L’Abruzzo «dichiara guerra» al vino da tavola senza etichette
Il 60% della produzione locale è ancora indifferenziata spiega il presidente del Consorzio di tutela vini Valentino Di Campli: «Dobbiamo creare le condizioni per ridurre questa percentuale di un terzo».
di Giorgio Dell'Orefice
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Guerra aperta in Abruzzo al vino da tavola. È quella che ha dichiarato il Consorzio di tutela vini d’Abruzzo, principale realtà consortile della Regione - 6mila soci, 17mila ettari di superfici vitate, 150 milioni di bottiglie vendute per un giro d’affari di oltre 300 milioni di euro realizzato ormai per il 50% all’estero - per rilanciare il settore in questo difficile 2020.
«Lo scorso anno – spiega il presidente del Consorzio di tutela vini d’Abruzzo, Valentino Di Campli – le vendite all’estero di Montepulciano erano cresciute del 12%. Un trend proseguito nel primo trimestre di quest’anno con un altro +10%. Poi la crisi del Covid-19 e ora ci troviamo con l’export in flessione del 3% e con le giacenze di prodotto in crescita a causa del rallentamento delle vendite in Italia e all’estero. Dobbiamo correre ai ripari con alcune azioni di carattere strutturale».
Il principale punto di debolezza da aggredire per il settore vitivinicolo regionale è stato individuato nella percentuale ancora elevata di vino commercializzato senza denominazione.
La «guerra al vino da tavola» verrà combattuta con le armi della persuasione ovvero creando le condizioni perché sia sempre più appetibile per i produttori aderire a una denominazione d’origine. «D’altro canto che non sia più conveniente produrre vino da tavola – spiega il presidente del Consorzio vini d’Abruzzo, Valentino Di Campli – lo dice il mercato. Per garantire una remuneratività ai produttori occorre necessariamente alzare l’asticella. Ormai neanche più la distillazione è tale da consentire di assorbire il prodotto come dimostrato dalla recente campagna di distillazione di crisi per la quale sono stati spesi in Italia appena 14 milioni di euro contro i 50 stanziati. E il trend nazionale è stato confermato anche dai dati della nostra regione».
La strada intrapresa dal Consorzio per portare avanti questa battaglia al vino indifferenziato è quindi quella di un corpus di modifiche al disciplinare di produzione dei vini tutelati per valorizzare i territori e le varietà autoctone. Un percorso avviato a dicembre 2018 e che, dopo aver concluso l’iter del confronto nella filiera e con l’amministrazione regionale nei prossimi giorni dovrebbe approdare all’esame del Comitato vini del ministero delle Politiche agricole per il via libera definitivo.


