L’automobile corre sulla strada dell’innovazione
di Mario Cianflone
3' di lettura
3' di lettura
L’importante è non esagerare. L’automobile sta cambiando molto in questi tempi e ormai il leitmotiv di Ceo e analisti è quasi un mantra: «Cambierà nei prossimi 5 anni più di quanto non sia cambiata negli ultimi 20». Un dato che è realistico ma solo per alcuni aspetti. Ad esempio il declino del diesel è un dato di fatto. Non è un bene assoluto in realtà perché il motore a gasolio è e resta virtuoso per le emissioni di CO2 (meno per quelle di NOx ma il problema è stata ingigantito). Detto questo, che l’era del turbodiesel almeno per le piccole cilindrata volga al tramonto è incontrovertibile.
I piccoli diesel non convengono alle case perché diventa antieconomico farli rientrare nei limiti normativi. E da qui nasce la corsa all’elettrificazione che coinvolge tutte le case. Questo non vuol dire che le auto saranno nei prossimi anni (magari alla data totemica del 2025) tutte elettriche. Ma che ce ne saranno molte ibride, ibride plug-in e moltissime con la tecnologia dei 48 volt dove un motore elettrico con poco (e certi casi nullo) apporto alla trazione permette di ridurre i consumi agevolando magari il funzionamento dello start and stop. Non bisogna esagerare dunque sull’elettrificazione e neppure su un altro tema caldo: quello della guida autonoma (temi questi ai quali sono dedicate tre pagine del Rapporto Motori del 27 marzo del Sole 24 Ore).
A dare retta a molti media, soprattutto americani, sembra che l’auto driverless, cioè totalmente senza guidatore, sia dietro l’angolo. Non è così e questo nonostante i tanti concept che affollano i saloni dell’auto come quello appena concluso a Ginevra.
Per le auto robot servono nuove tecnologie, forse anche un approccio diverso all’informatica visto che nessun computer è veramente intelligente ma simula capacità umane e ripensare anche le città per trasformarle in smart city. E se si pensa che in grandi città italiane non c’è più neanche l’onda verde dei semafori, qualche dubbio sorge. Non bisogna neppure esagerare nel considerare come gli attori tradizionali dell’industria dell’auto siano davvero pressati dalla competizione con le hi-tech company della Silicon Valley.
Le case tradizionali hanno finora dimostrato di saper capitalizzare la loro esperienza e di volgere le vele al futuro magari integrando tecnologie di start-up e di grandi player della tecnologia made in California con soluzioni già applicabili.


