Intervista al fondatore di Entopan

«L’alternativa a tecno-destra e tecno- sinistra si trova nel Mediterraneo»

Si è chiusa la tre giorni del Dialogo di «Harmonic Innovation: Words of Hope for a Magnifica Humanitas» sui temi del lavoro, sviluppo e tutela del territorio ai tempi dell’AI. Cicione: «Una politica industriale per l’innovazione si può costruire dal basso. Questa via passa per l’Italia, per il Mediterraneo e per l’Europa nella misura in cui sapranno ritrovare il coraggio della propria identità. Coniugando spirito, pensiero ed azione». E in relazione al testo del Papa: «Un’enciclica diventa storia attraverso il lavoro concreto di chi ne assume la responsabilità»

Un momento dei lavori di «Words of Hope for a Magnifica Humanitas»

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Si è chiusa la tre giorni del Dialogo di «Harmonic Innovation: Words of Hope for a Magnifica Humanitas», il forum promosso da Entopan, think tank internazionale sui temi dell’economia dello sviluppo e dell’innovazione, in collaborazione con Harmonic Innovation Group e con il gratuito patrocinio del Centro di Alta Formazione Laudato Si’. La prima tappa del percorso internazionale - che toccherà nella primavera del 2027 San Francisco per poi chiudersi a Castel Gandolfo – si è posta il tema del lavoro, dell’impresa, dello sviluppo sociale nell’era dell’AI. Presente il mondo industriale, finanziario e accademico proveniente da Europa, America e Africa. Con i contributi del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Elvira Calderone, del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’innovazione, Alessio Butti e del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Abbiamo chiesto a Francesco Cicione, fondatore di Entopan, una sintesi dei lavori.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il Forum è nato per definire forme concrete di attuazione del Magistero della Magnifica Humanitas attraverso l’Harmonic Innovation Ecosystem. Qual è l’obiettivo nel breve e nel lungo termine?

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«Trasformare l’assemblea di questi giorni in una comunità stabile e fattiva che riconosce nell’innovazione armonica la piattaforma concettuale, industriale ed operativa attraverso la quale promuovere una visione buona del futuro, dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico. Uno strumento al servizio della prospettiva della Magnifica Humanitas. L’innovazione armonica ha offerto un orizzonte di convergenza non solo a movimenti e correnti di ispirazione cattolica come l’economia civile, l’economia di comunione o l’economia sociale, ma anche ad esperienze laiche diffuse che avvertono l’urgenza inespressa di contribuire ad un disegno sapiente di futuro. I lavori di questi giorni ci hanno detto che non è solo possibile: sta succedendo. Sembrava un sogno è diventato un segno. Un segno di speranza. Concreto, tangibile. Nel 1891 la Rerum Novarum produsse la nascita delle casse rurali, delle società di mutuo soccorso, delle cooperative, delle case operaie. Dopo Magnifica Humanitas le infrastrutture equivalenti hanno tre nomi: ecosistemi per l’innovazione, capitali finanziari pazienti, intelligenze artificiali a fondamento dichiarato. Un’enciclica diventa storia attraverso il lavoro concreto di chi ne assume la responsabilità».

Dalla tre giorni di lavori quali sono gli obiettivi emersi?

«Intanto che esiste un Sud che può pensarsi in prospettiva globale, che vuole essere avanguardia e non retroguardia, che vuole e può parlare al mondo e che il mondo può e vuole ascoltare. Se oggi si viene in Calabria da Nairobi, New York, Londra, Parigi, Madrid e Nuova Delhi, è perché una politica industriale per l’innovazione si può costruire dal basso. Poi, ancora, che esiste un’altra via di futuro, alternativa alla tecno-destra capitalista ed alla tecno-sinistra statalista. Che questa via passa per l’Italia, per il Mediterraneo e per l’Europa nella misura in cui sapranno ritrovare il coraggio della propria identità. Che fare innovazione significa coniugare spirito, pensiero ed azione. Che l’etica non può e non deve essere uno strumento di marketing ma una infrastruttura ontologica. Che l’innovazione si è, non si fa. Infine, che il dibattito sul rapporto tra etica e tecnologia non può e non deve essere sviluppato in maniera antinomica ma armonica. Non serve essere apocalittici. Non serve essere integrati».

Insomma, la tecnologia è un dono...

«Sì, la tecnologia è un dono. Come tale va accolta, custodita, coltivata e fatta fruttificare. Tuttavia, un dono si accoglie, si custodisce, si coltiva e si fa fruttificare solo nella verità. Parafrasando Teilhard de Chardin potremmo dire che il futuro sarà di chi saprà donargli senso profondo».

Come approcciare l’Intelligenza artificiale con il magistero della Chiesa?

«Non come un’etica applicata a posteriori, a valle di scelte già compiute da altri. Il Magistero non è un collaudo morale: è un fondamento. Offre ciò che nessun regolatore può generare da se stesso. Offre una dottrina dell’umano non derivata dalle sue prestazioni. Offre una verità dell’umano che lo precede e lo eccede. È la ragione per cui stiamo sviluppando Colnissar, l’AI dell’Harmonic Innovation Ecosystem, prima human-first AI, che abbiamo presentato in anteprima a margine del forum nella sua versione pre-alpha. È stato bello assistere allo stupore di chi, interrogandola, pur in questo stadio molto embrionale, ha ricevuto risposte rare, non neutrali dal punto di vista morale. L’intuizione di lavorare per una AI etica by design ci pone sulla frontiera, come ci è stato riconosciuto dai principali player globali. Anche perché da questa intuizione sono discese concrete soluzioni epistemologiche, architetturali e infrastrutturali che rendono Colnissar un prodotto disruptive».

Francesco Cicione

Francesco Cicione, fondatore di Entopan

Di chi è il valore di ciò che viene generato dall’utilizzo dell’AI?

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«È la domanda più radicale emersa dai tavoli, e non ha ancora una risposta condivisa. Ma un punto fermo c’è: il valore è collettivo nella genesi e privato nell’appropriazione. Un modello addestrato sul sapere di tutti e capitalizzato da pochi non è innovazione ma strumento di dominio. Magnifica Humanitas compie qui il passaggio forse più radicale e meno commentato, includendo brevetti, algoritmi, infrastrutture e dati tra i beni soggetti a destinazione universale. Il calcolo è la nuova terra. E sulla terra recintata la Dottrina sociale ha già scritto tutto, millesettecento anni prima di Marx. Vale per le persone. Vale per i territori».

Quale è il modo per restituire?

«Se un valore deriva da informazioni ricavate su dati estratti da un territorio, quel valore potrà certo essere condiviso ma è importante che il territorio stesso non ne sia privato, o si ritrovi al pari di altri a dover pagare per potervi accedere. Bisogna passare da un modello estrattivo ad un modello generativo».

Se il tempo liberato nei processi manifatturieri è tempo guadagnato, a chi va restituito?

«Il verbo “restituire” contiene già la risposta: si restituisce ciò che era di qualcuno. Il tempo liberato non è un residuo di processo, è la materia di cui è fatta una vita. Appartiene a chi lavora prima ancora che all’impresa. Ma di certo il tempo guadagnato stando davanti a degli schermi non ha senso che venga usato per continuare a stare davanti a quelli stessi schermi. Dai tavoli di lavoro sono emerse alcune proposte: settimane lavorative corte come alternativa al reddito universale o, ancora meglio, ore retribuite per lavori sociali e di volontariato. Anche il tempo ci è dato in dono. Dunque, anche il tempo esige di essere accolto, custodito, coltivato e fatto fruttificare».

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