Ius soli, Trump: «Siamo l’unico Paese così stupido da garantire la cittadinanza alla nascita»
Il presidente Usa: «La cittadinanza per diritto di nascita era per i figli degli schiavi, non per i miliardari cinesi»
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I punti chiave
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Donald Trump ha partecipato di persona all’udienza della Corte Suprema sul caso che riguarda la cittadinanza per nascita. Nessun presidente in carica aveva mai assistito alle argomentazioni orali della Corte, tanto meno in una controversia che coinvolge direttamente un proprio atto. Dopo aver lasciato l’udienza, Trump ha dichiarato in un post su Truth: «Siamo l’unico paese al mondo così stupido da consentire la cittadinanza per diritto di nascita».
Da parte della Corte Suprema si è visto molto scetticismo nei confronti dell’ordine esecutivo di Trump volto a limitare lo Ius soli. Secondo il New York Times, diversi giudici conservatori hanno duramente contestato l’interpretazione fornita dall’amministrazione in merito alla storia e ai precedenti legati al 14esimo emendamento della Costituzione.
Il caso
Il caso nasce dall’ordine esecutivo firmato il 20 gennaio scorso, con cui Trump ha cercato di limitare la cittadinanza automatica per i bambini nati negli Stati Uniti da genitori privi di status legale permanente o presenti con visti temporanei. Subito il provvedimento è stato bloccato da più tribunali federali, che ne hanno sospeso l’applicazione su scala nazionale ritenendolo in contrasto con la Costituzione. Da qui si è aperta una prima fase giudiziaria che ha portato la questione fino alla Corte Suprema.
I giudici, in particolare, sono intervenuti sull’uso delle cosiddette “universal injunctions”, cioè i blocchi con effetto su tutto il territorio nazionale disposti dai tribunali federali. Con una decisione a maggioranza conservatrice (6-3), la Corte ha limitato la possibilità per i giudici inferiori di applicare questo strumento in modo esteso, senza però entrare nel merito della cittadinanza. Il contenzioso così è stato riaperto e il caso riportato davanti alla Corte, questa volta sulla questione sostanziale.
Il nodo centrale è l’interpretazione della clausola di cittadinanza del XIV Emendamento, ratificato nel 1868. Il testo stabilisce che “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini”. Per oltre un secolo queste parole sono state lette in senso ampio, includendo quasi tutti i nati sul territorio americano. Il precedente decisivo resta la sentenza del 1898 nel caso Wong Kim Ark, che ha riconosciuto la cittadinanza a un uomo nato negli Stati Uniti da genitori stranieri non cittadini e continua a essere considerata il pilastro della lettura estensiva dello ius soli americano.







