L’insider

Jaipur contemporanea: la città rosa raccontata dal suo giovane maharaja

Spazi d’arte contemporanea, antichi club del polo ed eccellenze gastronomiche. Sua Altezza Sawai Padmanabh Singh svela la capitale del Rajasthan.

di Cristina Piotti

Un ritratto del maharaja Sawai Padmanabh Singh. ©City Palace Museum, Jaipur

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La mia Jaipur ha sempre attirato artisti, designer e pensatori: fa parte del dna della città. Ciò che trovo davvero entusiasmante oggi è il modo in cui questa energia si è evoluta: vedo architetti e creativi di tutto il mondo riunirsi per reinterpretare il nostro patrimonio in chiave inedita. La città sta sviluppando un codice creativo e visivo rinnovato, radicato nella tradizione, ma capace anche di parlare il linguaggio del design contemporaneo. È incredibile assistere a tutto questo in tempo reale, davanti ai miei occhi. Una parte di questa evoluzione è stata organica, ma molto è stato anche favorito da iniziative che ho portato avanti personalmente, come la rivitalizzazione del City Palace Museum, il Jaipur Centre for Art, il Jaigarh Heritage Festival e The Palace Atelier.

L’interno del The Palace Atelier. ©City Palace Museum, Jaipur

Tutti insieme, questi progetti mirano a posizionare Jaipur come un polo culturale globale in cui patrimonio storico e modernità non sono in contrasto, ma si completano a vicenda. Il Jaipur Centre for Art, in particolare, è un’istituzione che ho co-fondato con Noelle Kadar: è uno degli spazi, secondo me, più stimolanti della città. Volevamo creare un luogo in cui i visitatori, mentre esplorano un palazzo di quasi 300 anni, potessero entrare in contatto con le opere di alcuni dei più importanti artisti del nostro tempo.

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Gli esterni del Chandra Mahal. ©City Palace Museum, Jaipur

La sfida – e la bellezza – sta proprio in questo contrasto. Molti dei nostri visitatori si avvicinano per la prima volta all’arte contemporanea, e il JCA diventa la loro porta d’ingresso a questo nuovo universo espressivo: l’obiettivo è favorire comprensione e dialogo, permettendo al patrimonio di diventare una lente attraverso cui la produzione creativa moderna acquisisce nuovi significati.

La terrazza del ristorante The Sarvato. ©BHARAT AGGARWAL

Negli ultimi anni, il Rajasthan Polo Club e il Jaipur Polo Team – di cui ho promosso la crescita – sono diventati alcuni dei principali protagonisti del dibattito nazionale sul polo: sono impegnati a coinvolgere sempre più persone in questo sport, sia come giocatori sia come spettatori. Questo accade anche grazie al club Polo Palladio, con ristorante e bar firmati dalla regina delle rinascite più lussuose e iconiche della città, Marie-Anne Oudejans, già autrice di Bar Palladio e del Villa Palladio Hotel insieme all’imprenditrice svizzero-italiana Barbara Miolini. Personalmente sono circondato da cavalli e dal polo da quando ho memoria: il mio bisnonno ebbe un ruolo fondamentale nella fondazione di questo sport a Jaipur, e da allora le diverse generazioni della mia famiglia hanno portato avanti questa eredità. Per me il polo rappresenta disciplina, resilienza e senso di comunità. Non riguarda solo l’abilità in campo, ma anche i valori e le abitudini che forma fuori dal campo: il rispetto, la concentrazione e il lavoro di squadra che richiede. Più di ogni altra cosa, apprezzo il modo in cui questo sport unisce persone da tutto il mondo attorno a un amore condiviso per la tradizione, la precisione e la bellezza del gioco.

Il maharaja Sawai Padmanabh Singh mentre gioca a polo nel Jaipur Polo Team

In comune, le iniziative che porto avanti in città hanno il fatto di essere profondamente radicate nelle origini di Jaipur. Dal ristorante The Sarvato all’hotel Rajmahal Palace, tutto mantiene al centro la storia della città. Per esempio, al The Sarvato il nostro team viaggia in tutto il Rajasthan per studiarne a fondo la cultura gastronomica, che poi reinterpretiamo in un menu degustazione che onora le tradizioni spingendosi al contempo oltre i confini creativi. È così che intendo la sostenibilità: fondare l’innovazione saldamente sull’autenticità.

Un ritratto del maharaja Sawai RamSingh II all’interno della Sabha Niwas, galleria del City Palace Museum. ©City Palace Museum, Jaipur

Anche il fatto di aver vissuto a Roma per studiare Gestione del patrimonio culturale, Storia dell’arte e Lingua italiana all’università e al Nobil Collegio Sant’Eligio, mi ha dato una profonda consapevolezza di come una città possa abbracciare sia la propria grandezza sia la quotidianità. Mi ha mostrato come gli spazi storici possano rimanere attivi, rilevanti e rispettati. Tornato a Jaipur, ho sentito il bisogno di proteggere i nostri siti storici dall’abbandono. Per questo ho avviato una serie di progetti di restauro e conservazione, dal City Palace a Forte Jaigarh. Non si tratta solo di preservare l’architettura, ma di invitare le persone in questi spazi affinché ne comprendano le storie e ne vivano il significato. Jaipur e Roma sono simili sotto molti aspetti: entrambe impegnate a preservare la propria storia, pur restando aperte a nuove modalità di raccontarla.

una sala delJaipur Centre of Art, dove si organizzano mostre di arte contemporanea. ©Jaipur Centre for Art

Ho già detto altre volte che, in quanto maharaja di Jaipur, oggi non ho una responsabilità politica verso la nostra gente. Non sono un rappresentante eletto. Non sono il loro sovrano. Ma ho una responsabilità culturale. Ci sono ancora centinaia di migliaia di persone che ci seguono e sono influenzate dal palazzo e dalla nostra famiglia. La mia idea di responsabilità culturale riguarda la custodia: proteggere ciò che abbiamo ereditato, assicurandoci che continui a evolversi. Non è una conservazione statica; è inclusività, dialogo e continuità. Man mano che il panorama sociale cambia, la nostra responsabilità è rendere il patrimonio accessibile e rilevante, permettendo alle persone di sentirsi parte di esso, non separate da esso.

Un ritratto del maharaja SawaiJai Singh II, il fondatore diJaipur, visibile alla Chandra Mahal Verandah, all’interno del City Palace di Jaipur. ©City Palace Museum, Jaipur

Spero che le future generazioni erediteranno una Jaipur capace di continuare a ispirare creatività e orgoglio per il nostro patrimonio. Il mio obiettivo è coinvolgere i giovani – aiutarli a vedere questi spazi non come qualcosa di distante o come destinazioni turistiche, ma come una fonte viva di idee. È essenziale che si relazionino con queste tradizioni, perché la responsabilità di preservarle e reinterpretarle ricade su di noi. Nel 1727 Jaipur fu fondata sul principio di riunire artigiani da tutta l’India per collaborare e scambiare conoscenze, e il mio obiettivo è fare in modo che quello spirito non solo continui, ma acceleri verso il futuro.

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