
Poi, c’è la politica economica. Già sulla previsione 2023 grava, secondo il Cresme, l’incognita della legge di bilancio che governo e Parlamento porteranno a termine: per esempio sui bonus edilizi o ancora sulle opere pubbliche o ancora sulla capacità di far davvero decollare la rigenerazione urbana. Una questione di risorse, ma anche di regole e di condizioni al contorno per favorire un rapporto finalmente positivo fra pubblico e privato.
I numeri per il 2023 già delineano un bivio. Una legge di bilancio «restrittiva» oggi porterebbe a una flessione 2023 dello 0,9% degli investimenti totali con una brusca frenata proprio in quei segmenti che oggi tirano, a partire dal rinnovo residenziale (si rischia un -8%). Non basterebbe neanche la stagione comunque espansiva delle opere pubbliche (+9,9%), per effetto del Pnrr, a portare l’intero settore in crescita.








