Occhialeria

iVision Tech, l’azienda degli occhiali di Macron punta su innovazione e tecnologia

Il ceo Stefano Fulchir racconta lo sviluppo dell'occhiale smart e di quello per non vendenti, pronto a sbarcare negli Stati Uniti

di Martina Soligo

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Innovare in un mercato tradizionalista. È questo l’obiettivo di iVision Tech, Pmi Innovativa e realtà d’eccellenza del manufacturing Made in Italy attiva nella progettazione e produzione di montature di occhiali. E per farlo la strada su cui puntare è quella della tecnologia, su cui il gruppo a oggi ha investito oltre 2 milioni di euro. «Il mercato dell'occhialeria mondiale ha un tasso di crescita, quindi di un Cagr, intorno al 6-7%. Il tasso di crescita degli smart glasses è del 27%. Chiaramente parliamo di numeri molto più piccoli che stanno crescendo, però sono numeri che stanno cambiando», spiega a Radiocor Stefano Fulchir, amministratore delegato di iVision Tech. E infatti oltre agli occhiali più tradizionali sono due i prodotti tech su cui si sta concentrando l’azienda: gli HJ tech – l’occhiale smart – e gli iSee – l’occhiale per non vedenti -.

«Il nostro è nato come un progetto sociale per migliorare la vita delle persone non vedenti» racconta il ceo riferendosi agli iSee, un occhiale che «rileva fino a 30 oggetti contemporaneamente fino a quattro metri di distanze e manda segnali acustici a destra o sinistra a seconda di dove sono gli ostacoli. È una tecnologia che deriva dall’automotive, utilizza gli ultrasuoni che funzionano come un radar», spiega ancora Fulchir, sottolineando che «il gruppo come famiglia ha anche aziende vicino al mondo automotive» e che «la stessa iVision ha una partecipazione di minoranza in Zetronic», azienda specializzata in meccatronica, attiva proprio nel settore dell’automotive. Il ceo evidenzia come iSee sia un prodotto Made in Italy, in quanto ha una tecnologia progettata, sviluppata e prodotta in Italia, che consente al gruppo di mantenere un prezzo più accessibile. «A livello di fatturato, parliamo di una nicchia di mercato, però è una nicchia che ha anche una tematica sociale», specifica Fulchir. E proprio questo prodotto, brevettato in Italia, ora sta per sbarcare negli Stati Uniti, dove la società ha ottenuto l’accettazione alla richiesta di brevetto.

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Il 90% del fatturato di iVision – che nel 2025 si è attestato in crescita a 15,5 milioni - deriva dalle sue produzioni per brand internazionali, il restante 10% dai brand propri, che comprendono iSee, HJ Tech e Henry Jullien, l’occhiale diventato famoso grazie al presidente francese Emmanuel Macron. «Noi abbiamo rilevato questa azienda francese che è fallita tre volte e dopo tre anni di lavoro l’abbiamo portata ad avere questa visibilità, anche grazie alla fortuna, sotto un certo punto di vista – spiega il top manager -. Abbiamo consegnato l’occhiale a Macron nel giugno 2024 e lui lo ha utilizzato nell’evento più importante», al forum economico di Davos, rendendolo «un simbolo».

E «il figlio tecnologico» di Henry Jullien, per usare le parole dell’A.d., è proprio HJ tech, l’occhiale smart collegabile al cellulare tramite bluetooth, progettato e sviluppato in Italia e assemblato all’estero per riuscire a contenere i costi.

Guardando al prossimo futuro, come detto, l’obiettivo è quello di puntare sempre di più sulla tecnologia. «Il mercato globale dell'occhialeria nel 2025 ha registrato -40% di fatturato, quindi una riduzione fortissima, e noi lavorando B2B ne sentiamo gli effetti. Noi abbiamo gestito più o meno un calo tra il 17 e il 18% e siamo riusciti a compensarlo grazie alla crescita dell'elettronica. Siamo una delle poche aziende in occhialeria che non è dovuta ricorrere alla cassa integrazione proprio perché è riuscita a sopportare questo periodo tramite l'innovazione», spiega il ceo.

Ma oltre a tecnologia l’altra parola chiave dell’azienda è «diversificazione». Fulchir spiega come il gruppo sia sempre attento agli sviluppi del mercato: «quello che ci manca, se vogliamo fare parallelismi con altre realtà importanti, è la distribuzione. È un tema che stiamo sempre guardando con attenzione, non abbiamo un'azienda target, non abbiamo un riferimento, ma stiamo guardando in quella direzione perché abbiamo i marchi, abbiamo la produzione, abbiamo tutto; quindi, banalmente la distribuzione potrebbe essere molto interessante per incrementare una parte delle vendite», spiega l’amministratore delegato.

Diversificazione che riguarda anche i settori: con iSee il gruppo è entrato nel settore medicale, «un settore molto interessante e magari possiamo spingere di più in quella direzione – racconta il ceo -, però non precludiamo nessuna potenziale opportunità. Oggi la tecnologia che vogliamo portare avanti è proprio quella che può permetterci di aprire nuove porte, come per esempio quella del settore militare», ma al momento si tratta «solo di dialoghi», evidenzia Fulchir. Anche sul fronte M&A al momento non ci sono dossier sul tavolo: «Siamo molto attenti negli investimenti che facciamo e se cerchiamo investimenti più importanti come M&A strutturati serve anche maggiore finanza, maggiore raccolta, e il problema è che la raccolta non coincide mai con i tempi nei quali devi poi completare un'operazione. Quindi ne stiamo guardando diverse, ma non sono proprio il target specifico», conclude il ceo.

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