Koizumi: «Preoccupati dalla Cina. No a fratture tra Stati Uniti ed Europa»
Il ministro della Difesa giapponese è intervenuto allo Shangri-La Dialogue per difendere il ruolo di Tokyo e chiedere unità tra i Paesi democratici
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
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NEW DELHI - Il duro confronto che va avanti da mesi tra Tokyo e Pechino si è arricchito domenica di un nuovo capitolo quando il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha rispedito al mittente le accuse di «nuovo militarismo» mosse nelle scorse settimane dalla leadership cinese e ha criticato i sempre più massicci investimenti dell’Esercito di liberazione del popolo e le sue crescenti attività nella regione.
«L’approccio della Cina nelle sue relazioni con il mondo esterno e le sue attività militari sono motivo di seria preoccupazione per il Giappone e, allo stesso tempo, per la comunità internazionale», ha detto Koizumi intervenendo allo Shangri-La Dialogue di Singapore, 24 ore dopo che il Segretario della Difesa Usa Pete Hegseth aveva scelto, per una volta, la strada della prudenza istituzionale nel parlare della crescente assertività militare cinese.
Koizumi ha colto l’occasione offerta dal principale simposio asiatico in materia di strategia e difesa per respingere le recenti critiche giunte dal ministero degli Esteri cinese secondo cui il Giappone starebbe abbracciando un nuovo militarismo.
«Rifletteteci - ha detto Koizumi ai partecipanti del simposio - c’è un Paese che possiede un enorme arsenale di armi nucleari e bombardieri strategici. Il Giappone non possiede né tali armi né tali mezzi e, tuttavia il suo viene etichettato come “nuovo militarismo”. Non è strano?».
Le tensioni tra i due Paesi
Sotto la premiership di Sanae Takaichi, i rapporti tra la Cina e il Giappone si sono rapidamente deteriorati. Dapprima per alcune considerazioni fatte dalla premier su Taiwan e sul ruolo attivo che Tokyo sarebbe di fatto obbligata a svolgere in caso di invasione dell’isola da parte dalla Cina. Quindi per una serie di iniziative del governo nipponico che hanno confermato come il Giappone sia intenzionato a imprimere un’accelerazione al suo processo di emancipazione dalla Costituzione pacifista scritta dalle forze di occupazione americane alla fine della Seconda guerra mondiale.







