Il campo dei democratici

L’80% dei fondi per Harris arriva da enti e cittadini

Alla vigilia del voto l’attuale vicepresidente vanta un sostegno diffuso, ma anche grandi sponsor come Gates e Bloomberg

dal nostro inviato a New York Luca Veronese

4' di lettura

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«I nostri finanziatori sono in gran parte cittadini e associazioni di non grandi dimensioni, abbiamo anche molti grandi donatori e super Pac, ma il loro contributo vale meno del 20% del totale di quanto abbiamo raccolto per organizzare le nostre attività», ha spiegato Jen O’Malley Dillon, responsabile della campagna elettorale di Kamala Harris. I grandi finanziatori non hanno per i democratici il peso che hanno per Donald Trump. Al fianco di Harris ci sono tuttavia una serie di figure di spicco, miliardari molto noti, che pur non volendo esporsi troppo nei rally elettorali, fanno la differenza nel sostenere la candidata progressista: e la fanno con i milioni di dollari messi nella campagna e ancora di più con il loro carisma.

La campagna di Harris ha incassato 1,76 miliardi di dollari attraverso i gruppi organizzati dal partito democratico per le elezioni. E ha potuto fare affidamento su quasi 400 milioni di dollari donati da un numero ristretto di miliardari. La famiglia Soros, con il padre George e il figlio Alex, molto attivo nell’organizzazione degli eventi per Harris. E poi Bill Gates, Michael Bloomberg, ma anche Dustin Moskovitz e Reid Hoffman. E più defilato Jamie Dimon di JpMorgan Chase. Tutti hanno scelto di schierarsi per i democratici, dopo avere analizzato l’importanza di queste elezioni, per l’economia e per la democrazia americana. Mettendo in gioco la loro reputazione e sfidando le minacce di Trump contro chi osa contrapporsi all’avanzata della destra populista dell’America First.

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«Supporto i candidati che dimostrano impegno nel migliorare l’assistenza sanitaria, ridurre la povertà e combattere il cambiamento climatico negli Stati Uniti e nel mondo», ha detto Gates al New York Times. «Ho una lunga storia di collaborazione con leader di tutto lo spettro politico, ma – ha aggiunto – questa elezione è diversa, con un significato senza precedenti per gli americani e le persone più vulnerabili in tutto il mondo».

Il fondatore di Microsoft, una delle persone più ricche del mondo, non ha espresso pubblicamente il suo appoggio ad Harris ma – secondo quanto risulta al quotidiano statunitense, che cita tre persone informate sulla questione – ha dichiarato in privato di aver, nelle scorse settimane, staccato un assegno da 50 milioni di dollari a favore di Future Forward, un’organizzazione che sostiene la corsa alla Casa Bianca della vicepresidente Harris. Dopo decenni trascorsi lontano dalla politica e confermando la disponibilità a lavorare con chiunque venga eletto presidente, Gates ha deciso di agire perché «queste elezioni sono diverse», come avrebbe confidato anche a Michael Bloomberg.

Dal 2010 negli Stati Uniti è consentito ai singoli individui di donare somme illimitate ai candidati attraverso i super gruppi di azione politica: i Pac – Political Action Committee – che non fanno parte formalmente nelle campagne elettorali ufficiali.

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E anche Bloomberg – cofondatore e proprietario della società di servizi finanziari, software e mass media che porta il suo nome – avrebbe deciso di muoversi finanziando i democratici con 50 milioni di dollari. Sindaco di New York per dieci anni fino al 2013, un patrimonio stimato da Forbes in oltre 104 miliardi di dollari, Bloomberg non è mai stato un fan di Trump e avrebbe confermato – lo scrive sempre il New York Times – la sua decisione al telefono con Harris, dopo mesi di pressioni. Nel 2019 aveva ha detto di aver trovato «offensivi», «l’atteggiamento, lo stile e la mancanza di civiltà» di Trump: aveva speso più di un miliardo di dollari per una campagna presidenziale senza possibilità, per poi aiutare Joe Biden a vincere.

In aiuto di Harris si è schierato anche Dustin Moskovitz, fondatore di Facebook assieme a Mark Zuckerberg, prima di fondare la società di software Asana. Moskovitz, con un endorsement pubblico, ha donato 38 milioni di dollari al super Pac pro-Harris Future Forward e più di un milione di dollari ad altri gruppi dei democratici. Moskovitz ha sempre avuto posizioni molto critiche anche nei confronti di Elon Musk, il grande sodale di Trump, e dei suoi business, a cominciare dalle auto a guida autonoma.

Mentre altri membri del cosiddetto gruppo di PayPal – Musk, il conduttore David Sacks e Keith Rabois – hanno appoggiato Trump, il cofondatore di LinkedIn, Reid Hoffman, è emerso pubblicamente come uno dei principali donatori di Kamala Harris. Hoffman ha donato 10 milioni di dollari a Future Forward, e altri 6 milioni di dollari al Republican Accountability Pac, che diffonde le testimonianze e le accuse di ex sostenitori di Trump passati ai democratici.

«L’ex presidente Trump promette il mondo, senza avere un piano. La sua agenda economica è un miscuglio miope di politiche che si tradurranno in un’inflazione più alta, una minore stabilità e una crescita più bassa», ha spiegato Hoffman. Tra le grandi società tecnologiche in molti sperano che da Harris alla Casa Bianca possa arrivare un approccio amichevole che includa anche le regole antitrust. Tutti temono Trump, che giudicano inaffidabile e pronto a vendicarsi di chi non è dalla sua parte.

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