Designer emergenti

Its, vive a Trieste il laboratorio globale dei talenti

Lanciato nel 2002, anno dopo anno il concorso convoglia e interpreta l’evoluzione della creatività. Sempre più proposte dalla Cina, ma pochi gli italiani. La fondatrice Franchin: «L’intelligenza artificiale resta strumento, prevale l’artigianalità»

di Chiara Beghelli

4' di lettura

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Trovare talenti e sostenerli le appartiene come una missione, quasi metafisica, da 23 anni. Navigando attraverso cambiamenti dell’industria e crisi mondiali da una città, Trieste, lontana centinaia, a volte migliaia di km, dalle capitali della moda, dal 2002 Barbara Franchin guida con caparbietà e fiducia il progetto Its, che da concorso riservato a designer emergenti è diventato una generosa piattaforma di formazione e si è arricchito dell’Arcademy, il primo museo di moda contemporanea che custodisce, proprio a Trieste, i quasi 15mila portfolio ricevuti nel tempo.

Barbara Franchin insieme a Olivier Saillard

Quest’anno ne sono giunti 870, fra i quali una giuria composta da imprenditori, creativi, accademici, ha scelto i 10 progetti finalisti, ai quali sono andati 10mila euro ognuno per proseguire il loro percorso. Nella hall of fame dei talenti lanciati da Its ci sono Demna (appena nominato direttore creativo di Gucci) e Matthieu Blazy, scelto in dicembre da Chanel, ma anche Nicolas Di Felice, direttore creativo di Courrèges.

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«La selezione è sempre più difficile, perché il livello è sempre più alto – dice Franchin, che nel tempo ha visto evolvere le proposte –. Pur mantenendo la dimensione del sogno, dell’arte, oggi ci sono sempre più elementi di legame con la realtà, progetti che nascono già con un possibile sviluppo commerciale. E c’è un profondo legame con la materia. Certo, si usa l’intelligenza artificiale come supporto, ma la lavorazione, l’artigianalità, è qualcosa a cui i giovani non rinunciano». Sono occorsi mesi, per esempio, a Mijoda Dajomi per realizzare i suoi cappelli di carta cerata raccogli-pioggia; nel progetto di Qianhan Liu è un processo a base d’acqua che consente di fissare sulla pelle le venature del legno; Maximilian Raynor (che si è aggiudicato anche il riconoscimento speciale della giuria) ha lavorato dei mega crochet, Macy Grimshaw la carta come fosse tessuto. A far fiorire la formazione tecnica e artistica dei talenti sono anche i sostenitori del concorso, che aprono le porte delle loro manifatture e centri creativi, da Otb a EssilorLuxottica, ma anche visite a musei, partecipazione a mostre negli spazi della Fondazione Sozzani, tour fra le aziende tessili più sostenibili d’Italia come quello organizzato dall’agenzia Wrad di Matteo Ward.

I finalisti di Its Contest 2025 insieme alla giuria

«Abbiamo riscontrato un’altra evoluzione - nota Franchin -: l’era del designer star, che crea in una torre d’avorio, è finita. Si preferisce essere parte di una comunità, agendo dall’interno per rendere l’industria più “condivisa”». Lo hanno ben dichiarato anche gli stessi giovani designer, che al termine della serata di premiazione hanno voluto condividere un “loro” manifesto: «Sono finiti i tempi degli dei e dei re. Basta con queste giostre, ne abbiamo abbastanza degli annunci. Migliaia di mani hanno propdotto tutto quetso, non una singola scintilla di una lampadina geniale (...). Occorre un villaggio, una città, un telaio, un nodo, un taglio, un disegno, un ricamo, servono molti, non i pochi. Sono passati i tempi dei realizzatori invisibili»

Anche la geografia delle provenienze dei talenti è eloquente e sempre più multipolare: quest’anno ben cinque designer su 10 provengono dalla Cina. Fra loro c’è Zhuen Cai, che propone una collezione ispirata alle geometrie tradizionali dello Yuyuan Garden di Shanghai e per tingere i tessuti ha usato un’antica tecnica a base di cachi: «È una nuova elaborazione, puramente orientale, dove di Occidente non c’è traccia. E lui viene a una scuola di cui finora non avevamo sentito parlare - prosegue Franchin -. In Cina il livello di formazione si sta alzando, anche se lentamente e senza fragori, e stiamo iniziando a ricevere proposte dall’Africa. La loro qualità non è ancora eccelsa, ma sta migliorando, anno dopo anno».

Creazione di Mijoda Dajomi

A proposito di geografie della formazione, colpisce il fatto che i finalisti italiani, in questi 23 anni di Its, siano stati relativamente pochi: «Trovo che in Italia ci sia un problema di formazione: le scuole a volte preferiscono accogliere più studenti possibile che lavorare sulla selezione e investire nei veri talenti, che così si disperdono. Nel Regno Unito e in Usa è diverso». Certamente anche il numero di concorsi per emergenti è lievitato dal 2002, a partire dal lancio dell’Lvmh Prize for Young Fashion Designers nel 2013: «Credo che la nostra peculiarità sia che non diamo loro solo soldi, ma li sosteniamo con grande partecipazione e li seguiamo negli anni. È questo a fare la differenza».

L’incrollabile sostegno a queste giovani promesse avrà a breve anche una inedita eco internazionale, poiché alcune delle creazioni del grande archivio di Its saranno presentate con una speciale sfilata organizzata nel padiglione italiano dell’Expo di Osaka, che si aprirà il prossimo 13 aprile, nell’ambito del programma dedicato al Friuli Venezia Giulia. Un evento fortemente voluto anche dalle istiuzioni che a loro volta sostengono il prigeto di Its: «Its merita tutto questo - dice Lucia Borgonzoni, sottosegretario al Ministero della Cultura, intervenuta a Trieste -. Stiamo pensando a anche ad altri progetti da sviluppare insieme, come quello, finanziato con 130mila euro, per formare designer di costumi per cinema e teatro e che sarà condotto con Cinecittà. Il supporto alle imprese culturali e creative è crucial, abbiamo destinato un primo fondo di 3 milioni nell’ambito della legge sul Made in Italy, è un primo passo ma molto rilevante».

Via CAssa di risparmio, Trieste. L'allestimento dei totem del m,useo della moda con le foto di Massimo Gardone.

E mentre si stanno cercando anche nuovi e più ampi spazi per ospitare il ricchissimo patrimonio di Its Arcademy, negli spazi del museo e nelle vie adiacenti sono allestite la nuove mostre che interpretano anche lo spirito di frontiera insito nella città e nella regione, come il 2025 di Nova Gorica-Gorizia come Capitale Europea della Cultura Transfrontaliera: in “Fashionlands - Clothes Beyond Borders”, a cura dello storico francese Olivier Saillard e del filosofo Emanuele Coccia, sono esposte e raccontate le creazioni di 23 designer del grande archivio di Its, mentre in “Borderless” sono riunite le opere dei dieci designer selezionati da ITS Contest 2025, che saranno esposte per 10 mesi.

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