Sostenibilità

L’ecologia è business: salvaguardare gli oceani migliora la redditività delle imprese

One Ocean Foundation ha misurato l'impatto delle aziende ricettive sul grande blu. Il risultato più interessante? Chi investe in modo diretto nella tutela della natura non solo contribuisce alla salute delle acque, ma migliora i profitti.

di Redazione

3' di lettura

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Da anni, la salvaguardia dell'oceano è un tema centrale per chi viaggia. I resort e gli hotel più attenti di tutto il mondo hanno attivato una serie di iniziative e messo a punto facilities per ridurre il loro impatto sul grande blu. Anche perché sempre più viaggiatori scelgono dove soggiornare sulla base delle attività e del peso che le strutture dedicano all'ambiente. Tra donazioni, possibilità di aiutare gli esperti a salvare gli animali, visite guidate alla barriera corallina, corsi, le risposte delle strutture sono tante: l'oceano fornisce risorse vitali e servizi ecosistemici che consentono molte attività essenziali al benessere umano, e va tutelato, ora più che mai. Ma qual è il suo stato di salute?

Qualche dato. Oltre il 40% della popolazione mondiale fa affidamento su biodiversità e servizi forniti dagli ecosistemi marini e costieri. Questi contribuiscono allo sviluppo economico e sociale: i ricavi annuali generati dai settori dell’economia oceanica sono stimati a 5,2 trilioni di dollari, mentre il valore patrimoniale totale dell’oceano in 24 trilioni. Nonostante la rilevanza del capitale blu, negli ultimi decenni il degrado delle marine e degli ecosistemi costieri ha subito una rapida accelerazione. Hanno risposto associazioni e aziende del settore privato e pubblico, mentre lo scorso marzo gli stati membri delle Nazioni Unite hanno concordato un trattato per proteggere le acque e ripristinare la natura marina, utile a raggiungere l'obiettivo di proteggere il 30% dell’oceano, adottato nel dicembre 2022 da COP15.

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Un ruolo fondamentale in questo scenario lo giocano le aziende. La terza edizione del report Business for Ocean Sustainability di One Ocean Foundation è partita da qui, prendendo in esame oltre 2.400 imprese: grazie a una metodologia innovativa di intelligenza artificiale generativa, ha valutato in modo approfondito il loro impegno riguardo alle tematiche di sostenibilità degli oceani. Ne è emerso che il 52% delle aziende è consapevole dei risvolti del proprio operato sul grande blu, percentuale in rialzo rispetto al 2019. Di conseguenza, diverse realtà hanno iniziato a intraprendere azioni per mitigare l'impatto. Tuttavia, quando si esamina il punteggio medio di attivazione per azienda, una metrica che misura il numero di attività con un effetto benefico sull’oceano, questo rimane relativamente basso, al 20%.

Numerose aziende hanno iniziato ad attuare misure in favore dell’oceano attraverso innovazioni nei prodotti, processi e catene di approvvigionamento. Solo poche hanno intrapreso misure direttamente mirate alla conservazione e alla sostenibilità, come l’attuazione di governance strutturate, politiche, partnership o investimenti in innovazioni tecnologiche per la conservazione. Tuttavia, il report nota che quanto è maggiore è la maturità delle aziende verso il problema, più sembrano essere concreti gli sforzi in azioni dirette per la protezione degli ecosistemi marini.

Tra le aziende che si occupano direttamente della questione, il 50% la affronta da una prospettiva di mitigazione del rischio, il 15% vi si concentra come opportunità di business, il 35% entrambi. L'ottica di business prende sempre più piede, soprattutto nelle realtà strutturate che hanno saputo intravedere come la blue economy porti con sé benefici non solo per l'ambiente. È questa la chiave di lettura più attuale e si cui si vogliono concentrare gli sforzi di sensibilizzazione di associazioni e fondazioni: quante più realtà imprenditoriali – dalle big company alle pmi – avranno fatto proprio il tema, quanto la strada verso il miglioramento sarà più rapida.

 

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