L’appeal dei prodotti naturali lancia i ricavi di Aboca a quota 400 milioni
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di Nicoletta Picchio
3' di lettura
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Il primo prodotto, 46 anni fa, è stato una crema antirughe per il viso, studiata su un’antica formula descritta nel Papiro di Ebers, un documento del XVI secolo a.C., conservato nella biblioteca dell’università di Lipsia, in Germania: gli antichi egizi erano cultori della bellezza e conoscevano molti rimedi per far restare giovane la pelle. Cera, olio di moringa, mucillagine. E sono questi gli ingredienti del vasetto nero, decorato con il profilo dorato di una donna egiziana, tuttora in vendita.
Da allora ad oggi la filosofia di Aboca è rimasta la stessa: «studiare e valorizzare il rapporto uomo-natura. Tutto quello che serve c’è in natura, si tratta di trovarlo e combinarlo nel modo giusto», dice Valentino Mercati. Una convinzione talmente profonda che nel 1978 ha abbandonato l’attività di vendita di auto per cambiare drasticamente rotta e fondare, appunto, Aboca. Secondo l’etimologia questo termine deriva da Abiga, antico nome dialettale del Camepizio, una pianta medicinale delle proprietà depurative, ed è il luogo dove tutto è iniziato. Nei terreni attorno ad Aboca, in Toscana, già nel 1200 si coltivavano piante officinali, oggi c’è la sede centrale del gruppo. E da qui si continua a progettare il futuro di una realtà imprenditoriale che ha un fatturato complessivo sui circa 400 milioni di euro, 330 legati ai prodotti Aboca, il resto alla rete di farmacie che sono state acquistate; i dipendenti sono arrivati a quota 2.000, di cui 300 all’estero, e la rete distributiva copre 16 paesi, con il grosso della produzione realizzato nella Fabbrica 4.0 a pochi chilometri di distanza, a Pistrino, in provincia di Perugia.
Come è stato possibile passare dalle auto ai prodotti a base naturale? Mercati, nato nel 1939, lo spiega con semplicità: «sono sempre stato curioso e innovatore. Negli anni ’70 si affacciavano i primi movimenti dei Verdi, ho deciso di iscrivermi ad un corso di erboristeria e ho preso il diploma. Da lì mi sono appassionato: Aboca non è un’impresa, ma un progetto di vita. In quel momento sembrava che la chimica dovesse dominare, oggi c’è la riscoperta dell’importanza del mondo vegetale e dei benefici che comporta, puntando all’equilibrio complessivo dell’uomo».
Uomo e natura: una scelta totale per Mercati che ha deciso di vivere in una villa del 1700 in mezzo alle colline toscane e ha acquistato alcune dimore storiche, tra cui Palazzo Bourbon del Monte, a Sansepolcro, un prestigioso palazzo rinascimentale, dove ha realizzato la sede di Aboca Museum, con i suoi percorsi “Erbe e salute nei secoli” e “Aboca Experience”. C’è la Biblioteca Antiqua, una delle collezioni più importanti al mondo con 2.500 volumi che raccontano quattro secoli di botanica, dal XVI al XIX secolo. Ora sta realizzando un recupero delle Leopoldine, abitazioni iconiche della Val di Chiana, destinate ai mezzadri e fatte costruire da Pietro Leopoldo di Lorena. «Facendo parte da anni dell’Associazione dimore storiche italiane, Asdi, mi occupo anche io di salvaguardia, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale privato del nostro paese, così come nella mia impresa dedico il mio impegno ai benefici e alla tradizione degli antichi rimedi. È il legame tra passato e futuro, un modo per comunicare la bellezza e l’identità dei nostri prodotti».
Il fondatore ha lasciato la guida di Aboca al figlio Massimo, per sé ha scelto la presidenza di Bios Therapy, concentrandosi sulla ricerca che per l’azienda è fondamentale e alla quale vengono destinati, dice Mercati, consistenti investimenti. Si punta a crescere «ma non possiamo farlo più del 20% all’anno. Deve crescere tutta la filiera, il 70% delle materie prima dei nostri prodotti le produciamo noi, a partire dal seme. Erbe, api, bachi da seta per le proteine. Ogni anno dobbiamo acquisire almeno cento ettari per mantenere la produzione». Le sfide sono continue: si sta studiando un prodotto per la fragilità ossea, è in atto una ricerca che riguarda i tumori. Ma il perno dell’azienda, l’equilibrio uomo-natura, non cambierà.


