Il caso

L’AI non funziona, Ford richiama 350 ingegneri umani

La decisione della casa automobilistica, che non è senza precedenti: film già visto (tra gli altri) in Klarna e McDonald’s

di Biagio Simonetta

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A volte ci ripensano. È il caso di Ford, che nelle ultime settimane ha richiamato circa 350 ingegneri esperti dopo che i suoi sistemi automatizzati di controllo qualità, basati sull’intelligenza artificiale, non avevano raggiunto i livelli attesi. Un dietrofront che ha quasi del clamoroso, per un’azienda che negli ultimi anni aveva scommesso pesantemente sull’AI. E forse la la frase che fotografa meglio questa marcia indietro è quella del vicepresidente per l’hardware dei veicoli, Charles Poon. «Pensavano - ha detto - che bastasse introdurre l’intelligenza artificiale e darle in pasto i requisiti di progettazione esistenti per ottenere un prodotto di alta qualità». Si sbagliavano.

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Il chief operating officer della casa automobilistica, Kumar Galhotra, ha aggiunto che l’azienda si era affidata in misura crescente ai sistemi automatici di qualità, con risultati deludenti, e che ha quindi richiamato gli specialisti incaricati di scovare i punti deboli prima che un componente arrivi in fabbrica.

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C’è da dire che, secondo Poon, il problema non è stato solo lo strumento (cioè l’AI), quanto il fatto che i tecnici più esperti avevano lasciato l’azienda prima ancora di poter trasferire le proprie competenze ai sistemi che avrebbero dovuto rimpiazzarli. E senza quel sapere, l’automazione ha amplificato gli input deboli invece di correggerli.

Il contesto, però, rimane quello di un’azienda che ha scommesso fortemente sull’AI, e continua a puntarci. Ad oggi, infatti, Ford ha aggiunto oltre centomila nuovi test basati su AI, ed è al primo posto e parte del compito degli ingegneri richiamati sarà proprio quello di addestrare quegli stessi strumenti.

«L’intelligenza artificiale lascerà indietro molti impiegati», ha dichiarato Jim Farley, ceo di Ford, in un’intervista con l’autore Walter Isaacson lo scorso giugno. E nel corso di una teleconferenza sui risultati finanziari di ottobre, il direttore operativo Kumar Galhotra, ha annunciato che l’azienda stava «implementando l’intelligenza artificiale nell’intero sistema industriale», come l’installazione di 900 telecamere dotate di AI negli stabilimenti «per rilevare i problemi di qualità alla fonte e aiutarci a mitigare le interruzioni di fornitura».

C’è un dato, però, che merita attenzione: la stessa Ford resta la casa automobilistica statunitense con il maggior numero di richiami nel 2026 (51 campagne nei primi sei mesi). Al di là di quanto l’AI abbia influito su questo primato, la marcia indietro sembra comunque un tentativo di riparare un danno. E qui finisce la cronaca e comincia la parte che rende la storia interessante. Perché Ford non è la prima azienda a tornare sui propri passi. Anzi, è solo l’ultima.

I precedenti

Il precedente più solido è quello Klarna. La fintech svedese nel 2024 si era vantata di un assistente AI, costruito con OpenAI, capace di svolgere il lavoro di settecento addetti al servizio clienti. A inizio 2026 il fondatore e amministratore delegato Sebastian Siemiatkowski ha detto a Bloomberg che quella strategia non era la strada giusta e che l’azienda stava tornando ad assumere persone, perché un cliente deve sempre poter parlare con un essere umano quando lo chiede. La sintesi del suo ripensamento, affidata sempre a Bloomberg, è semplice: erano andati troppo oltre. Certo, va detto anche che la stessa azienda svedese ha respinto la parola dietrofront, ricordando di non aver mai smantellato del tutto il supporto umano. Ma la direzione è cambiata. E il caso è diventato il modello di riferimento per chi nel settore guarda a cosa succede quando si sostituiscono le persone tutte in una volta.

Lo stesso copione si è ripetuto, in modo più rumoroso, nel fast food. McDonald’s ha abbandonato il suo esperimento di ordini automatici ai drive-through, sviluppato con IBM, dopo una serie di errori finiti sui social, dalla pancetta versata nel gelato agli ordini gonfiati con centinaia di crocchette.

Taco Bell, dopo aver gestito più di due milioni di ordini con la voce automatica, sta ripensando l’intero progetto, dopo alcuni casi emblematici (come quello del cliente che ha ordinato diciottomila bicchieri d’acqua per mandare in tilt il sistema e farsi passare un operatore in carne e ossa).

Il filo comune, in tutti questi casi, è che l’automazione ha finito per appoggiarsi agli umani chiamati a rimediare ai suoi errori.

E vale la pena evidenziare che non si tratta di episodi isolati. Secondo dati della società di analisi Visier riportati da Axios, la quota di dipendenti licenziati che vengono poi riassunti dallo stesso datore di lavoro è in aumento, un segnale che molte aziende stanno toccando con mano i limiti dell’intelligenza artificiale e tornano a investire sulle persone.

AI washing

Resta però una cautela necessaria, che vale per Ford come per gli altri. Una parte di quei tagli attribuiti all’AI non era davvero motivata dall’AI. Diverse società di ricerca parlano apertamente di “AI washing”, cioè dell’abitudine a presentare come effetto della tecnologia licenziamenti decisi per ragioni di bilancio. Un modo, insomma, per scaricare sull’AI le responsabilità di alcuni tagli. Tanto l’intelligenza artificiale non se la prende. Almeno per ora.

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