«Kiritsis è il primo eroe di un reality thriller finanziario. Io temo i debiti e li pago subito»
Il regista indipendente racconta l’ultimo film, «Dead Man’s wire», su un vero sequestro, avvenuto negli anni 70 negli Usa, con le trattative che avvennero in diretta tv
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Sospira tentando di trattenere l’aria per non essere scortese Gus Van Sant e volge ogni tanto gli occhi impazienti al cielo. La proverbiale timidezza e ritrosia dell’ex ragazzo ribelle del cinema americano, nato a Louisville nel 1952, non è una posa. I capelli, oramai grigi, portati sempre con la riga in parte da bravo ragazzo, la camicia nera a maniche corte con tenui rilievi orientaleggianti, Van Sant aspetta tamburellando le dita sul dorso delle mani il patibolo cui si deve sottoporre per pubblicizzare il suo ultimo notevolissimo film, Dead man’s wire, che potrebbe tradursi Il filo metallico dell’uomo morto, nei cinema il prossimo anno.
Proiettato Fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, sarebbe potuto stare benissimo in gara, perché, tratto da una storia vera, è un tesissimo film psicologico, d’azione e thriller, con cui Van Sant torna ai vecchi allori dopo l’andamento cinematograficamente altalenante degli ultimi anni.
Dead man’s wire racconta il primo caso di spettacolarizzazione televisiva di un evento di cronaca. Siamo nel 1977, a Indianapolis, e l’ex agente immobiliare Tony Kiritsis, ritenendo di essere stato truffato dalla sua banca, si arma di un fucile a canne mozze e rapisce il figlio del proprietario dell’istituto di credito, la Meridian Mortgage Company. Lo tiene agganciato con un filo di ferro stretto al collo come un cappio e collegato al grilletto, in modo da impedirgli mosse false. Kiritsis ama essere ripreso e dialogare con i media, diventando involontariamente il primo protagonista di un reality show. Le trattative, trasmesse in diretta tv, hanno tenuto con il fiato sospeso gli americani per 63 ore.
Kiritsis è diventato un eroe in bene e in male. Esiste una foto famosissima della “strana coppia” (reperibile su Internet) che fece vincere
al freelance John H. Blair il Pulitzer per il miglior scatto di cronaca.









