Mostra

John Giorno spinge la poesia fuori dalla pagina stampata

Al MAMbo fino al 3 maggio per tornare a guardare gli Usa per il rispetto dei diritti umani e non per una scena di sopraffazione

di Giorgia Basili

Veduta di allestimento - «John Giorno: The Performative Word» - MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

Su tele arcobaleno campeggiano le scritte «prefer crying in a limo to laughing on a bus, God is man made». John Giorno sa essere incisivo, riesce a sconvolgere i benpensanti e fa riflettere sia su argomenti in apparenza banali che su realtà cruciali…eppure sono “le cattive notizie ad essere sempre vere”.

«BAD NEWS IS ALWAYS TRUE», 2015, acrylic on canvas, 40 x 40 inches

La mostra a lui dedicata al MAMbo presenta uno scorcio attraverso tutti i cicli più significativi della sua carriera. Come afferma il direttore Lorenzo Balbi, il progetto curatoriale fa comprendere come “personalità come la sua abbiano ridefinito il modo stesso di essere artista e di lavorare con le arti performative”.

Loading...

Veduta di allestimento - «»John Giorno: The Performative Word - MAMbo, Sala delle Ciminiere

Oltre a «John Giorno: The Performative Word», al MAMbo dal 5 febbraio al 3 maggio 2026, si segnala la mostra in corso a Los Angeles, presso la Marciano Art Foundation. Nel 2015 si è tenuta una grande mostra al Palais de Tokyo di Parigi “UGO RONDINONE : I ♥ JOHN GIORNO”, la stessa mostra si è poi articolata in numerose esposizioni a New York nel 2017.

Veduta di allestimento - John Giorno: The Performative Word - MAMbo, Sala delle Ciminiere

Un artista oltre

John Giorno (New York, 1936 - New York, 2019) è stato in grado, letteralmente, di spingere la poesia fuori dalla pagina stampata. Incontrò artisti come Andy Warhol, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, John Cage, Trisha Brown e Carolee Schneeman e scrisse: “mi sono reso conto che la poesia era indietro di settantacinque anni rispetto alla pittura, alla scultura, alla danza e alla musica”.

Veduta di allestimento - «John Giorno: The Performative Word» - MAMbo - Sala delle Ciminiere

Il percorso al MAMbo si apre simbolicamente con un “bouquet di fiori”: la prima sala raccoglie quasi tutti i flower paintings, nati dall’estrazione di versi dalle sue poesie — in particolare da «Welcoming the Flowers» (2004) — tradotte in pittura. È una pratica che sintetizza il cuore del lavoro di Giorno, sospeso tra parola scritta, dipinta e performata. Nella Sala delle Ciminiere trova spazio l’opera-manifesto «Dial-A-Poem». Ideata nel 1969 per il MoMA, l’opera utilizza il telefono come veicolo poetico: componendo un numero, il pubblico ascoltava una poesia, senza poter scegliere, tra quelle registrate utilizzando la segreteria telefonica. Parteciparono, tra gli altri Vito Acconci, William S. Burroughs, Charles Bukowski, John Cage, Frank O’Hara, Patti Smith. Oggi «Dial-A-Poem» conta 282 registrazioni di 132 personalità, è concepita come un monumento in continuo aggiornamento, affidato alle istituzioni che lo custodiscono. Sono state realizzate edizioni in Tailandia, Francia, Svizzera, Messico e Brasile.

Veduta di allestimento - «John Giorno: The Performative Word» - MAMbo - Sala delle Ciminiere

Il MAMbo ha prodotto «Dial-A-Poem Italia», a cura di Caterina Molteni, che entrerà nella collezione permanente del museo. Sono state selezionate 33 voci. Molteni ha attraversato l’Italia incontrando poeti e poetesse, artist* e musicist* chiamati a leggere testi propri, inediti o già pubblicati, secondo le regole del Giorno Poetry System — appartenenza al territorio, lingua del Paese, autorialità. Viene inoltre presentata la versione “scultorea” dell’opera, con una serie di telefoni dedicati ai diversi Paesi, affiancata da un numero sempre attivo, diffuso anche nello spazio urbano bolognese: +39 051 030 4278.

A sinistra: John Giorno, «Dial-A-Poem» (2012 version), 1968-2012, Telephone, soundfile player with 200 digitally recorded poems from 80 poets, 4 3_8h x 4 7_8w x 8 5_8d in

Un’ampia sezione d’archivio, curata da Nicola Ricciardi — che si è occupato anche della mostra in Triennale —, è articolata in sei capitoli e restituisce la sua figura poliedrica e inclassificabile: poeta, performer, artista visivo, musicista, attivista per i diritti dei creativi e della comunità LGBT. I materiali originali provengono in gran parte da Bowery 222, casa-studio newyorkese, luogo cruciale della sua vita e della scena artistica underground. È la sede di Giorno Poetry System, organizzazione no profit da lui fondata nel 1965: detiene l’archivio di John Giorno e si occupa della promozione delle arti visive e della poesia.

John Giorno’s Studio New York, April 10th, 2018

Tra documenti, finte biografie scritte di suo pugno, lettere di rifiuto da parte di riviste — non solo The New Yorker ma anche Playboy — di pubblicare i suoi scritti e memorabilia, emerge la tensione costante di Giorno verso l’impossibilità di autodefinirsi. Una linea del tempo in cui sono stati inseriti oggetti personali e calendari —in cui troviamo annotati appuntamenti e date nevralgiche, ad esempio il funerale di Andy Warhol — accompagna il visitatore fino al 2019, anno della sua morte. Ampio spazio è dedicato anche all’AIDS Treatment Project, fondo pionieristico fondato negli anni Ottanta per sostenere economicamente artisti colpiti dal virus.

John Giorno with Dial-A-Poem, photo by Michael McClanathan, 1970 Courtesy of Giorno Poetry Systems

Il rapporto con l’Italia occupa due teche specifiche: dalle origini lucane — accompagnato in un viaggio da Domenico Brancale — alla ricerca degli antenati, fino alle numerose performance e presenze in festival internazionali. Una sala ci immerge in una performance che Giorno fece in occasione del suo 78° compleanno, in cui ringrazia il pubblico e se stesso: “Grazie per avermi permesso di essere un poeta, un nobile sforzo destinato al fallimento ma l’unica scelta possibile”.

Una sala è stata voluta dall’artista Ugo Rondinone, divenuto suo marito durante gli ultimi anni della sua esistenza, come citazione diretta della mostra di Parigi (2015). La sala è organizzata con wall painting che riprendono le poesie di John Giorno, nel formato, font e stampatello scelti dall’artista. A parete sono esposti i dipinti originali — con frasi in inglese come “niente svanisce come il successo”, “non è ciò che succede ma come si gestisce”— mentre, al centro, dei monitor con cuffie propongono le poesie interpretate ad alta voce dallo stesso artista. Il percorso si chiude con l’emblematico video «Sleep» (1963) di Andy Warhol in cui ad essere ripreso dormiente, in un piano-sequenza di 5 ore e 21 minuti, è proprio il giovane artista.

Veduta di allestimento - «John Giorno: The Performative Word» - MAMbo - Sala delle Ciminiere

Negli anni Settanta e Ottanta gli Stati Uniti sono stati un modello di comunità creativa e libertà espressiva. Questa mostra lancia un messaggio politico e culturale: “vorremmo tornare a guardare gli Usa per il rispetto dei diritti umani e non per una scena di sopraffazione”. Rileggere l’aforisma «Bad News Is Always True» in chiave attuale innalza, come un pugno allo stomaco, uno scenario che John Giorno non avrebbe mai potuto immaginare.

Veduta di allestimento - «John Giorno: The Performative Word» - MAMbo - Sala delle Ciminiere

Il mercato

Le opere di John Giorno, giocano spesso sull’equivoco del mercato, nonostante ciò sono passate in asta 61 volte, principalmente nella categoria Stampa-Multiplo. Quest’anno l’artista ha realizzato le sue migliori vendite, soprattutto concluse nel Regno Unito. Una serigrafia intitolata «LIFE IS A KILLER» stimata 15.000 - 20.000 sterline è stata aggiudicata durante l’asta live di Phillips a Londra il 26 giugno 2025 (Modern & Contemporary Art) per 12.000 sterline (14.074 euro). Era stata esposta la prima volta in occasione della mostra parigina di Almine Rech (2012). Migliore la performance del dipinto «We Gave a Party for the Gods» (2013), acrilico su tela, aggiudicato per 34.000 dollari durante l’asta del 22 novembre 2024 di Christie’s New York superando di gran lunga la stima più alta di 20.000 dollari. A seconda delle dimensioni e delle date, i prezzi dei dipinti variano da 35.000 a 120.000 dollari.

Le gallerie che rappresentano l’artista sono Thomas Brambilla, Eva Presenhuber, Kurimanzutto e Almine Rech. Il loro ruolo è promuovere il suo lavoro a livello mondiale e consolidarlo: Brambilla si concentra sul mercato italiano, Presenhuber sulla Svizzera e sull’Europa, Almine Rech sull’Asia, sul Regno Unito e sull’Europa, infine Kurimanzutto sul Nord e Sud America. Come spiega Thomas Brambilla il prezzo varia anche a seconda della serie: il «rainbow» proposto ad ArteFiera («I want to cum in your heart») ha il valore di circa 66.000 dollari, i dipinti in “bianco e nero” sono sui 45.000, i «flowers» sui 35.000 dollari.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti