L’arte per la sua rilevanza sociale entra nella delega per la riforma fiscale
La misura nella bozza al consiglio dei ministri dalla prossima settimana: l’Iva su import e cessioni potrebbe passare dal 10 al 5% a sostegno della creatività italiana
di Marilena Pirrelli
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La cultura ha rilevanza sociale? Chi ne dubiterebbe. L'arte è un prodotto culturale? Chi potrebbe dire il contrario? L'esperienza di incontrare un'opera d'arte viene incoraggiata sin da quando siamo bambini a scuola e l 'epifania di questo incontro ci accompagna nel tempo. Per queste ragioni e perché l’Italia è un paese nel quale l’arte è in ogni dove rendere fiscalmente più favorevole la sua circolazione rappresenta una svolta di rilevanza sociale. La novità – anticipata dal sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi - rientra nella «razionalizzazione del numero e delle misure delle aliquote Iva secondo i criteri posti dalla normativa Ue, al fine di prevedere una tendenziale omogeneizzazione del trattamento Iva per i beni e servizi similari, meritevoli di agevolazione in quanto destinati a soddisfare le esigenze di maggior rilevanza sociale». È quanto scritto nella bozza datata 7 marzo del Ddl delega al governo per la riforma fiscale messa a punto dal Ministero delle Finanze. Nel testo si prevede anche di ridurre l’aliquota dell’Iva all’importazione di opere d’arte, estendendo la tassazione ridotta anche alle cessione di oggetti d’arte o da collezione. La bozza, in 22 articoli, è suddivisa in cinque parti: principi generali e tempi di attuazione; tributi; procedimenti e sanzioni; testi unici e codici; disposizioni finanziarie. La misura potrebbe ridurre l’aliquota Iva dal 10 al 5% all’importazione di opere d’arte (in Francia oggi è al 5,5%), estendendola anche alle cessione di oggetti d’arte o da collezione (oggi al 22%). Insomma potrà risultare più conveniente rispetto ad altri paesi importare opere in Italia.
Dare forza alla creatività italiana
La misura va a sostegno della nuova produzione degli artisti italiani che potrebbero veder ridotta l'Iva sulle vendite delle loro opere dal 10 al 5%, ma sarà in generale tutta l'arte italiana a poter godere dell'agevolazione e circolare più facilmente. Per le opere comprate con il regime del margine non cambierebbe niente e manterrebbero l’Iva ordinaria.
Esperienze all’estero sempre più cruciali per gli artisti italiani
Il traguardo non è poco dopo anni di confronto con nazioni, prima il Regno Unito ante Brexit e ora la Francia, che hanno fatto della circolazione in entrata e uscita delle opere d'arte con un'Iva ridotta il cavallo di Troia per accogliere artisti, collezionisti, galleristi e intere collezioni consolidando ancor più il successo di circuiti museali attrattivi per milioni di visitatori. Anche per i musei italiani, infatti significherà maggiore disponibilità di opere per le mostre nel nostro paese.
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