L’arte dell’ospitalità: luci, profumi, bollicine e proiezioni oniriche
Una visita nel cuore della Maison Ruinart per un’immersione nel gusto e nell’arte che esalta i cinque sensi. Con un occhio, sempre, alla sostenibilità ambientale.
3' di lettura
3' di lettura
Una tavola dall’eleganza sobria per solo dodici commensali, illuminata da luci soffuse, dove già pregustiamo i piatti dalla mano leggera e precisa di chef Valérie Radou, abbinati ai calici delle cuvée late disgorgement della Maison.
E improvvisamente la tavola si anima, piatti e posate sembrano fluttuare nell’aria, muoversi e ricomporsi, tralci di vite s’annodano agli steli dei bicchieri e la storia della Maison Ruinart inizia a dipanarsi. Sotto una cupola di luce rosa cipria prende vita l’esperienza più onirica che la Maison abbia mai concepito: “Dîner Immersif Petit R”. Una cena multisensoriale, creata per sovvertire le regole del tempo e lasciare che il sogno si sieda a tavola. In un gioco di luci, profumi e proiezioni immersive, ogni portata diventa un racconto, ogni calice un ricordo in divenire. Lì, nel cuore del nuovo padiglione disegnato da Sou Fujimoto, la materia si dissolve nella visione, e l’arte dell’ospitalità si fonde con quella del desiderio.
Champagne, una storia in evoluzione
Benvenuti a 4 rue des Crayères, dove la storia più antica della Champagne incontra il futuro più lieve. A Reims, la Maison Ruinart si è lasciata attraversare dal tempo e dalle stagioni come una vigna antica e la recente metamorfosi del suo indirizzo storico non è solo un restauro: è un manifesto di stile. Il padiglione, armoniosamente appoggiato tra i palazzi ottocenteschi e i giardini scolpiti dalla biodiversità, è come una goccia di champagne solidificata nella luce. I materiali naturali, la trasparenza delle superfici, il dialogo continuo tra dentro e fuori: tutto parla la lingua della raffinatezza sostenibile.
Arrivarci passeggiando lungo il nuovo Chemin des Crayères, un corridoio di un bianco abbacinante è un atto poetico. Le tracce delle antiche cave di gesso, oggi patrimonio UNESCO, ci accompagnano verso il cuore vivo della Maison: le crayères, cantine scavate fino a 35 metri di profondità, dove le bottiglie riposano come in meditazione. Lì nasce la magia dei Blanc de Blancs, la firma chardonnay che ha reso Ruinart inconfondibile. Il savoir-faire della Maison è un gesto che si tramanda, ma che sa anche reinventarsi: come nel caso della cuvée Blanc Singulier, risposta raffinata ai cambiamenti climatici, capace di interpretare le nuove sfumature del vitigno con audacia e grazia. E di sopravvivere al tempo: nel progetto di late desgorgement parte delle bottiglie non sono sboccate insieme alle altre, ma mantenute sur pointe (a testa in giù) per anni, affinché il riposo sui lieviti ne mantenga la freschezza e l’identità del millesimo, pur facendo evolvere profumi e sensazioni gustative. Un esempio? La straordinaria R de Ruinart 2004, svelata nel 2024, dopo ben vent’anni.






Gregoire%20Machavoine-U14628867166uwM-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=650x341)


Gregoire%20Machavoine-U24752851725Ech-600x313@IlSole24Ore-Web.jpg)


