Scenario

L’automobile cambia pelle tra elettriche e brand cinesi

L’anno che sta per finire ha segnato un punto di trasformazione epocale irreversibile. In Italia le vetture a batteria però non sfondano

di Mario Cianflone

La Citroën ë-C3 che punta a democratizzare l’auto elettrica

3' di lettura

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Anno 2023, nulla sarà come prima nel mondo dell’auto e della mobilità di cui la “macchina” è una parte ma non il tutto. Perché l’anno che volge al termine è uno spartiacque tra il prima e il dopo? La risposta è semplice ma densa di problematiche e di implicazioni sociali, occupazionali, industriali e tecnologiche.

In primis il 2023 è l’anno della decisione definitiva della Ue sull’Ice Ban, il bando dei motori termici al 2035, decisione presa dalle autorità senza affrontare il nodo della neutralità tecnologica, scegliendo di fatto la soluzione a ioni di litio sulla spinta di chissà quali pressioni delle potenti lobby ambientaliste che hanno dettato l’agenda. E in questo si vede anche il successo del partito anti-auto, quello che agisce nell’ombra delle grandi municipalità che vedono l’auto elettrica come primo passo per una mobilità car free che limita fortemente la libertà individuale perché è palese che non tutti possono e soprattutto vogliono andare in giro con la cargo bike, salvifica creatura a pedali che ci protegge da ogni global warming. Il secondo punto di rottura rispetto al passato è invece il cambio della geografia dell’auto con la sbarco in massa dei costruttori cinesi che stanno cambiando le regole del gioco, anche quelle del valore dei brand e dell’immagine di marca.

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Oltretutto sono vere le due equazioni, del mondo dei Bev, Battery electric vehicle, “Auto Elettrica = Made in China” e “Auto Elettrica = Tesla”. Ed è questo il fulcro sul quale gira il settore con alterne fortune e dati che non sempre brillano.

Infatti, spiega Dario Duse, Emea Automotive Leader e Country Head Italia di AlixPartners, globalmente le vendite di EV (Bev e Phev) nel 2022 sono arrivate al 14,2% (18% in Europa). Nei primi 9 mesi del 2023, in Europa le vendite di EV sono ulteriormente cresciute raggiungendo una share del 23% (14,8% Bev e 8,2% Phev) a conferma del trend di crescita.

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«Andando avanti - dice Duse - le quote di Bev aumenteranno ulteriormente anche se con tassi di crescita più ridotti, sia per effetto delle condizioni generali di incertezza economica e geopolitica, sia perché i piani di incentivazione in Europa stanno in alcuni casi volgendo al termine. In generale il mercato – anche per le vetture elettriche - si sta riassestando su livelli normali, con offerta (sempre meno vincolata dalle tensioni sulle forniture) maggiore della domanda e disponibilità maggiore di prodotto. Questo vale sia per l’Europa che per il Nord America, dove i livelli di stock delle elettriche sono raddoppiati da inizio anno, mentre quelli di vetture tradizionali si sono mantenuti costanti».

E l’Italia? Il nostro Paese, spiega Duse, registra immatricolazioni in marcato recupero, in gran parte per la consegna di veicoli ordinati mesi fa, ma continua a essere indietro sull’elettrificazione: la quota di mercato nei primi 3 trimestri rimane bassa (4% per le Bev, circa un terzo della media europea).

A questo punto ci si chiede se a fronte anche dei tagli di produzione in molte fabbriche, come quelle VW, sia in atto una frenata dell’elettrico puro. «Lo scenario complessivo - afferma Duse - è quello di un progressivo recupero dei volumi di vendita, con tassi di crescita molto diversi per regione e con l’Europa che non recupererà i volumi pre-Covid fermandosi a circa 17-18 milioni di vetture (21 milioni nel 2019)». Del resto l’automotive è sempre stata un’industria con problemi di sovracapacità, tant’è che il livello di saturazione della capacità è sempre stato un indicatore fondamentale anche se meno rilevante negli ultimi anni, considerando che il mancato sfruttamento della capacità è stato più che compensato dalla possibilità di agire sulla leva prezzo.

«Negli ultimi anni - dice sempre Duse - i costruttori hanno sviluppato capacità produttiva per il Bev, ma il riadeguamento della capacità preesistente - dedicata alle piattaforme nate per veicoli con motore a combustione – richiede tempi lunghi e non sempre è fattibile per la parziale sovrapposizione tra piattaforme Bev e Ice. Andando avanti, i costruttori riprenderanno ad adeguare la capacità in funzione della domanda anche per le Bev su cui tutti hanno, o avranno a breve, una gamma che coprirà i diversi segmenti. Credo che gli annunci recenti di posticipi sugli investimenti Bev siano da leggere in quest’ottica». La corsa all’elettrico rallenta, dunque, e per fortuna non si ferma.

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