L’Amazzonia ferita in cerca di un nuovo paradigma: la coltivazione
Il “via libera” alla deforestazione, provocata dal presidente Bolsonaro, mostra danni incalcolabili all’ecosistema e un record assoluti di tagli
di Roberto Da Rin
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Sì, certo, è un “polmone verde”. Meglio sarebbe dire una …foresta continentale. L’Amazzonia è grande 18 volte l’Italia. Nel racconto di un emigrato italiano, durante un interminabile viaggio verso una Madonna Nera cui chiedere una grazia, a bordo di una corriera che non correva, i bambini piagnucolavano per la stanchezza. La madre, con affettuosa fermezza: «Non è il viaggio che è lungo, è la fede che è corta».
Una regione geografica, dicevamo, con molti distinguo: per un nativo, il suo habitat. Per qualche brasiliano, una risorsa da sfruttare, per qualcun altro una magnifica ricchezza da tutelare, per i più illuminati, una terra da coltivare. Per un europeo, uno spazio mentale.
L’Amazzonia la si può guardare da prospettive diverse; se il primo passo è risalire ai testi, beh, quelli di Geografia economica ne scrivono così: «Inglobamento del bioma amazzonico nell’ecumene», parole difficili per spiegare che è un luogo dove si trovano condizioni ambientali favorevoli alla dimora permanente dell’uomo.
Il termine Amazzonia è quasi sempre associato a un timore, quello di chi assiste allo scempio di una distruzione incipiente. Il dibattito politico non aiuta, l’ultima provocazione è di pochi giorni fa e arriva da un ministro del governo di Jair Bolsonaro, il presidente del Brasile, che contribuisce più di altri alla sua distruzione.
La partita politica
L’affronto politico è questo: come fermare la deforestazione dell’Amazzonia, l’area verde vitale per la salute del pianeta? Semplice. Basta pagare il Brasile. Il ministro dell’Ambiente brasiliano, Ricardo Salles, ha espresso l’intenzione di chiedere un miliardo di dollari agli Stati Uniti per finanziare la lotta al disboscamento in Amazzonia. Secondo Salles, questa somma sarà utilizzata per ridurre la deforestazione in Amazzonia fino al 40 per cento in un lasso di tempo di 12 mesi.
Non si tratta, ahinoi di una semplice provocazione. Sarà un’istanza proposta al Summit dei prossimi giorni; l’incontro, va ricordato, è stato organizzato dal presidente degli Usa, Joe Biden, che ha invitato Bolsonaro e altri 39 leader mondiali a discutere delle questioni climatiche.


