L’AI nel calice: l’ultima frontiera dell’hi-tech rivoluziona la degustazione
Dalla vigne all’enoteca, le intelligenze artificiali lavorano a fianco di enologi e sommelier per migliorare qualità e originalità delle bottiglie.
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I profumi e i sentori. Le immagini di grappoli al tramonto. L’emozione del primo sorso. Tutto ciò che circonda la viticoltura è da sempre ammantato di romanticismo e di un’idea di artigianalità. Che però, senza togliere nulla all’apporto umano, negli ultimi anni si accompagna a una ricerca scientifica e tecnologica avanzatissima. “È indubbio e già lo vediamo: l’analisi dei Big Data e l’AI possono migliorare tutte le fasi dell’enologia”, spiega Guido Di Fraia, docente dello IULM di Milano, fondatore e Ceo del Laboratorio di Intelligenza Artificiale IULM AI Lab. Dalla produzione, dove l’analisi di grandi quantitativi di dati è ormai compagna fissa di enologi e viticoltori, fino all’esperienza di chi il calice lo apprezza durante una cena: “Oggi con l’AI si controllano le esigenze di ogni singola pianta, si scelgono le leguminose e graminacee da seminare tra i filari per l’agricoltura generativa, si creano nuove cuvée e blend e si progettano le campagne di comunicazione e marketing. L’intera filiera del vino deve qualcosa alle intelligenze che definirei aumentate, non artificiali, perché di fatto non sostituiscono mai l’uomo, ma lo sollevano da compiti ripetitivi”. Permettendo così agli enologi di concentrarsi su qualità e innovazione nel calice.
Filari e cantine tecnologici
Le cantine Palmaz, in Napa Valley, usano già da tempo Big Data e intelligenza artificiale per monitorare la crescita, la fermentazione dei mosti e anche l’evoluzione in botte. La Gamble Family Vineyards, sempre in Napa Valley, utilizza droni sulle vigne per raccogliere dati su piante e clima, mentre Signal Ridge Vineyards, nella zona di Mendocino, sfrutta modelli predittivi di AI per analizzare le viti e intervenire solo se e dove necessario. L’idea alla base, per tutti, è quella di una maggiore sostenibilità, limitando l’uso di pesticidi e altri trattamenti inquinanti. E l’AI arriva pure sottacqua: gli specialisti di Underwater Wines, che da anni affinano i vini sotto il mare, stanno integrando i dati raccolti con l’AI e lavorano a una nuova Smart Cage, la cassa dove conservare le bottiglie sul fondo del mare, con sensori di ogni tipo per monitorare in tempo reale tutti i parametri di evoluzione.











