«Terzo Fattore»

Kenya, sostenere le start up per favorire lo sviluppo

Con 50 milioni di dollari della Banca Mondiale, il governo locale stimola l’ecosistema con la collaborazione di E4Impact

di Matilde Biella

4' di lettura

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«Siamo tutti imprenditori». Così dice un giovane innovatore kenyota , sintetizzando lo spirito di un paese che sta ridefinendo la propria identità economica attraverso l’innovazione e il dinamismo delle nuove generazioni. Nel solo terzo trimestre del 2024, il progetto Skies ha supportato 613 start up, di cui il 45% guidate da donne, contribuendo a rafforzare l’ecosistema imprenditoriale del Kenya. Un dato che colpisce, considerando che il paese ospita uno dei più vivaci hub di innovazione del continente africano ma soffre ancora per la mancanza di risorse dedicate alle imprese emergenti.

Potenziare incubatori e formare i giovani

Finanziato dalla Banca Mondiale con 50 milioni di dollari e implementato dal Ministero degli Investimenti, Commercio e Industria del Kenya in collaborazione con E4Impact Foundation e Spineberg Ltd, il progetto Skies (Strengthening Kenya’s Innovation Ecosystem) punta a trasformare il panorama delle startup locali. L’obiettivo è potenziare 13 acceleratori, incubatori e tech bootcamp e formare centinaia di giovani nel settore tecnologico, garantendo strumenti concreti per la crescita economica del paese.

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Uno dei protagonisti è E4Impact Foundation, organizzazione italiana nata nel 2010 come iniziativa di Altis – Università Cattolica del Sacro Cuore, nel 2015 E4Impact è diventata una fondazione grazie al contributo di importanti aziende italiane. Il suo scopo è promuovere lo sviluppo sostenibile in Africa attraverso programmi di formazione imprenditoriale e accelerazione d’impresa in 20 paesi africani: in quanto management firm svolge un ruolo chiave nell’assicurare che gli intermediari possano migliorare le proprie capacità attraverso piani di miglioramento delle performance, workshop mirati, monitoraggio continuo e consulenze strategiche oltre che di supervisione sulla complessa struttura di finanziamento basata su rimborso e matching grant.

Un paese giovane e ambizioso

Una “rivoluzione imprenditoriale”: così Bob Collymore, ceo di Safaricom, una delle principali compagnie di telecomunicazioni kenyote, ha descritto la trasformazione in atto nel paese. Il Kenya è già una fucina di innovazione: Nairobi ospita uffici di giganti tecnologici come Google e Microsoft, mentre M-Pesa ha rivoluzionato i pagamenti digitali.

Tuttavia, le start up locali incontrano ancora molte difficoltà nell’accesso ai finanziamenti e nel consolidamento delle loro attività. Gli intermediari (acceleratori, incubatori o bootcamp tecnologici) svolgono un ruolo cruciale in questo contesto, fornendo mentorship e spazi di lavoro, ma spesso non hanno le risorse per soddisfare appieno le esigenze dei nuovi imprenditori.

Gli intermediari facilitano le opportunità

Qui entra in gioco Skies, che punta a rafforzare gli attori chiave dell’ecosistema, rendendoli capaci di offrire supporto su misura. «Lavorare direttamente con gli intermediari è una scelta strategica», spiega Linet Mariita, M&E Specialist a E4Impact. «Le start up hanno idee brillanti, ma senza una guida rischiano di perdersi. Gli intermediari hanno già costruito rapporti con investitori e aziende, facilitando l’accesso a finanziamenti e opportunità ».

Un esempio concreto è Ruth Wambui Maina, un’innovatrice supportata dal Mount Kenya University Innovation and Incubation Centre: «Questo percorso di incubazione è stato cruciale per portare avanti la mia idea e trasformarla in una realtà concreta. Ho imparato a gestire meglio la mia attività e a costruire un business sostenibile».

Il valore degli acceleratori rispetto al supporto diretto alle start up è evidente: «Se si agisse direttamente sulle start up, si potrebbero ottenere risultati a breve termine, ma gli intermediari hanno il vantaggio di un network già consolidato. Quando un imprenditore cerca finanziamenti, passare attraverso un’organizzazione strutturata semplifica enormemente il processo», precisa Linet Mariita.

Formare i talenti del futuro

Con l’80% della popolazione sotto i 35 anni e una crescita economica costante (World Bank), il Kenya ha un’enorme opportunità: investire nei suoi giovani per accelerare il cambiamento.

Non sono solo le start up, infatti, a trarre vantaggio dal progetto. Il programma Rapid Tech Skills, parte di Skies, punta a colmare il gap di competenze nel settore tecnologico, formando universitari in sviluppo software, cybersecurity e analisi dati. Tra luglio e agosto 2024, 236 studenti hanno completato la formazione, con il 38% di partecipazione femminile. Il 18% ha già trovato impiego nel settore tech, mentre il 70% sta sviluppando progetti nati durante il programma.

Sumaiya Jelle, studentessa della Kenyatta University, racconta: «Questo programma mi ha dato gli strumenti per affrontare il mondo del lavoro con più sicurezza. Ora mi sento pronta a contribuire all’innovazione in Kenya.»

Anche uno studente della Dedan Kimathi University of Technology ha tratto vantaggio dal programma: «Grazie alle competenze di cybersecurity acquisite nel corso, ho ottenuto un tirocinio in una start up locale e sto già lavorando su progetti reali».

Un modello replicabile

Il Kenya, con il suo dinamico ecosistema imprenditoriale, dimostra ogni giorno come le opportunità nascano dall’incontro tra connessioni, idee condivise e collaborazioni. Nonostante l’immagine del Kenya come paese arretrato sia ancora diffusa, il dinamismo dell’ecosistema imprenditoriale kenyota smentisce questa narrativa, dimostrando come il paese stia guidando il cambiamento tecnologico e sociale nel continente.

L’impatto di progetti come Skies è evidente nel rafforzamento dell’ecosistema imprenditoriale e nella crescita delle opportunità per i giovani innovatori. Con risorse limitate ma una visione chiara, affrontano sfide enormi come la povertà e l’insicurezza alimentare, portando innovazione nelle loro comunità.

Skies è un esempio di cooperazione orizzontale, in cui le soluzioni nascono in Kenya per affrontare problemi kenyoti. Questa prospettiva locale, rafforzata da partnership internazionali strategiche, crea un modello di sviluppo sostenibile replicabile in altre realtà africane.

Come affermano gli stessi giovani imprenditori kenyoti: il cambiamento è già in atto, e Skies lo sta accelerando.

Matilde Biella partecipa a “Terzo Fattore”, una partnership tra Il Sole 24 Ore e l’Università Cattolica con il sostegno di TechSoup. L’iniziativa vuole promuovere la conoscenza del terzo settore. Gli studenti effettuano stage in organizzazioni non profit e raccontano gli aspetti più significativi delle loro esperienze.

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