Arte

Jacopo Di Cera, la vertigine delle cime che ci osservano mute

La mostra WHITE ENTROPY è visitabile al PhotoSquare di Milano Malpensa, fino al 31 marzo 2026

di Stefano Biolchini

Jacopo Di Cera e il grido delle montagne

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Ad altezze inimmaginabili la visione si fa liquida, le ombre spaziano, le prospettive cambiano e tutto si tinge d’onirica bellezza. E dalle fatate vette quasi sembra ridiscendere a valle un grido di dolore di cui si fa interprete indiscusso il fotografo Jacopo Di Cera. La sua mostra-installazione “White Entropy”, con le sue inquadrature zenitali, è un invito, pacato e disteso, e pur non meno “inquietante”, sui mali che affliggono le alpi e non solo.

“White Entropy è un progetto che è nato circa dieci anni fa, quando ho voluto iniziare a raccontare l’Italia da un punto di vista completamente diverso, - ci dice l’artista - col punto di vista zenitale, quindi guardando dall’alto la scena, mettendo tutti sullo stesso piano. Da qui è nata la voglia di raccontare una montagna con all’interno la presenza umana e quindi la mostra fotografica racconta questo percorso graduale di presenza umana all’interno dell’ecosistema montagna”.

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E così dall’Alpe di Siusi al Monte Bianco, dalla Val di Fassa alla Val Badia, passando per Roccaraso e Madonna di Campiglio, “White Entropy” proprio in vista delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, rilegge le cime con un inconsueto approccio narrativo, con il bianco della neve che da simbolo di silenzi incontaminati si trasforma in fondale affollato da moltitudini incuranti delle trasformazioni che si affastellano, colorano, sfumano e ombreggiano, mentre, cosa di cui gli sportivi della domenica poco si curano, i ghiacciai muoiono e le vette soffrono. E il capovolgimento che Di Cera opera tutto registra, poeticamente, senza scossoni apparenti, con le figure umane che invadono e calpestano e consumano. Natura non facit saltus, ammonivano gli antichi. Di Cera lo annota con la delicatezza e la forza che solo l’estrema vertigine possono rendere, e la sua visione estetica si fa universale non soltanto nel monito. Il climate change alle sue altezze è una costante imprescindibile, il suo grido munchiano ha echi sovrumani, che le montagne emettono e che solo gli uditi più fini fin qui hanno colto.

WHITE ENTROPY, di Jacopo Di Cera, PhotoSquare di Milano Malpensa, fino al 31 marzo 2026

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