Intervista

«L’economia Usa ha bisogno d’immigrazione più stabile»  

Pia Orrenius, senior economist della Fed di Dallas: serve un sistema di gestione dei flussi che aiuti le imprese e si adatti al continuo invecchiamento della popolazione americana

di Marco Valsania

Immigrati messicani manifestano a Los Angeles contro le espulsioni ordinate da Donald Trump

3' di lettura

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Pia Orrenius è vicedirettrice e senior economist della Federal Reserve di Dallas, in Texas. Dal suo osservatorio, in uno dei grandi Stati americani di frontiera, affronta le complesse dinamiche tra crescita e cambiamenti demografici; immigrati (regolari o meno) e mercato del lavoro. La sua ricetta: progressivi aumenti nell’immigrazione legale e permanente, qualificata e non.

Immigrazione regolare e irregolare, ci sono differenze per un economista?

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In termini di impatto economico, non c’è enorme distinzione. In anni più recenti, la distinzione è diventata più sfumata: certo c’è chi arriva chiaramente con visti legali, ma poi c’è chi ha ricevuto una sorta di status quasi legale, per ragioni umanitarie, o con permessi di asilo. Il presidente Trump sta ora cancellando questi programmi umanitari per alcuni gruppi, da nicaraguensi a venezuelani, che avevano ricevuto permessi di lavoro. Ad ogni modo, legale o illegale, aumentano l’occupazione e la capacità di produzione, quindi il potenziale di espansione del Pil.

Qual è la valutazione sull’ondata migratoria irregolare degli ultimi anni?

È stata davvero senza precedenti, con 5,5 milioni di persone ammesse dal 2021 al 2024. Questo non include l’immigrazione legale, di solito tra 1 e 1,5 milioni l’anno e altrettanta grazie a programmi temporanei. Abbiamo avuto poca immigrazione irregolare tra il 2010 e il 2020, secondo alcuni demografi ci sono stati anche anni negativi, un prosciugamento successivo alla crisi finanziaria e poi con le frontiere chiuse dal Covid. Quindi c’era immigrazione repressa, alla quale aggiungere sia fattori di push, di spinta, vale a dire le condizioni nei Paesi di origine. E fattori di pull, di attrazione, le condizioni qui, la crescita economica, carenza di manodopera, le politiche di apertura. Le analisi tendono a mostrare che i fattori di attrazione sono i più potenti. Con la migrazione umanitaria e dei richiedenti asilo, è avvenuto anche un cambiamento epocale nella composizione: da una maggioranza di maschi adulti a famiglie.

Quale è la risposta più efficace al fenomeno dell’immigrazione irregolare?

Avere immigrazione legale e permanente. Programmi che i datori di lavoro possano utilizzare e adattare per consentire maggiori volumi di migrazione nel tempo, man mano che l’economia si espande. E man mano che i problemi demografici negli Usa si intensificano. Viviamo una crescita demografica sempre più lenta: entro il 2033 non avremo più crescita netta della forza lavoro nata negli Usa, dipenderà tutto dagli immigrati. La mia speranza è che un miglior controllo del confine renda possibile una riforma davvero generale dell’immigrazione.

L’immigrazione legale dunque oggi non basta?

Ci permette di crescere forse al 2% o all’1,8%. Ma con la frenata della forza lavoro nata qui, anche solo sostenere un simile tasso di crescita richiede sempre più immigrati. Invece non abbiamo aumentato l’immigrazione legale permanente, continuiamo a moltiplicare quella temporanea. Ciò di cui abbiamo veramente bisogno sono immigrati che si stabiliscano qui, che abbiano figli, in modo da far crescere l’economia in futuro senza dover ricorrere a enormi programmi temporanei, difficili da gestire e monitorare.

Ma esiste un equilibrio ideale e necessario tra immigrazione qualificata e meno qualificata?

L’aumento dell’immigrazione altamente qualificata è un indubbio successo come contributo economico e fiscale. Occorre però anche un’immigrazione poco qualificata: negli Usa la forza lavoro è sempre più qualificata e mancano persone nella fascia inferiore della distribuzione delle competenze, che si tratti di immigrati che lavorano in case di cura, nelle costruzioni o in alberghi e ristoranti. Per garantire equilibrio ritengo che i politici debbano essere responsabili nel modo in cui fanno arrivare gli immigrati. Un ingresso di getto di 5,5 milioni e mezzo di immigrati non è essere prudenti. La chiave per avere molta immigrazione nel medio e lungo periodo, senza impatti negativi, è dare chance ad un’economia flessibile come quella americana di adattarsi, di rispondere all’afflusso di manodopera con investimenti.

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