Kamala, Donald e gli altri: perché negli Usa la moda è una questione molto politica
Verso le elezioni. Look strategici
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Le perle che comunicano autorevolezza, la camicia con il collo Lavallière che evoca autonomia e indipendenza, il «tan suit» che ricorda i look anticonformisti dell’inquilino più rivoluzionario che il 1600 di Pennsylvania Avenue abbia mai avuto, almeno fino a oggi: Barack Obama, il primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti.
Il legame con l’estetica - un concetto che ovviamente va ben oltre lo stile - è qualcosa che da sempre caratterizza la politica, perché influenza il giudizio degli elettori. In un’epoca in cui regna la sovraesposizione mediatica amplificata dai social, le scelte di stile della candidata alle presidenziali Usa (che pare si affidi alla stylist newyorkese Leslie Fremar) veicolano messaggi precisi e studiati. Così come quelle del candidato repubblicano, Donald Trump.
Sfida tra look istituzionali e capi working class
Già quattro anni fa, l’8 novembre 2020, quando da Wilmington, Delaware, pronunciava il suo primo discorso da vicepresidente (la prima donna nella storia), sottolineando che proteggere la democrazia richiede uno sforzo, Kamala Harris raccontava anche attraverso i suoi abiti di un “tetto di cristallo” che era stato rotto: era fasciata in un tailleur pantalone bianco, storicamente un colore simbolo delle suffragette nonché quello dell’abito indossato da Shirley Chisholm, la prima donna afroamericana eletta al Congresso, e al collo sfoggiava il primo di molti “pussy bow”, il fiocco Lavallière, associato all’idea di donne che, fin dal Settecento, cercano di “riprendersi lo spazio” in una società di stampo patriarcale.
Dall’altro lato, invece, Donald Trump - che ha fatto proprio del completo e della cravatta la propria uniforme fin dagli anni Ottanta - durante le campagne elettorali ha indossato gilet catarifrangenti da operaio, grembiuli da addetto alla friggitrice da McDonald’s, elmetti da pompiere, ma sempre in abbinata al completo scuro e alla cravatta rossa. Un messaggio “al contrario”: quello dell’imprenditore che si immerge - o cerca di immergersi - ella realtà dei suoi elettori, immedesimandosi in uno di loro (restando però sempre se stesso: la camicia bianca, infatti, non viene mai abbandonata, nemmeno sotto il grembiule).
Tornando ai look della vice presidente Usa, il cosiddetto pussy bow sembra essere una costante anche nella campagna alla presidenza: è tornato anche il 10 settembre, in occasione del primo faccia a faccia televisivo con Donald Trump, dove Harris sfoggiava però un cosiddetto power suit (un abito “del potere”, cioè un completo giacca e pantalone di taglio prettamente maschile) nero. Del power suit Kamala Harris ha sempre fatto uno dei propri tratti distintivi (come le già menzionate perle) anche negli ultimi momenti della campagna elettorale dove spesso ha optato per un look completamente blu, colore simbolo dei democratici.








