L’intervista. Roberto Occhiuto

«L’avevamo detto: non può esserci autonomia senza risorse per i Lep»

Il presidente della Regione Calabria (vice segretario di Forza Italia) dopo la decisione della Corte costituzionale ribadisce: «Superare la spesa storica e finanziare la perequazione»

di Donata Marrazzo

Il governatore Roberto Occhiuto

3' di lettura

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«Lo avevamo detto, questione centrale è la definizione e il finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni». Esordisce così il governatore della Calabria Roberto Occhiuto, da tempo voce critica sulla autonomia differenziata all’interno del centro destra, all’indomani della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legge Calderoli: «Avevo suggerito al governo un surplus di riflessione e una moratoria sull’autonomia differenziata - spiega Occhiuto, che è anche vicesegretario nazionale di Forza Italia -. La moratoria, invece, con molta più autorevolezza del sottoscritto, adesso la impone la Corte Costituzionale».

Presidente, da uomo del Sud, è soddisfatto della decisione della Consulta?

Non si tratta di essere soddisfatti o meno, ma quando si lavora a riforme così impattanti si deve procedere per step, senza lasciare indietro alcun tema rilevante. Sin dal primo giorno, in Conferenza delle Regioni, quando si è discusso della legge Calderoli, ho dichiarato che l’autonomia era la parte meno importante del provvedimento. Più importante era arrivare alla definizione e al finanziamento dei Lep. La legge Calderoli doveva essere una legge di attuazione del Titolo V della Costituzione, tenendo conto che l’articolo 116 prevede la possibilità di attribuire alle regioni ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Ma il 117 contiene, invece, un obbligo per lo Stato, quello di garantire su tutto il territorio i livelli essenziali delle prestazioni, quindi il godimento di diritti sociali e civili.

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La Corte Costituzionale si esprime anche sulla spesa storica.

Questione centrale. In sostanza, l’articolo 117 impone il superamento della spesa storica, che è un criterio di riparto delle risorse molto ingiusto, che ha penalizzato fortissimamente il Sud. Ho sempre detto che se questa legge serve a superare la spesa storica con la determinazione dei fabbisogni, ben venga il provvedimento.

Ritiene che si possano garantire davvero gli stessi Lep in ogni regione? Con quale grado di difficoltà?

Intanto, la Consulta ci dice che dei Lep dovrà occuparsi il Parlamento, non basterà un semplice Dpcm per la loro definizione. Ma oltre al metodo, mi interessa parecchio il merito. Se il criterio per definire e finanziare i Lep fosse quello del costo della vita, ci troveremmo di fronte a valutazioni ancora ingiuste e inique. Significherebbe, ad esempio, pagare meno gli insegnanti, i medici, i dipendenti pubblici, proprio in quelle regioni dove, per deficit strutturali, ci sarebbe la necessità di attrarre i migliori. E a parte il criterio, il problema gigantesco resta quello del finanziamento dei Lep. Gli istituti che si occupano di finanza pubblica lo valutano nell’ordine di 80, 100 miliardi. La manovra del governo ne vale 25.

Nel campo della sanità, comparto cruciale in tema di federalismo, ad esempio, quale impatto potrebbe avere l’autonomia differenziata sul sistema calabrese?

In Calabria, in sanità, si è attuato fino a oggi il contrario del regionalismo: le competenze sono da 15 anni in capo al governo, con un commissariamento che ha rappresentato un accentramento di potere. Negli ultimi tre anni il commissario sono io, ma tutti i miei atti sono sottoposti ad autorizzazioni di tavoli ministeriali. L’autonomia differenziata, così come era, ci avrebbe fatto cadere dalla padella nella brace. Alla sanità servono sì risorse, ma soprattutto riforme, anche quelle relative alla retribuzione del personale. Se i nostri giovani medici se ne vanno a lavorare all’estero, qui siamo costretti a prendere professionisti extracomunitari. I medici cubani assunti in Calabria sono già la mia autonomia differenziata. Servono contratti più convenienti. Con fondi del Pnrr stiamo realizzando ospedali e case di comunità, ma se non avremo la possibilità di reclutare personale, resteranno solo muri. Il tema è complesso anche per altre materie. Sul commercio estero, ad esempio, vorrei capire quali sarebbero stati gli effetti sulle nostre imprese agricole.

Nonostante la sua analisi e le sue preoccupazioni, che coincidono, per grandi linee, con il pronunciamento della Consulta, lei continua a sostenere di non temere una forma equa di autonomia differenziata .

Credo che al Sud oggi ci siano classi dirigenti di qualità che non soffrono di alcun complesso di inferiorità rispetto a quelle del resto del Paese. Non ci servono barriere rivendicative né ci tornerà utile giocare in difensiva. Non mi preoccupa l’autonomia, ripeto, ma è indispensabile il superamento della spesa storica e il finanziamento di tutti i Lep. Abbiamo bisogno di risorse perequative per consentire a tutte le regioni di competere allo stesso livello.

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