La parola al gestore: Artemis

«L’americana Chevron oggi è un’opportunità»

«Tra le altre aziende che reputo interessanti ci sono la cinese Catl, la norvegese Var Energi e la statunitense Plains Gp»

di Isabella Della Valle

Jacob de Tusch-Lec, gestore della strategia Artemis (Lux) Funds Global Value, Artemis

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Jacob de Tusch-Lec, gestore della strategia Artemis (Lux) Funds Global Value scatta una fotografica in chiaro-scuro sullo stato attuale dei mercati. Individua segmenti ancora attraenti come il farmaceutico o i Paesi emergenti tra le aree geografiche, ma il tutto all’interno di una situazione di volatilità dettata da un clima di incertezza che, come tale, induce comunque a muoversi con cautela.

La volatilità dei listini è in questo momento è molto elevata. Quali sono le sue considerazioni?

Nell’attuale contesto di volatilità, un gestore attivo value cerca buone opportunità. I titoli finanziari hanno un peso rilevante grazie ai multipli contenuti; prezzi interessanti si trovano anche nel farmaceutico e nelle infrastrutture. L’energetico resta attraente, sebbene sia difficile modellare il prezzo del petrolio dopo il rialzo per il conflitto in Iran. Geograficamente, i mercati emergenti offrono ancora opportunità per fattori strutturali, demografia e basso indebitamento. I cicli di crescita secolare spesso finiscono con un crollo rapido: chi è poco esposto al value dovrebbe valutare un riequilibrio.

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IL TITOLO IN BORSA

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Lei pensa che le tensioni geopolitiche siano già state scontate dai mercati?

Con il conflitto e nuovi timori, la sfida resta preservare i guadagni in un contesto incerto. A marzo si è osservata una rotazione settoriale: titoli energetici in rialzo, banche in sofferenza per stagflazione e timori sul credito; gran parte della dinamica è stata guidata dall’inversione dei titoli momentum. Alcuni movimenti sono risultati controintuitivi: difesa, rame e oro non hanno offerto protezione nel conflitto con l’Iran, probabilmente perché reduci da forti rialzi. La struttura di mercato assume un ruolo centrale: investitori retail, hedge fund ed Etf influenzano i prezzi a scapito dei gestori attivi. La concentrazione dei flussi rende i movimenti di mercato meno articolati nei momenti di svolta.

E quali sono le aree geografiche che attualmente sono in grado di offrire opportunità di investimento interessanti?

Gli Stati Uniti rappresentano una quota storicamente elevata dell’indice globale; allinearsi comporterebbe un’esposizione di circa due terzi agli Usa, quota eccessiva per la forte concentrazione nel costoso settore tecnologico, che potrebbe generare perdite in caso di correzione. I mercati emergenti, in particolare la Cina, offrono interessanti opportunità: le aspettative contenute non richiedono performance straordinarie per buoni risultati. Inoltre, presentano fattori strutturali favorevoli, come demografia positiva e basso indebitamento delle famiglie.

I COMPARABLES

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Sui settori che posizione avete?

In passato il mercato penalizzava le società minerarie per le elevate immobilizzazioni, privilegiando le aziende software per la struttura leggera. Oggi, molte società tecnologiche stanno diventando “asset-heavy” finanziandosi con debito, mentre le minerarie riducono l’indebitamento. Questo indica che i multipli prezzo/utili potrebbero parzialmente convergere. Pertanto, le imprese manifatturiere, che producono beni e generano profitti solidi, appaiono improvvisamente più sicure.

In che modo le prospettive di inflazione impattano le decisioni delle banche centrali?

Si è osservata una correzione dei prezzi influenzata dalle aspettative sui tassi in scenari inflazionistici o stagflazionistici, specie con il petrolio sopra i 100 dollari. Ulteriori pressioni derivano dai timori su credito privato e private equity. Restiamo scettici su un inasprimento aggressivo: l’inflazione energetica potrebbe rivelarsi transitoria, portando solo ritardi nei tagli dei tassi. In questo contesto, manteniamo una posizione sovrappesata sulle banche, riducendo l’esposizione all’assicurativo, più sensibile alle tensioni nel credito privato.

IL CONFRONTO

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Al momento, vede maggiori opportunità nelle Pmi o nelle società a grande capitalizzazione?

Dall’inizio del 2026 abbiamo individuato diverse opportunità tra le piccole e medie imprese globali, in particolare in settori caratterizzati da elevate barriere all’ingresso e da una gestione prudente degli investimenti nell’ultimo decennio. Tra queste figurano società attive nel settore petrolifero e del gas statunitense, nel comparto cinese delle attrezzature pesanti, nell’industria mineraria aurifera, nella cantieristica navale cinese e nel settore chimico giapponese.

Come giudica le attuali valutazioni nel settore tecnologico?

C’è incertezza sull’AI e sulla redditività degli investimenti. I titoli growth vincitori potrebbero registrare forti rialzi, catturando la crescita della produttività; tuttavia, una recessione penalizzerebbe il value, più esposto al ciclo economico. Finora l’entusiasmo per l’AI ha sostenuto i titoli growth statunitensi, ma gli investitori temono i costi elevati di Microsoft, Meta e Alphabet senza garanzia di rendimenti. I giganti tecnologici appaiono “prezzati per la perfezione”: bastano pochi segnali di rallentamento per favorire titoli trascurati per anni, diventati ormai convenienti.

Società particolarmente interessanti?

Abbiamo individuato un gruppo di società che, a nostro avviso, trarranno vantaggio, sia nel breve sia nel lungo termine, dalla rivoluzione in atto nei mercati energetici globali. Segnalo in paticolare Catl, produttore cinese di batterie per veicoli elettrici, Var Energi, produttore norvegese di petrolio e gas, Chevron, grande società energetica statunitense e Plains Gp, oleodotti e gasdotti statunitensi.

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