L’amaro destino del premier che voleva farsi beffe del virus
Boris Johnson era convinto di poter affrontare la minaccia coronavirus minimizzandone l’impatto: ora è in terapia intensiva
di Nicol Degli Innocenti
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LONDRA - Tre settimane fa Boris Johnson aveva avvertito le famiglie britanniche di prepararsi a vedere «molti dei propri cari morire prima che sia giunta la loro ora» per il dilagare dell’epidemia, che aveva paragonato a una guerra da dover combattere e vincere. Lunedì il premier, un uomo di 55 anni pieno di vita, ha passato la notte nel reparto di terapia intensiva di un ospedale londinese, con il fisico prostrato dal coronavirus.
Johnson aveva annunciato il 27 marzo di avere «lievi sintomi» del virus e di essere risultato positivo al test, iniziando il periodo previsto di auto-isolamento. Ha continuato a lavorare da un appartamento “sigillato” a Downing Street, ma le sue condizioni invece di migliorare si sono aggravate. Domenica sera il suo medico aveva deciso di trasferirlo in ospedale perché continuava ad avere la febbre alta e una tosse persistente.
Portato al St Thomas’ Hospital, a due passi da Westminster, proprio di fronte al Big Ben dall’altra parte del Tamigi, Johnson ha avuto bisogno di ossigeno per respirare e poi lunedì sera è stato trasferito in terapia intensiva, anche se secondo i medici non ha per ora bisogno di un respiratore polmonare.
Il testimone a Dominic Raab
Johnson all’inizio non aveva realizzato la gravità del virus che ora lo ha portato in ospedale, costringendolo a passare il testimone al ministro degli Esteri Dominic Raab, il primo segretario di Stato.
Il premier era stato criticato prima per avere sottovalutato l’epidemia, e poi per avere preso provvedimenti inadeguati. Aveva aspettato il 3 marzo per presiedere alla prima riunione del Cobra, il comitato di emergenza. Lo stesso giorno aveva minimizzato l’impatto potenziale del coronavirus e aveva preso in giro il trend di salutarsi gomito contro gomito per non toccarsi, dicendo che intendeva continuare a stringere le mani di tutti. Una settimana dopo si era convertito, invitando i cittadini a evitare qualsiasi contatto e a lavarsi spesso le mani.
Immunità di gregge
Il 13 marzo Johnson aveva annunciato la strategia del Governo di ritardare invece di frenare l’impatto del coronavirus perché l’estensione del contagio al 60% della popolazione avrebbe creato una benefica “immunità di massa” nella popolazione britannica. Il premier era stato criticato per il suo fatalismo e apparente rassegnazione a veder morire decine di migliaia di persone.

