Junker, per il riciclo è l’app preferita dai sindaci d’Italia
.In quattro anni di attività è l'applicazione più scaricata per la raccolta differenziata, ogni giorno 30mila scansioni di prodotti. Ora servono investimenti per crescere all'estero
di Ilaria Vesentini
4' di lettura
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«Nessun investitore ci ha creduto e ci ha aiutato. Dicevano che il nostro modello di business non era sostenibile perché dipendeva dai comuni e dalle multiutility, senza far pagare un fee agli utenti non ce l’avremmo mai fatta». E invece in quattro anni di operatività la app Junker è diventata la più scaricata in Italia per la raccolta differenziata, con 1,3 milioni di utenti, circa 800 Comuni abbonati e oltre 1,6 milioni di prodotti di largo consumo classificati nel database per sapere come e dove gettare la confezione in base al luogo in cui ci si trova.
A parlare è Noemi De Santis, responsabile comunicazione e co-fondatrice di Giunko Srl, nonché unica azionista non bolognese della start-up fondata cinque anni fa – oggi è una Pmi innovativa – da tre giovani informatici dell’Alma Mater. Primi in Europa, hanno ideato una app in grado di aiutare i cittadini a differenziare correttamente i rifiuti inquadrando il codice a barre dei prodotti. «I miei tre soci e amici lavoravano al Ced dell’università, io avevo la mia società di pr a Roma e per i primi due anni abbiamo lavorato come i matti. Di giorno nel nostro ruolo ufficiale per portare a casa lo stipendio e di notte a Giunko. Pensavamo di dover classificare qualche centinaia di migliaia di prodotti per costruire il database, chi avrebbe mai pensato che negli scaffali dei negozi ci fossero quasi 2 milioni di prodotti? Ora siamo arrivati a 1,6 milioni di referenze, ma gli utenti continuano a segnalarcene di nuove» racconta De Santis.
Oggi la newco Giunko dà lavoro a 24 persone, nove dipendenti e 15 collaboratori, si prepara a raggiungere il milione di euro di fatturato, senza aver mai tradito la filosofia sostenibile con cui è nata e con cui si è sempre posta nei confronti degli gli utenti. «Siamo una bella case history tutta italiana partita dal basso, racconta il meglio degli italiani, la nostra esperienza ci ha permesso di conoscere un lato di grande responsabilità sociale e di impegno dei nostri concittadini. Sono stati loro con il passaparola a permettere la diffusione dell’app – spiega De Santis – loro ad andare dagli assessori e dai sindaci delle rispettive città per chiedere di associarsi, loro a segnalarci i prodotti mancanti. Oltre 225mila items del nostro database sono stati individuati grazie ai nostri utenti, dal 2016 a oggi».
L’app – che ha raggiunto i 40 milioni di ricerche, con un dato medio di 30mila scansioni giornaliere di prodotti - ha integrato da poco una nuova funzione basata sul riconoscimento delle immagini, mentre prima le modalità di ricerca erano solo per scansione del codice a barre, per simboli o per ricerca testuale. Per sapere dove gettare un rifiuto basta dunque fotografarlo e inviare l’immagine al sistema, che, grazie ad algoritmi e classificatori, riconosce l’oggetto e risponde fornendo tutte le informazioni sui materiali che lo compongono e sulle corrette modalità di conferimento, compresi giorni e fasce orarie di raccolta porta a porta in ogni comune.
Ma anche la possibilità di segnalare rifiuti abbandonati e altre situazioni di degrado. Non ci sono margini di errore, assicurano i fondatori, perché il database viene aggiornato quotidianamente, anche grazie alla collaborazione degli utenti. Verticalità, semplicità e usabilità sono i plus dell’app che fa chiarezza in un settore tanto caotico come quello della raccolta differenziata, dove tra bidoni, imballaggi compositi e norme diverse da un comune all’altro le probabilità di beccare una multa sono decisamente alte.


