Medio Oriente

Katz annuncia insediamenti a Gaza, poi il dietrofront. Israele proroga legge che ha fatto chiudere al Jazeera

La diplomazia si muove dopo l’attacco mortale a un evento di Hanukkah a Sidney, con l’invito del premier australiano Anthony Albanese al presidente israeliano Isaac Herzog

I parrocchiani palestinesi addobbano l’albero di Natale nella chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza City, martedì 23 dicembre 2025, in vista delle celebrazioni natalizie. (AP Photo/Jehad Alshrafi)

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Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che Israele intende stabilire comunità nel nord di Gaza «quando sarà il momento giusto», nei luoghi degli insediamenti evacuati con il disimpegno del 2005. Katz ha citato i Garinei Nahal, un programma militare in cui gruppi di giovani si arruolano insieme e poi formano comunità civili, aggiungendo che Israele è «nel profondo di Gaza» e che «non la lascerà mai del tutto» perché la presenza servirebbe a difendere e a impedire il ripetersi di quanto avvenuto il 7 ottobre 2023. Le sue parole, pronunciate a Beit El durante un evento legato alla costruzione di altre 1.200 abitazioni nell’insediamento in Cisgiordania, hanno innescato polemiche e malumori. In seguito, però, l’ufficio del ministro ha chiarito in inglese e in ebraico che il governo «non ha intenzione di stabilire insediamenti» nella Striscia di Gaza e che l’eventuale presenza sarebbe «solo per motivi di sicurezza».

Le pressioni dopo le frasi di Katz

Secondo il sito d’informazione Ynet, il chiarimento è arrivato anche dopo richieste provenienti dagli Stati Uniti, che non avrebbero gradito la portata delle dichiarazioni. Katz ha così ricondotto l’annuncio a un «contesto di sicurezza», ridimensionando l’ipotesi di nuovi insediamenti civili nell’enclave palestinese. Resta, però, il messaggio politico: Israele, nelle parole del ministro, non prevede un ritiro totale da Gaza. Un’impostazione che entra in tensione con un piano statunitense sul futuro del territorio.

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Media stranieri e guerra: Israele proroga la legge fino al 2027

Nella stessa giornata, 23 dicembre 2025, il parlamento israeliano ha annunciato l’approvazione di un emendamento che consente alle autorità di prorogare fino alla fine del 2027 il divieto di trasmissione per i media stranieri accusati di minare la sicurezza nazionale. La norma era stata adottata nell’aprile 2024, durante la guerra tra Israele e Hamas, e viene descritta come diretta soprattutto contro il canale qatariota al Jazeera, definito dalle autorità un «organo di propaganda» del movimento islamista palestinese. Il canale, chiuso dalle autorità, era accusato di aver «partecipato attivamente» all’attacco del 7 ottobre. Inizialmente, la legge era limitata alla durata dello stato di emergenza dichiarato all’inizio del conflitto.

Cisgiordania: l’Anp contro i 19 nuovi insediamenti

L’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha condannato i piani di Israele di realizzare 19 nuovi insediamenti in Cisgiordania, sostenendo che la scelta rafforzi il controllo sul territorio palestinese. In una nota, il ministero degli Esteri palestinese ha definito la decisione «un passo pericoloso» finalizzato a consolidare un «controllo coloniale» sull’intero territorio palestinese. La stessa nota parla della prosecuzione di «politiche di apartheid, insediamenti e annessione» che, secondo l’Anp, minerebbero i «diritti inalienabili del popolo palestinese».

Israele approva 19 nuovi insediamenti in Cisgiordania

Australia-Israele: invito a Herzog dopo l’attacco di Hanukkah

Sul fronte diplomatico, il premier australiano Anthony Albanese ha invitato il presidente israeliano Isaac Herzog a visitare l’Australia e la comunità ebraica del Paese. La presidenza israeliana ha riferito che Herzog ha comunicato ad Albanese di accettare l’invito. Il colloquio telefonico, avvenuto su iniziativa del premier australiano, è stato segnato dal «profondo shock e sgomento» per un attentato mortale della scorsa settimana a un evento di Hanukkah a Sidney e dal «profondo cordoglio» trasmesso alle famiglie delle vittime. Herzog ha sottolineato «l’importanza di adottare tutte le misure legali» per contrastare l’aumento di antisemitismo, estremismo e terrorismo jihadista.

Libano meridionale: tre uccisi vicino Sidone

I militari israeliani hanno annunciato l’uccisione di tre miliziani di Hezbollah vicino Sidone, nel Libano meridionale. Secondo l’accusa riportata da Ha’aretz, i tre avrebbero tentato di ripristinare le operazioni militari del gruppo. Uno di loro, sempre secondo la stessa ricostruzione, aveva servito nell’unità di intelligence dell’esercito libanese.

L’ombra del 7 ottobre: le accuse di Feldstein e la replica di Netanyahu

Sul piano interno, un ex stretto collaboratore del premier Benjamin Netanyahu, l’ex portavoce Eli Feldstein, ha riferito che subito dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023 Netanyahu gli avrebbe ordinato di capire come sottrarsi alla responsabilità della violazione della sicurezza. Feldstein, che deve affrontare un processo per presunta fuga di notizie riservate alla stampa, ha raccontato al canale Kan che il «primo compito» ricevuto sarebbe stato reprimere il dibattito pubblico sulla responsabilità del premier per il massacro, riferendo anche di pressioni per evitare la parola «responsabilità» nelle dichiarazioni. L’ufficio di Netanyahu ha respinto l’intervista definendola una «lunga serie di accuse mendaci e riciclate» e attribuendole a «chiari interessi personali» e al tentativo di sviare la propria responsabilità; secondo quanto riportato, Feldstein è accusato di aver fatto trapelare informazioni militari riservate a un tabloid tedesco per migliorare la percezione pubblica del primo ministro dopo l’uccisione di sei ostaggi a Gaza nell’agosto dello scorso anno, ed è anche sospettato nello scandalo “Qatargate”, con l’accusa di aver accettato denaro dal Qatar mentre lavorava anche per il premier.

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