John Giorno spinge la poesia fuori dalla pagina stampata
Al MAMbo fino al 3 maggio per tornare a guardare gli Usa per il rispetto dei diritti umani e non per una scena di sopraffazione
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I punti chiave
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Su tele arcobaleno campeggiano le scritte «prefer crying in a limo to laughing on a bus, God is man made». John Giorno sa essere incisivo, riesce a sconvolgere i benpensanti e fa riflettere sia su argomenti in apparenza banali che su realtà cruciali…eppure sono “le cattive notizie ad essere sempre vere”.
La mostra a lui dedicata al MAMbo presenta uno scorcio attraverso tutti i cicli più significativi della sua carriera. Come afferma il direttore Lorenzo Balbi, il progetto curatoriale fa comprendere come “personalità come la sua abbiano ridefinito il modo stesso di essere artista e di lavorare con le arti performative”.
Oltre a «John Giorno: The Performative Word», al MAMbo dal 5 febbraio al 3 maggio 2026, si segnala la mostra in corso a Los Angeles, presso la Marciano Art Foundation. Nel 2015 si è tenuta una grande mostra al Palais de Tokyo di Parigi “UGO RONDINONE : I ♥ JOHN GIORNO”, la stessa mostra si è poi articolata in numerose esposizioni a New York nel 2017.
Un artista oltre
John Giorno (New York, 1936 - New York, 2019) è stato in grado, letteralmente, di spingere la poesia fuori dalla pagina stampata. Incontrò artisti come Andy Warhol, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, John Cage, Trisha Brown e Carolee Schneeman e scrisse: “mi sono reso conto che la poesia era indietro di settantacinque anni rispetto alla pittura, alla scultura, alla danza e alla musica”.
Il percorso al MAMbo si apre simbolicamente con un “bouquet di fiori”: la prima sala raccoglie quasi tutti i flower paintings, nati dall’estrazione di versi dalle sue poesie — in particolare da «Welcoming the Flowers» (2004) — tradotte in pittura. È una pratica che sintetizza il cuore del lavoro di Giorno, sospeso tra parola scritta, dipinta e performata. Nella Sala delle Ciminiere trova spazio l’opera-manifesto «Dial-A-Poem». Ideata nel 1969 per il MoMA, l’opera utilizza il telefono come veicolo poetico: componendo un numero, il pubblico ascoltava una poesia, senza poter scegliere, tra quelle registrate utilizzando la segreteria telefonica. Parteciparono, tra gli altri Vito Acconci, William S. Burroughs, Charles Bukowski, John Cage, Frank O’Hara, Patti Smith. Oggi «Dial-A-Poem» conta 282 registrazioni di 132 personalità, è concepita come un monumento in continuo aggiornamento, affidato alle istituzioni che lo custodiscono. Sono state realizzate edizioni in Tailandia, Francia, Svizzera, Messico e Brasile.

















