Così come l'impegno è di liberare il Paese dai vincoli che, da troppo tempo, lo stanno soffocando. Nelle settimane scorse abbiamo lanciato sul giornale un nuovo spazio, chiamato “Imprese sotto tiro”, che accende i riflettori su norme, regole e comportamenti che ostacolano la creazione del valore. Non abbiamo avuto difficoltà a trovare gli argomenti di cui occuparci.
Ma l'impressione è di parlare al vento mentre sarebbero opportuni interventi tempestivi che, per esempio, spazzassero via con metodo e determinazione inesorabile la burocrazia, le lentezze, le ottuse incapacità di cui tutti abbiamo le scatole piene.
I tre giorni d'incontri, che hanno avuto protagonisti istituzionali al massimo livello come cinque ministri e il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, hanno dato voce all'impresa, privata e pubblica, che rappresenta l'asse portante del Paese. E sono stati anche per noi del Sole 24 Ore, di Radio 24 e dell'agenzia di stampa Radiocor, ricchi di spunti per il nostro lavoro, presente e futuro.
Sono battaglie che vanno vinte, come la richiesta del presidente Coldiretti, Ettore Prandini, di «un progetto che possa portare l'agricoltura italiana a recuperare il terreno perso per il Covid ed essere in prima fila nel mondo puntando sulla banda larga in ogni angolo d'Italia e sul meglio offerto dalla tecnologia».
Ma rimangono agli atti anche le parole di Paolo Barilla (sulla necessità «di coniugare tradizione e innovazione»), di Diego Della Valle, presidente del gruppo Tod's («l'imperativo categorico del fare impresa dev'essere la digitalizzazione»), dell'amministratore delegato dell'Enel, Francesco Starace («servono nuove regole, anche europee, per ridare impulso allo sviluppo delle energie rinnovabili»).