Nello Stato del Parà, ad esempio, la scorsa settimana si è verificata un'ondata di incendi collegata a un appello degli agricoltori per una “giornata di fuoco” il 10 agosto, secondo i notiziari locali. L'Inpe, attraverso i dati satellitari, ha registrato centinaia di incendi scoppiati in contemporanea nel Parà, dove sono andate perse vaste zone ancora intatte di foresta pluviale. Le aree sgomberate in questa regione sono in genere utilizzate per l'allevamento di bestiame e per la coltivazione di soia da foraggio. E non è finita qui, perché la stagione degli incendi non è ancora arrivata al suo apice, secondo Mikaela Weisse, responsabile del programma brasiliano di Global Forest Watch, che segue da vicino le tendenze della deforestazione attraverso immagini satellitari. La stagione degli incendi in Brasile raggiunge il suo picco tra agosto e ottobre, spiega Weisse. «Questo è solo l'inizio della stagione e per determinare i danni reali sarà cruciale seguire le attività di deforestazione dei prossimi due mesi».
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La deforestazione galoppante renderà ancora più difficile, se non impossibile, mantenere il riscaldamento globale «ben al di sotto» dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, come richiesto dall'Accordo di Parigi per il clima. A causa della deforestazione, gli scienziati stimano che siamo vicini al punto di non ritorno, in cui l’Amazzonia rischia di degradarsi completamente, diventando una savana, il che potrebbe comportare conseguenze gravissime per il resto del pianeta. L’Amazzonia, che copre 2,12 milioni di miglia quadrate, assorbe circa un quarto dei 2,4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica assorbita ogni anno dalle foreste globali. Tuttavia, la capacità della foresta pluviale di assorbire più carbonio di quello che rilascia sta diminuendo, indebolita dal cambiamento del clima, dalla deforestazione e dall'aumento della mortalità degli alberi.
Uno studio condotto da Gomes quest'anno ha scoperto che mentre la deforestazione è la principale minaccia per l'Amazzonia, i cambiamenti climatici e la crescente siccità potrebbero superarla entro pochi decenni, causando un declino delle specie di alberi di quasi il 60 per cento. Nello scenario peggiore, senza politiche efficaci per limitare la deforestazione, lo studio prevede che entro il 2050, la foresta pluviale sarà talmente frammentata da rendere l’ecosistema incapace di assorbire e immagazzinare stabilmente anidride carbonica. «Anche nello scenario più ottimista, la metà delle specie di alberi amazzonici rischia di scomparire. Ma le tendenze che si profilano in questi mesi potrebbero andare anche al di là del nostro scenario peggiore», sostiene Gomes. Se l’Amazzonia si trasformasse in una fonte netta di emissioni di anidride carbonica, il riscaldamento globale subirebbe un'accelerazione senza precedenti.