L’opinione

L’attrattività degli atenei italiani, quali indicatori dal progetto Good Practices 2023

A proposito dei risultati dell'annuale ricerca coordinata dal Politecnico di Milano. La capacità attrattiva degli atenei

di Tommaso Agasisti* e Alberto Scuttari**

(Imagoeconomica)

4' di lettura

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Alla fine del 2023, sono stati presentati i risultati dell'annuale ricerca Good Practices, coordinata dal Politecnico di Milano, e finalizzata all'analisi dei costi e delle prestazioni dei servizi amministrativi degli atenei italiani. Nel corso della sua ormai ventennale esistenza, questo progetto di ricerca fornisce dati, indicazioni ed evidenze agli organi di governo delle università, con l'obiettivo di migliorare costantemente l'efficienza e l'efficacia dei servizi. Data la rilevante rappresentatività di questo lavoro (partecipano più di 50 atenei, che rappresentano più dell'80% degli studenti universitari italiani), i risultati che vengono presentati hanno anche la funzione di stimolare dibattiti e riflessioni tra gli addetti ai lavori e i policy-makers del settore.

La capacità attrattiva degli atenei

Uno dei laboratori di approfondimento di questa edizione ha riguardato il tema della capacità attrattiva degli atenei, sia con riferimento agli studenti fuori sede e internazionali, che con riguardo ai docenti di altri atenei o internazionali. L'indagine è stata svolta mediante un questionario – a cui hanno partecipato 36 atenei – ed interviste di approfondimento. Attraverso questi strumenti, si è voluto indagare la rilevanza strategica delle politiche di attrazione degli atenei, insieme alle scelte organizzative conseguenti. I risultati del questionario sono stati dapprima validati in alcune riunioni tecniche tra funzionari dei diversi atenei partecipanti, e poi convalidati e presentati di fronte ai Direttori Generali in un webinar plenario. Le principali evidenze che emergono dalla ricerca meritano di essere analizzate e meditate con attenzione; questo articolo ne sintetizza alcune.

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Attrattività degli studenti

Per quanto riguarda l'attrattività degli studenti, la maggior parte degli atenei italiani non solo ritiene che un tale obiettivo sia oggi “molto importante”, ma anche ha attribuito a tale obiettivo un peso “crescente” negli ultimi anni. Addirittura, ci sono 8 atenei (>20% del totale) per il quale l'obiettivo strategico di attrarre studenti internazionali è oggi “molto prioritario”, e la rilevanza di tale obiettivo è “nettamente cresciuta” negli ultimi 5 anni. Quasi tutte le università hanno dedicato proprio personale amministrativo per realizzare le azioni di attrattività internazionale di studenti, ma solo 8 di esse hanno anche creato delle strutture organizzative destinate ad iniziative specifiche di attrazione. Per quanto riguarda l'entità della capacità attrattiva, gli atenei riescono ad attirare studenti fuori sede o internazionali molto più facilmente nelle lauree magistrali che non nelle lauree triennali. Questo risultato vale per tutti gli atenei, e non una ha caratterizzazione territoriale specifica. Gli studenti fuorisede, nelle lauree magistrali, sono più del 40% in quasi metà degli atenei analizzati, mentre la percentuale di studenti internazionali è molto più contenuta con un livello medio intorno al 5%, con alcune eccezioni (vi 6 atenei in cui la percentuale di studenti stranieri è superiore al 10%; si tratta dei Politecnici di Milano e Torino, dello IUAV, delle Università degli Studi di Padova, di Pavia e di Cassino). Le cose si muovono in modo ancora più convincente per i corsi di dottorato di ricerca, che sono in grado di attrarre dall'estero studenti in proporzione molto spesso ben superiore al 10%, anche a causa delle crescente disponibilità di borse di dottorato.

La valutazione della scelta degli studenti

Gli atenei si differenziano molto, tra di loro, per la valutazione dei motivi sottostanti alla scelta degli studenti: per alcuni atenei, essi sarebbero da ricondurre alla reputazione accademica e alle opportunità di lavoro offerte dall'ateneo e dal suo territorio, per altri, a giocare un ruolo essenziale sarebbero l'offerta di corsi in inglese e la riduzione dei costi di frequenza (tasse e alloggio), la presenza di sussidi (borse di studio etc.). La maggior parte delle università, comunque, ha introdotto espliciti strumenti (policy) di intervento per favorire l'attrattività degli studenti. È interessante notare che una decina di atenei ha previsto 4 o più azioni specifiche indirizzate a questo scopo, configurando un vero e proprio approccio “strategico” al tema, che non è più dunque affidato a interventi spot, ma ad un insieme di azioni coordinate tra loro.

Attrattività del personale

Diverso è il quadro che riguarda l‘attrattività dei docenti internazionali. In questo ambito le limitazioni di sistema, derivanti dalle regole di reclutamento del sistema universitario italiano, rendono più complessa l'azione: si pensi ai limiti salariali, alla burocrazia legata ai concorsi pubblici, al fatto che le chiamate dirette dall'estro debbono essere autorizzate dal Ministero, alle procedure di abilitazione dei docenti, alla difficoltà interna agli atenei di programmare reclutamenti dall'estero a scapito di personale locale o nazionale. Nonostante tali limiti, diversi atenei hanno inserito l'internazionalizzazione del corpo docenti nei propri piani strategici, e hanno realizzato azioni conseguenti. Tuttavia, i risultati sull'attrattività dei docenti sono ancora molto parziale se confrontati con quanto ottenuto per gli studenti. Completamente assente dal quadro risulta l'attrattività dall'estero del personale tecnico ed amministrativo degli atenei, una opportunità ancora inesplorata dalle nostre università.

Implicazioni dai risultati della ricerca

Quali indicazioni si possono trarre dagli esiti di questa parte della ricerca Good Practices? Primo, di fronte a fenomeni nuovi e complessi, occorrono dati per ragionare. I numeri presentati dall'indagine identificano le dimensioni del problema, e mettono il tema dell'attrattività sulla mappa delle priorità strategiche degli atenei. Secondo: nell'ambito dell'internazionalizzazione, le azioni attuate oggi porteranno frutto tra anni. Occorre pazienza, coraggio e determinazione, e soprattutto la capacità di valutarne gli effetti. Terzo, il confronto volontario tra atenei può portare buone idee ed ipotesi di collaborazione, soprattutto se si favoriscono luogo e momenti di condivisione delle esperienze in corso e dei risultati ottenuti. In questo senso, le azioni per migliorare l'attrattività di docenti internazionali in un ateneo potranno ispirare azioni di imitazione da parte di altre università.Ci auguriamo che i risultati di questa ricerca servano a spingere le università a sperimentare strade sempre diverse e nuove per essere più attrattive, più aperte al mondo, più sensibili alle innovazioni.
*Politecnico di Milano - **Università degli Studi di Padova e Presidente Codau

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