Arabia Saudita

Jerry Inzerillo: «A Diriyah innoviamo lo shopping di lusso nel cuore del deserto»

di Chiara Beghelli

3' di lettura

3' di lettura

Quaranta hotel di lusso, 30mila residenze, mille fra negozi e ristoranti, un campo da golf da 27 buche progettato da Greg Norman, un teatro dell’opera, un museo dedicato alle arti digitali. Nel mezzo del deserto saudita, a 15 minuti dal centro della capitale Riyadh, il progetto di Diriyah è uno dei più recenti dell’ambizioso piano Vision 2030 che, nell’anno in cui l’Arabia Saudita ospiterà l’Expo, vuole far evolvere l’economia del regno con l’ambizione di diventare uno dei Paesi più innovativi e sostenibili del pianeta. Una formula che abbraccia anche i nuovi spazi dedicati a ospitalità e retail di lusso e che fra i numerosi marchi ha attratto anche Giorgio Armani: dopo aver annunciato tre anni fa il suo primo hotel a Diriyah, il terzo nel mondo, al recente Mipim di Cannes sono state presentate anche le 15 residenze firmate dallo stilista italiano, in procinto di essere messe in vendita e pronte a replicare il successo degli altri progetti “d’autore” (firmati, fra gli altri, Ritz-Carlton, Aman, Oberoi) «che sono già sold out, con un ricavo di circa 4 miliardi di dollari», spiega Jerry Inzerillo. Dopo una lunga carriera nell’hotellerie di lusso, nel 2018 Inzerillo è stato scelto dal principe saudita Mohammed Bin Salman per guidare Diriyah Gate Development Authority, la compagnia incaricata dello sviluppo dell’area, che, una volta completata, grazie a fondi per 64 miliardi di dollari, sarà estesa come Beverly Hills.

Armani segue Dolce&Gabbana, che in dicembre hanno aperto il loro primo “brand center” in Arabia Saudita proprio a Diriyah. Cosa vi rende attraenti?

Loading...

La nostra formula è molto diversa, direi dirompente, rispetto a quella basata sui mall che ancora predomina nei Paesi del Golfo. Da noi non ci sarà neppure un mall del tipo che abbiamo conosciuto a oggi. Offriamo un’esperienza molto più simile a quella che si può avere in una città europea come Firenze. L’architettura riprende in modo contemporaneo quella tradizionale Najdi, l’esterno degli edifici è uniforme, le pareti hanno lo stesso colore di terra dorata, codificato di recente da Pantone in “Diriyah Tan”. È un tributo alla cultura e alla storia del Paese: la dinastia saudita aveva nel vicino sito di At Turaif, ora patrimonio Unesco, la sua prima capitale. I negozi dei grandi marchi globali saranno mescolati a botteghe di artigiani locali, fra moschee, Cafés e musei, ricreando l’esperienza di camminare in un’autentica città.

Presto però arriverà l’estate, passeggiare all’aperto sarà molto difficile. Non temete gli effetti del riscaldamento globale sul vostro progetto?

Certo, e il governo saudita sta investendo molto per trovare soluzioni: oggi l’Arabia Saudita è il maggiore produttore e sviluppatore di idrogeno blu e verde (combustibili alternativi, ndr) e di acqua desalinizzata del mondo, ha speso trilioni di dollari in energia eolica e solare. A Diriyah abbiamo già piantato 6 milioni e mezzo di alberi e, grazie alle tecnologie smart city, sappiamo esattamente quanta acqua occorre per irrigarli. Stiamo costruendo 60mila posti auto sotterranei, sotto il suolo passerà tutto il traffico. In superficie entro il 2030 ci saranno solo auto elettriche. Le strade sono molto strette, dunque ombreggiate e fresche, con tende e sistemi di raffreddamento anche su tetti e marciapiedi. La sostenibilità, d’altra parte, è un tema sempre più importante anche per i consumatori del lusso.

L’industria del lusso è in veloce evoluzione, così come i consumi. In quale direzione, secondo lei?  

Noto che le nuove generazioni stanno spendendo sempre di meno in oggetti e sempre di più in esperienze. E soprattutto esperienze autentiche, con un grado di interazione umana molto alto, molto personalizzate. I clienti vogliono essere conosciuti e riconosciuti dai marchi, specialmente quando comprano in negozio. I marchi devono dunque sapere come estendere la propria proposta, oltre il merchandising. L’acquisto di un oggetto in negozio, che dura un’ora, può diventare esperienza che si espande per giorni in un hotel. Credo che oggi i grandi trend del lusso siano appunto l’interazione, la personalizzazione e l’estensione, nello spazio e nel tempo.

Dolce&Gabbana hanno aperto proprio a Diriyah il loro primo Cafè.

Sì, e con loro stiamo pensando appunto anche a sviluppare un hotel e delle residenze. La presenza dell’Italia è e sarà molto forte qui, avremo i negozi dei più importanti dei marchi di moda e design, alcuni avranno a Diriyah anche la loro sede per il Medio Oriente. Siamo in contatto inoltre con Rocco Forte su diversi progetti. E molte aziende italiane sono coinvolte nella realizzazione stessa di Diriyah.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti