E se il coronavirus facesse tornare l’auto al centro della mobilità?
Quando l’emergenza medica di questi mesi sarà rientrata, l’auto personale che, assicura distanziamento sociale e isolamento invece, sarà insieme a moto e scooter la soluzione più sicura per viaggiare in città e anche fuori, evitando treni affollati e mezzi pubblici
di Corrado Canali
4' di lettura
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Fra i tanti scenari quasi tutti catastrofici sul futuro dell’auto dopo che l’emergenza medica di questi mesi sarà rientrata, si fa strada la sensazione che, invece, proprio l’automobile potrà essere la soluzione più sicura per viaggiare in città, ma non solo. Innanzitutto perchè offre maggiore protezione dal virus e inoltre isola dalla resse dei mezzi pubblici offrendo di consegnenza un utile distanziamento sociale. Ne abbiamo chiesto conferma a tre autorevoli opinion leader del settore automotive: Michele Crisi presidente di Volvo in Italia oltre che dell’Unrae l’associazione dei costruttori stranieri che operano in Italia a cui si aggiunge Adolfo De Stefani Cosentino in qualità di presidente di Federauto e infine di Olivier Francois responsabile mondo di Fiat e Chief Marketing Officer di Fca.
L’auto dopo il Covid 19? All’indomani del crollo delle vendite fatte registrare a marzo col - 85,4% in Italia e col - 56% in Europa in tutti e 5 i principali Paesi a cui si aggiungono anche alle difficoltà economiche che si prevede metteranno a dura prova le reti di vendita nei prossimi mesi, tocca a Crisci lanciare per primo segnale positivo.
Che ne sarà dell’auto dopo un lungo stop?
«Superata l’emergenza - dice Michele Crisci - di questi giorni, l’auto tornerà ad essere il sistema di trasporto più sicuro. Se infatti il dopo virus ci costringerà ancora per qualche mese a non abbassare la guardia, l’auto rappresenterà il mezzo più sicuro perché non saremo costretti a contatti con altri». L’auto insomma potrebbe ritornare il miglior mezzo di trasporto di massa? «Non mi sentirei così sicuro – continua Crisci – di passare ore a bordo di un treno a stretto contatto con dei passeggeri che non conosco. Tantomeno sarei tranquillo di viaggiare in aereo».
Andrà in crisi anche il car sharing?
Per Crisci la centralità dell’auto sarà utile anche in città. «L’auto ritornerà nei nostri stili di vita anche nelle città dove i mezzi pubblici non potranno per molto tempo garantirci dal contatto con persone a rischio». Il ritorno all’uso dell’auto potrebbe mandare in crisi anche il car sharing uno dei mezzi più scelto nelle nostre aree urbane prima dell’emergenza di questi mesi. Una mobilità che per Crisci andrebbe ripensata. «Dopo il coronavirus non credo che il car sharing sarà la scelta così gettonata per la mobilità accessibile nei grandi centri urbani. Non mi sentirei sicuro di salire su un’auto utilizzata in precedenza da utenti che non mi danno alcuni tipo di garanzia, quelle stesse che invece avrei su un’auto».
Di cosa ha bisogno il settore oggi?
Per Adolfo De Stefani Cosentino presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di tutte le marche in Italia «La priorità è arrivare vivi alla riapertura e subito dopo disporre degli incentivi per ripartire». Solo così, insomma, ci sarà davvero una ripartenza per l’auto. «Il dopo coronavirus - continua De Stefani - per i concessionari abituati vendere dei durevoli come l’auto saranno dolori. La tendenza sarà di tenersi magari ancora un anno in più la propria vettura. Ecco perché avremmo bisogno di incentivi per l’acquisto».

