L’Ungheria verso il voto

JD Vance a Budapest, Usa al fianco di Orban (contro la Ue)

Il vicepresidente americano accusa l’Unione europea: «Vergognoseinterferenze di Bruxelles». Telefonata di Trump durante il comizio: «Ottimo lavoro,siamo con voi fino in fondo»

di Micaela Cappellini

 JD Vance, vicepresidente Usa (a sinistra) e Viktor Orban, premier ungherese a Budapest  7146

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Strette di mani, complimenti reciproci, una conferenza stampa congiunta e poi il bagno di folla nel pomeriggio, al palazzetto dello sport Mtk Sportpark. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ieri è atterrato a Budapest per portare tutto il suo appoggio - e quello di Donald Trump - al premier sovranista Viktor Orban, che fra cinque giorni dovrà affrontare le elezioni più difficili di tutti e sedici gli anni in cui ha governato l’Ungheria.

Vance si è concentrato soprattutto sul dossier europeo, lanciando frasi dure contro le istituzioni Ue: «La ragione per cui il presidente degli Stati Uniti mi ha mandato qui è perché riteniamo che la quantità di interferenze provenienti dalla burocrazia di Bruxelles sia stata davvero vergognosa», ha detto ieri durante la conferenza stampa organizzata dopo l’incontro bilaterale con il primo ministro Orban. E ancora: «Ciò che è accaduto in Ungheria è uno dei peggiori esempi di interferenza elettorale straniera che io abbia mai visto o di cui abbia mai letto». Infine, le solite pacche sulle spalle all’amico paladino della destra illiberale: «Lei è un vero statista. Direi uno dei pochi veri statisti in Europa, una delle poche persone in grado di parlare con persone di tutto il mondo, di svolgere il ruolo di pacificatore, di essere uno statista in campo economico».

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Nel pomeriggio, davanti alla folla riunita al palazzetto, Viktor Orban ha incassato anche la telefonata di sostegno di Trump in persona: «Sta facendo un ottimo lavoro - ha detto del premier - non ha permesso a nessuno di prendere d’assalto l’Ungheria e invaderla come hanno fatto altri. Siamo con voi fino in fondo». A un passo dalle elezioni di domenica, per le quali i sondaggi continuano a dare in testa il rivale Peter Magyar, Orban incassa dunque anche l’endorsement degli Usa appena un giorno dopo aver incassato il sostegno di Mosca. Giusto lunedì, infatti, il Cremlino si era schierato al fianco di Budapest nell’accusare Kiev di aver tentato il sabotaggio del gasdotto Turkstream per interferire nelle elezioni, con l’obiettivo di far venir meno alla popolazione ungherese l’approvvigionamento energetico da sempre garantito dalla Russia.

Con Washington da una parte e Mosca dall’altra, Viktor Orban punta tutto sull’appoggio internazionale per influenzare l’elettorato ungherese. Durante la sua campagna elettorale il premier ha spesso puntato il dito contro l’Ucraina e agitato lo spettro di un allargamento del conflitto anche all’Ungheria. «Viviamo nell’ombra di una guerra ormai da quattro anni - ha detto ieri Orban davanti a Vance - e siamo convinti che se il presidente Trump fosse stato presidente nel 2022, non ci sarebbe una guerra adesso. E se gli europei, in particolare Bruxelles, non bloccassero gli sforzi di pace del presidente, la pace prevarrebbe e sarebbe stata ripristinata in Ucraina già da molto tempo».

Le parole di endorsement del vicepresidente americano al premier Orban sono state nette, eppure in molti durante la conferenza stampa congiunta hanno notato un tono meno enfatico di altre volte. «I linguaggio di Vance non è stato energico - spiega Zsuzsanna Vegh, analista del German Marshall Fund - e non è stato fatto nessun annuncio di rilievo. Orban non sembrava soddisfatto delle parole del vicepresidente Usa. La mia impressione è che l’amministrazione Trump abbia fatto una valutazione pragmatica di quello che potrà accadere domenica alle elezioni e sia interessata a lavorare anche con Tisza, il partito dello sfidante Magyar». È lo stesso Vance a lasciarlo intendere, in un certo senso, quando ieri ai giornalisti ha detto che Washington collaborerebbe anche con un altro governo ungherese.

Un messaggio, questo, che Magyar ha colto al balzo: «Il vicepresidente americano JD Vance ha affermato che gli Stati Uniti collaboreranno con chiunque sarà il prossimo primo ministro dell’Ungheria. Anche loro hanno lasciato Viktor Orban - ha dichiarato ieri a Nagykáta, durante un comizio - un governo di Tisza considererà gli Stati Uniti un partner prioritario, sia come alleato nella Nato sia sul fronte economico».

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