Diplokma / Pulse

Kivu, la «catastrofe» sui confini e gli accordi Ue con il Ruanda

La commissaria Lahbib denuncia le condizioni della frontiera orientale della Rd Congo, ma c’è chi contesta gli accordi minerari con una delle due parti in causa

dal nostro corrispondente Alberto Magnani

Willy Ngoma, portavoce degli M23, ucciso da un attacco via drone a gennaio

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Nairobi - Nessuna delegazione della Ue era entrata Goma, sui confini orientali della Repubblica democratica del Congo, dall’inizio dell’avanzata degli M23 nel gennaio 2025: l’offensiva dei miliziani filo-ruandesi in conflitto con l’esercito regolare di Kinshasa. Dopo una visita ad alcune strutture della città, la commissaria Hadja Lahbib ha riassunto il tutto con un aggettivo. Il più immediato: la situazione è «catastrofica», ha detto la commissaria, evidenziando «violazioni crescenti e flagranti del diritto internazionale umanitario».

Lahbib, in viaggio fra Ruanda, Repubblica democratica del Congo e Burundi, ha annunciato la mobilitazione di oltre 81 milioni di euro «nella regione dei Grandi Laghi» e dichiarato il suo pressing sull’apertura di «canali umanitari» per l’afflusso di aiuti nella regione. L’impegno «deve essere pienamente rispettato», ha detto Lahbib, anche se le premesse della crisi pendono a sfavore e c’è chi fa notare un cortocircuito originario: gli accordi minerari siglati da Bruxelles con il Ruanda, una delle due fazioni de facto del conflitto, nel mirino degli osservatori internazionali per il suo sostegno alle milizie M23 e il traffico illecito di minerali estratti sui confini orientali della Repubblica democratica del Congo. La stessa Repubblica democratica del Congo ha accusato Bruxelles di un «doppio standard» fra le critiche mosse a Kigali e il mantenimento di intese commerciali.

Loading...

Qualcosa si è mosso da allora. L’alta commissaria per la politica Estera dell’Unione europea, Kaja Kallas aveva annunciato l’avvio di una «revisione» degli accordi e la stessa Ue ha sanzionato alcune figure legate agli M23. Ancora poco, secondo le critiche di chi imputa a Bruxelles un approccio troppo «passivo» rispetto alla portata della crisi e al potere negoziale implicito nelle intese.

Il conflitto nella Rd Congo e il ruolo della Ue

Il conflitto nel Kivu, una provincia sui confini orientali della Repubblica democratica del Congo, si consuma fra l’esercito regolare congolese e alleati contro i miliziani M23, sigla di Movimento 23 Marzo, una fazione di ribelli tutsi che opera nell’area e si ritiene essere finanziata dal Rwanda (Kigali ha sempre smentito).

Le ostilità sono esplose a intermittenza negli ultimi anni, con un’accelerazione ingranata a inizio 2025 con l’avanzata degli M23 oltre i confini, la conquista di Goma e mire di espansione sul resto della frontiera orientale. La contabilità esatta della crisi oscilla fra stime diverse, anche se datin della stessa Ue registrano almeno 8,2 milioni di sfollati su scala congolese e 28 milioni di cittadini ridotti in condizioni di fame acuta. In teoria Rd Congo e Ruanda avrebbero raggiunto una tregua mediata da Usa e Qatar a dicembre, i cosiddetti «accordi di Washington», lungo un doppio binario di intese minerarie e una tregua dalle ostilità. I primi sembrano essersi messi in moto, la seconda ha vacillato da subito e ha registrato diverse violazioni dopo e durante la firma stessa degli accordi. La temperatura dello scontro può alzarsi ancora dopo che un attacco via drone ha ucciso il portavoce degli M23 Willy Ngoma.

Sullo sfondo della contesa, e delle sue implicazioni diplomatiche, Bruxelles ha sempre sposato una linea di equilibrio, criticata da alcuni come ambivalenza. Le condanne comunitarie alle opacità del Ruanda sugli M23 sono anche sfociate in sanzioni, senza intaccare però gli accordi al cuore delle critiche: il memorandum of understanding siglato a giugno del 2024 e destinato a imbastire una collaborazione sulle «catene del valore delle materie prime sostenibili». L’intesa formalizza una «stretta cooperazione» fra Ue e Ruanda nelle cinque aree di integrazione delle catene di valore dei minerali, cooperazione su produzione sostenibile e responsabile, mobilitazione dei finanziamenti per le infrastrutture, ricerca e innovazione per la condivisione delle tecnologie e building of capacity, la costruzione di capacità tecnica sulla filiera.

Il Parlamento Ue ha condannato apertamente l’intesa e si è espresso, solo a settembre 2025, contro gli «abusi» imputati a Kigali nelle sue attività complessive. Il cambio di rotta più netto dovrebbe essere incluso nella «revisione» annunciata dal ministro degli Esteri Ue e nelle misure ritorsive annunciate da Bruxelles. Gli effetti rischiano di essere impercettibili: «L’Ue sembra aver rinunciato alla maggior parte della sua influenza politica.- spiega Philippe Dam di Human Rights Watch, una Ong statunitense - Anziché esercitare pressioni, ha adottato una posizione passiva, non utilizzando gli strumenti esistenti, come sanzioni e accordi bilaterali, come monito politico nei confronti del Ruanda».

Nonostante i memorandum d’intesa richiedessero trasparenza e responsabilità, «Kigali ha fallito su entrambi i fronti - dice Dam - L’UE deve chiarire che il Ruanda dovrà affrontare un costo politico per il suo comportamento nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo; la “revisione” annunciata da Kaja Kallas è priva di significato senza azioni concrete e prove di un effettivo miglioramento sul campo».

*Questo articolo rientra nel progetto Pulse ed è stato realizzato con la collaborazione della testata Hvg-Eurologus.

Riproduzione riservata ©
  • Alberto Magnani

    Alberto MagnaniCorrispondente

    Luogo: Nairobi

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti