L’eclettismo di Dior nei giardini delle Tuileries, l’anima doppia e seducente di Saint Laurent
Le sfilate di Parigi si aprono con i protagonisti dell’industria. Il direttore creativo di Dior, Anderson, fra fiori, geometrie e balze settecentesche: «Sono in costante ricerca»
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A Parigi, dopo una prima mezza giornata di preambolo, dedicata ai marchi più piccoli e sperimentali come l’austero e inquietante Hodakova o lo sregolato Vaquera - non meri figuranti, ma presenze che danno alla città il carattere unico di hub nel quale tutto è possibile e lo scibile modaiolo viene ricapitolato nella sua infinita varietà - l’azione entra subito nel vivo con Dior.
A quasi un anno dalla nomina a direttore creativo, giunto alla seconda sfilata del prêt-à-porter donna e con un numero sufficiente di prove alle spalle a sostanziare il suo pensiero estetico, la visione di Jonathan Anderson per la maison più parigina che c’è appare ancora in divenire, ma chiara: è un incontro tra gli aspetti più fioriti e femminili del codice di monsieur Dior e le geometrie scardinate e l’eclettismo deragliante di Anderson, con una idea sbilenca di Settecento a far da legante. Oggettivamente è tanto, e la disomogeneità, che poi è anche desiderio di raggiungere diversi tipi di donna, è dietro l’angolo, ma pur nel mischione questa volta Anderson parla in modo più comprensibile.
Rinuncia ai classici e accelera sull’esuberanza, clasha panierini fioriti e drappeggi, cenni di maschile ed esplosioni di balze, contanto sul colpo d’occhio straordinario del Jardin des Tuileries che fa da teatro allo show, immaginato quest’ultimo proprio come una passeggiata in giardino, dove andare a guardare per essere guardati.
La poesia della passerella intorno alla fontana esagonale è oggettivamente toccante, mentre la visione en plein air, sotto il glorioso sole parigino, smussa le asperità così come le astrazioni, anche se il lavoro da fare è ancora tanto. È lo stesso Anderson ad ammetterlo durante una preview: «Sono ancora alla ricerca di una mano, di un modo di far le cose». È in effetti il legante che manca, l’unico che potrebbe dar senso e sostanza all’infinita varietà.
Anthony Vaccarello, da Saint-Laurent, è di pensiero opposto, cartesiano: le sue sfilate sono atti di coerenza suprema anche a costo di martellare un singolo messaggio. A sessant’anni esatti dalla rivoluzione estetico-sociale di le smoking, questa stagione Vaccarello torna su uno dei tropi fondativi della maison: l’anima doppia ma univocamente seducente, espressa nel vestire da uomo da un lato e nell’abbandono al più discinto vestire da femmina dall’altro.








