Tecnologia, AI e shopping

L’e-commerce e la regola delle tre azioni: cerchia, cerca, sogna

Sempre più visivi, sempre più emotivi. Dati alla mano, Christophe Mille, alla guida del segmento luxury di Google, spiega perché gli acquisti di lusso hanno ritmi atipici.

di Barbara Sgarzi

Christophe Mille

5' di lettura

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Un lampo di desiderio catturato sul display dello smartphone. Sospendere per un istante il flusso incessante delle immagini, ottenere con un clic le informazioni sull’oggetto che ha attratto un’attenzione prioritaria e acquistarlo in un attimo; guidati dalla tecnologia, ma sull’onda dell’emozione. Una delle innumerevoli alchimie offerte agli estimatori del lusso è un universo di tecniche di ricerca sofisticate fuse con le potenzialità dell’intelligenza artificiale. «Il cambiamento non è mai stato così veloce, e non sarà mai più così lento», esordisce Christophe Mille, che nel colosso Google ricopre l’incarico di head of luxury vertical ed è un osservatore privilegiato delle dinamiche dei consumi di alta gamma.

Con più di vent’anni di esperienza nel marketing strategico digitale, è a Google dal 2011, dove tempo fa ha lanciato il BrandLab, un’officina creativa per affinare le strategie mediatiche e la potenza dei contenuti video dei partner commerciali.

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«Il 2024 ha visto il mercato del lusso affrontare sfide e incertezze; d’altro canto, però, è stato un anno cruciale per l’IA, con progressi significativi e molte opportunità per i brand», racconta. E anche per gli strumenti, come quelli di Google, che vivono nell’intersezione fra la ricerca e l’acquisto. «Le ricerche sono sempre più visive: quelle per immagini, fatte tramite Lens, sono più di 20 miliardi al mese e 1 su 4 esprime intenzioni di acquisto. In un mondo così visivo, la funzione “Cerchia e cerca”, per ottenere più informazioni evidenziando un capo o un accessorio in una foto, è uno dei modi più rapidi per portare all’acquisto», spiega.

Non è solo un fenomeno online: secondo un recente rapporto di McKinsey, le ricerche sul web influenzano sempre più anche gli acquisti in negozio: «L’80 per cento delle vendite offline è in realtà guidato dal digitale. I consumatori non solo si spostano tra le varie piattaforme, ma saltano con fluidità tra modalità online e offline, per raccogliere informazioni prima dell’acquisto». Cercano indicazioni precise e puntuali, ma mai ridondanti: «Il 66 per cento degli europei ha ritardato o evitato di prendere una decisione quando si è trovato di fronte a troppe opzioni o un eccesso di informazioni, mentre il 63 per cento ha abbandonato del tutto l’acquisto», sottolinea. Un numero di cui si deve assolutamente tenere conto.

Quali sono i dati che accendono il desiderio, nell’esplorazione online di un oggetto di lusso? Quelli che fanno vibrare all’unisono sensorialità ed emotività? Secondo Mille, la tecnologia deve diventare ancillare, rendere fluida l’esperienza e poi scomparire: meno si vede, meglio è. «I brand luxury dovrebbero concentrarsi sull’artigianalità e sui valori, creare esperienze personalizzate e saperle raccontare». Utilizzando gli strumenti giusti; quello per lo storytelling, nel portfolio di Google, sembra essere ancora YouTube, che funge da archivio storico e anche un po’ da antidoto alla frenesia effimera dei social media. La maison Panerai, ad esempio, ha pubblicato un video che in quattro minuti – un’eternità, nei ritmi impazziti di altre piattaforme – ripercorre le innovazioni apportate all’arte orologiera. Hermès ha puntato su contenuti che valorizzano il lavoro artigianale nei suoi atelier, Cartier lo ha usato per illuminare il centenario dell’iconico anello Trinity, Fendi ha riannodato i fili della storia familiare attraverso le generazioni. L’aspetto più interessante è che questi video non invecchiano, diventano contenuti atemporali che continuano a sollecitare. Il racconto di Balenciaga con i Simpson del 2021 è arrivato a ventitré milioni di views e continua ad attirare milioni di utenti ogni anno. Il fashion show Versace del 2018, quello che ha riunito tutte le top model degli anni Novanta, ha raggiunto sei milioni di utenti, e molti solo nell’ultimo anno. Il canale video si rivela un palcoscenico ideale anche per un’altra tendenza in ascesa: i contenuti in diretta. Al momento, il 37 per cento del tempo speso su YouTube nel settore moda è dedicato ai live. Chanel ha trasmesso il suo défilé in Cina, preceduto da un’anteprima firmata Wim Wenders, Louis Vuitton ha catturato oltre 6 milioni di clic con la sua ultima sfilata.

Osservati dalla lente di Google, gli amanti del lusso di tutto il mondo mostrano molte affinità: «Da circa dieci anni, il 15 per cento delle ricerche giornaliere è completamente nuovo. E le domande sul lusso diventano sempre più dettagliate e puntuali. A partire dalla forma: oggi il 60 per cento contiene sette parole o più, perché chi cerca vuole qualcosa di specifico. Gli strumenti dell’intelligenza artificiale interessano già più di 6 acquirenti su 10». Le peculiarità culturali danno vita però a dinamiche di acquisto differenti. Un recente studio in collaborazione con Kantar ha svelato le sfumature distintive dei fashion lover italiani: «Sono molto più spinti dalle emozioni che non dalla razionalità nei loro acquisti di lusso: il 69 per cento si muove seguendo l’impulso. Usano Google come una sorta di controllo: il 74 per cento di chi scopre un prodotto sui social media, poi fa ricerche mirate con i nostri motori di ricerca per informarsi meglio».

Similitudini e differenze attraversano anche le diverse generazioni dei fruitori, Millennial e GenZ hanno con il lusso un rapporto particolare, volto alla sostenibilità e attento all’impatto sociale. «In Cina e nel Sud-Est asiatico l’interesse è ancora molto alto e punta sulla qualità e sull’iperpersonalizzazione. Nei Paesi occidentali e in Giappone si è affacciata da tempo l’attrazione per il vintage e il preloved, alimentata anche dalle operazioni nostalgia che affollano i social media. I brand hanno il non facile compito di bilanciare l’esclusività con il raggiungimento di un pubblico più ampio. Qui la comunicazione, aiutata dall’IA, diventa fondamentale». Tuttavia le intelligenze generative non si limitano a orchestrare la narrazione del desiderio. Al fianco di Gemini, l’IA firmata Google, fioriscono applicazioni concepite specificamente per il mondo luxury. Negli Stati Uniti e in Australia, e presto in altri Paesi, la realtà aumentata per i prodotti beauty è stata integrata nella ricerca Google e su YouTube, consentendo di provare virtualmente il maquillage. Sempre negli Usa è in fase di sperimentazione Astra, assistente virtuale che promette di semplificare anche l’esperienza di scelta e acquisto, sia online sia offline. Come un’amica durante una sessione di shopping, Astra risponde simultaneamente a input eterogenei: testo, immagini, audio e video. Identifica i prodotti, fornisce informazioni dettagliate, memorizza le conversazioni, permette prove virtuali di abiti e accessori, confronta prezzi e boutique in una frazione di secondo.

«Online è difficile sapere che aspetto avranno i vestiti indossati. Secondo dati Ipsos, il 42 per cento dei clienti non si sente rappresentato dai modelli e il 59 per cento è insoddisfatto dall’acquisto fatto sul web. I vantaggi che offre l’intelligenza artificiale? Rende possibile vedere come un abito aderisce, si allunga e forma pieghe e ombre su una serie di modelli reali in varie pose, con taglie dalla XXS alla 4XL, che rappresentano diverse tonalità di pelle, forme del corpo, etnie».

Il futuro del lusso è qui e si gioca, ancora una volta, nell’integrazione tra fisico e digitale. Dai camerini virtuali, che permettono di sperimentare il fit perfetto, all’IA che anticipa i desideri, prima ancora che vengano espressi, l’alta gamma si ridisegna attraverso tecnologie capaci di rendere tangibile l’impalpabile. Trasformando il lusso in un sogno concreto, da toccare con mano.

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