Sbagliando si impara

L’arte dello stupore per diventare persone e manager migliori

Otto meraviglie della vita generano stupore profondo che arricchisce e trasforma

di Giulio Xhaet*

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Se vi chiedessi di associare un’esclamazione allo stupore, quasi sicuramente esclamereste: Wow!

Corretto, ma fino a un certo punto. I “momenti wow” sono legati alla sorpresa, o a uno stupore superficiale. Sapete cosa si associa allo stupore profondo?

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All’Awe. Ovvero, la sensazione di trovarsi a qualcosa di così vasto, di così stupefacente, da scardinare la nostra attuale comprensione del mondo (si pronuncia ooh).

La parola deriva dal norreno agi, che rimanda a paura, timore, terrore. E perché mai un profondo stupore così cupo? Perché l’agi era “di moda” otto secoli fa, in un periodo solcato da pestilenze, guerre, carestie, inquisizioni religiose e aspettative di vita dannatamente brevi: a essere vaste e stupefacenti erano soprattutto la violenza e la morte.

 

Negli ultimi secoli però l’Awe è cambiato. Le esperienze di stupore ci conducono verso una più autentica comprensione di noi stessi e destabilizzano l’ego ipertrofico. Secondo Dacher Keltner, ricercatore delle emozioni tra i più noti degli ultimi anni «la trasformazione di sé provocata dallo stupore profondo è un potente antidoto contro l’epidemia di isolamento dei nostri giorni, e può risvegliare il lato migliore della nostra natura».

Keltner ha iniziato a studiare scienze delle emozioni negli anni’80, oggi è direttore del Social Interaction Lab di Berkeley, e ogni tanto si diletta come consulente cinematografico: ricordate le emozioni di Inside Out della Pixar? In parte le ha modellate lui.

Nel 2019 affronta il lutto per la morte del fratello Rolf, a cui era legatissimo, e per diversi mesi si trova alienato e anestetizzato alla vita. Crede di aver perso lo stupore. Per riuscire a recuperarlo si lancerà in numerose avventure (se siete curiosi leggetevi il suo Come la nuova scienza della meraviglia può trasformare la nostra vita) e infine imbastisce un esperimento mondiale sullo stupore, raccogliendo le esperienze di Awe da 26 paesi, mettendo insieme ben 2600 storie di persone di età, cultura, ceto sociale e personalità estremamente variegate.

È emersa così nel 2021 una “mappa dello stupore profondo”. Keltner e i suoi collaboratori hanno rilevato otto principali fonti di Awe, “otto meraviglie della vita”. Ogni persona è più predisposta verso alcune, ma spesso le storie ricevute hanno dimostrato che a volte gli awe più intensi provengono da esperienze che non pensavamo minimamente ci potessero colpire. Spoiler: se provate spesso awe, lo cercate, lo accogliete, ve lo fate amico, potete diventare una persona più soddisfatta, un manager più amato (e più capace), una persona più bella. Ma bando alle ciance: scopriamo queste otto meraviglie.

Le otto meraviglie della vita

1° La bellezza morale di altre persone: il loro coraggio, gentilezza o tenacia. In moltissimi provano uno stupore come un terremoto quando vi assistono. Vi viene in mente qualcuno (o addirittura voi) che dite o fate qualcosa di davvero coraggioso, di ispirante per gli altri? Spesso lo proviamo davanti un’opera cinematografica o letteraria, ma dal vivo l’awe è ovviamente più intenso.

2° L’effervescenza collettiva. Esperienze di gruppo in cui ci sentiamo in fermento, appartenenti a qualcosa di grande: eventi, celebrazioni, manifestazioni, matrimoni, funerali, in cui avete sentito accadere qualcosa tra le viscere.

3° La natura. Paesaggi imponenti, o piccole meraviglie naturali. Nota non tanto margine: molti tra i partecipanti all’esperimento hanno menzionato i cieli notturni, ed è emerso come l’inquinamento luminoso notturno nuoccia alla nostra capacità di meravigliarci.

4° La musica. Da ex musicista e compositore mi sembra abbastanza ovvio. Altra nota: la musica e le canzoni che vi fanno provare più stupore da bambini e da ragazzi rimarranno le più forti Awe-generator per tutta la vostra vita. Vero: quando sento partire il riff di chitarra di Smells like teen spirit il mondo mi si apre e salto tutt’oggi come un grillo.

5° La struttura visiva: arte architettonica, pittorica, urbanistica generata dall’ingegno umano. Qui è particolarmente interessante proporre la distinzione di Edmund Burke, che distingue tra bellezza e stupore. La prima nasce da familiarità e conforto, lo stupore estetico invece ci scuote, ed è legato a “trame oscure”, che possono spaventarci. Volete capirci di più, e spaventarvi sul serio? Leggetevi Un’indagine filosofica sull’origine delle nostre idee di Sublime e Bello.

6° Storie spirituali o mistiche, come la conversione di San Paolo sulla via di Damasco, o il Buddha verso il Nirvana. O l’esperienza di stupore mistico quotidiano di William James che definisce la religione come “i sentimenti, gli atti, le esperienze degli individui nella solitudine dell’anima loro”.

7° Storie di vita e di morte, legate alla nascita di qualcuno o qualcosa, o la sua fine. Le storie raccolte da Keltner ricordano come dovremmo imparare dalle culture che celebrano anche la morte come qualcosa di cui non aver paura, da allontanare o da “medicalizzare” all’eccesso. Lui stesso, trovò infine dalla morte del fratello l’ispirazione per la sua ricerca.

8° Le epifanie: idee creative, intuizioni filosofiche, scoperte scientifiche così importanti da trasformare un “semplice” Wow in un estatico Awe.

Piccola nota finale: nessuno ha citato come momento Awe il denaro, né esperienze d’acquisto. Niente borse di Gucci, penne Montblanc, iPhone o Chevrolet.

Io non ho dubbi: i miei Awe li ho provati sinora nella bellezza morale, nella musica e nelle epifanie.

E voi?

*Partner & Head of Communication, Newton SpA

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