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L’arte della moda e della vita secondo Elsa Schiaparelli in mostra a Londra

Al Victoria & Albert Museum oltre duecento fra abiti, accessori, fotografie e opere d’arte raccontano la dirompente creatività della stilista, ma anche il presente e il futuro della maison

di Nicol Degli Innocenti

Allestimento della mostra al Victoria and Albert Museum (Photo credit: David Parry/PA Media Assignments)

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Creare abiti non è una professione, ma un’arte: in questa dichiarazione c’è l’essenza di Elsa Schiaparelli, una delle stiliste più creative e innovative del ventesimo secolo. Il Victoria & Albert Museum di Londra dedica ora a questa intrepida pioniera della moda una grande retrospettiva, la prima mostra sulla maison Schiaparelli mai realizzata in Gran Bretagna.

Nata nel 1890 a Roma in una famiglia di intellettuali, a soli 23 anni Elsa era fuggita a Parigi per trovare la libertà di sperimentare. Nel 1927, con tipica audacia, la stilista del tutto autodidatta aveva lanciato la sua prima collezione di abbigliamento sportivo, mirato a una donna attiva e moderna. I suoi maglioni con decorazioni trompe l’oeil come fiocchi furono subito imitati.

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Il successo di Schiaparelli Pour le Sport la portò rapidamente ad ampliare la sua gamma, creando abiti da giorno e da sera. I suoi tailleur sono sempre moderni, utilizzando nuovi materiali e stampe originali, ma anche pratici: le giacche, ad esempio, hanno sempre capienti tasche per evitare l’obbligo di portare una borsetta, mentre le tradizionali gonne vengono spesso sostituite da pantaloni.

Già nel 1932 il suo atelier aveva 400 dipendenti e creava oltre settemila capi di alta moda all’anno per una clientela sempre più internazionale. Nel 1935 Schiaparelli trasferì il suo atelier al 21 di Place Vendôme, da lei definito «il centro dell’eleganza mondiale» e da Salvador Dalì «il cuore pulsante del movimento surrealista parigino».

Il cuore della mostra è proprio la stretta collaborazione con alcuni grandi artisti dell’epoca, basata su un’ammirazione reciproca. È stata una musa per i Surrealisti e per i Futuristi. Era lei, con le sue creazioni originali e a volte sconcertanti, a ispirare e influenzare artisti come Dalì, appunto, ma anche Man Ray, Jean Cocteau, Alberto Giacometti e Pablo Picasso. Era «il centro di una costellazione di pittori, scultori, fotografi, scrittori e artigiani», secondo Sonnet Stanfill, curatrice della mostra.

In una teca si può vedere il suo abito con aragosta del 1937 accanto alla celebre scultura di Dalì, Telefono Aragosta, da lui creata l’anno successivo. In un’altra un cappotto da sera con due profili disegnati da Cocteau, che formano un vaso colmo di rose di seta rosa. In un’altra ancora il Vestito Scheletro, unico esemplare dell’abito nero creato da Schiaparelli e Dalì che utilizza l’imbottitura per creare l’illusione di vedere ogni vertebra della spina dorsale.

Coco Chanel aveva definito Schiaparelli, della quale era rivale, «quell’artista italiana che fa vestiti», ma il commento che voleva essere sprezzante in realtà si è rivelato un involontario e indovinato complimento. Le sue collaborazioni con artisti sono tra le creazioni più celebri della stilista, che nel corso della sua carriera si è dimostrata anche un’abilissima imprenditrice e una geniale esperta del marketing ante litteram.

La sua ambizione e la sua fama l’avevano portata ad aprire atelier a New York e a Londra, dove aveva trovato nuove clienti tra le famiglie reali e aristocratiche, ma anche tra le stelle del cinema come Mae West e Marlene Dietrich, appassionate ammiratrici delle sue creazioni. In mostra anche l’unico abito da sposa mai realizzato da Schiaparelli nel 1934, in rayon increspato color ostrica, per il matrimonio londinese della collezionista d’arte Rosalinde Gilbert.

Nel 1954 Schiaparelli aveva chiuso il suo atelier e per decenni il suo marchio è appartenuto solo alla storia della moda. Nel 2006 il marchio e l’archivio sono stati acquistati dal gruppo Tod’s di Diego Della Valle e il rilancio è stato siglato dall’arrivo del direttore creativo Daniel Roseberry, che ispirato dal passato ha reinterpretato le creazioni di Elsa Schiaparelli contribuendo a un nuovo vocabolario estetico e ispirando una nuova generazione di fotografi e celebrità come Ariana Grande e Dua Lipa.

La sala finale della mostra celebra proprio le creazioni di Roseberry e soprattutto il fatto che la maison oggi ha un presente e un futuro. Con lo sfondo del passato, quello della dirompente e straordinaria creatività di Elsa Schiaparelli, l’artista italiana che sapeva davvero fare vestiti.

“Schiaparelli: Fashion Becomes Art”, dal 28 marzo all’8 novembre 2026.
The Sainsbury Gallery, Victoria & Albert Museum, Londra. vam.ac.uk

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